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martedì 20 agosto 2013

A non parlare con gli anziani ci si perde una visione speciale del mondo

Gli anziani, c’è gente che li evita perché li ritiene noiosi: hanno ricordi di cose che più nessuno conosce e vogliono condividere queste memorie che fanno parte del proprio passato, del patrimonio che si portano dietro. Qualcuno si stufa a sentirli parlare con lentezza, raccontano queste storie di vita e alcune volte non gli vengono le parole, perdono il filo…
Altri li evitano perché vedono nella loro pelle, nelle loro macchie sulle mani, nel camminare incerto lo specchio di ciò che è destinata a diventare.
Ma a non parlarci, con gli anziani, si perde sempre qualcosa di speciale.
Ogni anziano ha una storia da raccontare a chi è disposto ad incontrarlo, ad ascoltarlo.
Il racconto di sé esprime pensieri e sentimenti di una persona, il suo modo di essere, di intendere la vita, anche quando sembra smarrita.
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Parliamo sempre di bambini in questo blog, ma parliamo troppo poco dei nonni. Una figura importantissima nella vita dei bambini, li accompagnano nella crescita, tanto quanto i genitori, con una modalità totalmente differente ovviamente, il ruolo del genitore è unico, come del resto quello del nonno.
Tantissimi genitori si appoggiano alla disponibilità dei nonni durante la giornata, soprattutto quando le scuole sono chiuse ma le ferie sono lontane.
Oggi abbiamo voluto dedicare questo posti ai nonni e donare loro un piccolo spazio, troppo piccolo per il merito che invece gli spetterebbe. Se siete a portata di mano, andate a dargli un abbraccio e fatevi raccontare una storia, ne avranno sicuramente una affascinante pronta per voi!

lunedì 18 marzo 2013

Ragazzi e tecnologie: scuola e nonni

Torniamo sull'argomento ragazzi e nuove tecnologie. Tema a noi caro e molto attuale in questo periodo in cui sempre più i nuovi media digitali stanno facendo capolino nella vita di tutti i giorni.



Vogliamo proporvi due articoli che trattano l'argomento in questione. 

Il primo è un Vademecum per ragazzi, e per i loro genitori.
L'autore infatti, riprendendo un articolo del Corriere della Sera, denuncia la situazione attuale che vede i ragazzi costantemente accompagnati nei piccoli gesti quotidiani da queste "tecnologie che distraggono ": se usate in maniera poco matura e consapevole possono «trasformare la realtà in un insieme confuso di frammenti, difficili da ricordare e, soprattutto, da rielaborare.»  L'articolo prosegue affermando che 40 professori italiani hanno notato un cambiamento rapido delle capacità di analisi e di apprendimento dei loro studenti, una regressione secondo loro «imputabile all'uso sfrenato dei nuovi strumenti di comunicazione che rischia di addormentare le capacità di ragionamento e memoria». 
Viene quindi proposto una serie di regole utili per non farsi sopraffare da questi mezzi moderni di socializzazione e rischiare di perdersi le cose che la vita quotidiana offre. 

Il secondo articolo, Corriere della Sera - E.Segantini - 1 Marzo 2013, fa presente che, con l'avvento nei nuovi media e di internet come fonte di sapere, i ragazzi chiedono sempre meno aiuto ai nonni, ai genitori e alla scuola per avere informazioni e risolvere dubbi di qualsiasi genere, dal come si attacca un bottone a chi ha vinto la guerra fredda. 
« I ragazzi tendono a padroneggiare completamente un alfabeto che non solo gli anziani, ma spesso neppure i genitori e la scuola sanno usare in modo evoluto. È vero, non si può ridurre tutto a tecnica, computer e smartphone: ma se non parli quella lingua non puoi dialogare con loro. Il rischio è che si ribalti definitivamente l'asimmetria sulla quale si basa la relazione educativa: un anziano che insegna, un giovane che impara. Ma il rischio più grande è quello di perdere credibilità agli occhi dei nipoti, che pure continuano a riconoscere loro la nobile funzione di raccontatori di storie, di cui i bambini sono avidi, e in cui per ora gli anziani sono insostituibili».

Un articolo con cui non sono così d'accordo. Si, possiamo dire che i ragazzi chiedono sempre meno e che sicuramente le risposte sono più immediate di prima: se ho bisogno di sapere dov'è una città, ci metto un secondo con Google, Wikipedia o qualunque altro motore di ricerca, e questo vale per ogni dubbio abbiamo.
Ma da qui a dire che i nonni perdono credibilità agli occhi dei ragazzi ce ne passa di strada! Stiamo dicendo che i ragazzi sono incapaci di capire che non sono i nonni che si sono "rincretiniti" e non sanno più le cose, ma che è la società che si è evoluta e sta globalizzandosi sempre più, che sono le informazioni che girano ormai con una velocità incredibile e colpiscono con un raggio di azione quasi mondiale.
Ritengo che i nipoti sappiano che i loro nonni sono una fonte di sapere imprescindibile, per le cose che riguardano la loro vita personale, la storia che hanno vissuto, e come dice l'autore sono "raccontatori". Ma sono davvero contraria all'affermazione conclusiva dell'autore «Se vogliono restare centrali, i nonni devono darsi molto, molto da fare.». 

E voi cosa ne pensate?