lunedì 25 marzo 2013

Colin Powell: i giovani e la struttura

Come si possono aiutare i giovani ad avere un buon inizio? 
In questo discorso toccante e personale, Colin Powell, ex Segretario di Stato, chiede a genitori, amici e parenti di sostenere i bambini ancora prima che vadano alle elementari, attraverso la comunità e un forte senso di responsabilità.




Quando inizia il processo dell'apprendimento? Inizia in prima elementare? No, inizia la prima volta in cui un bambino, fra le braccia della madre, la guarda in faccia e dice, "Oh, questa dev'essere mia madre. Lei è quella che mi dà da mangiare. Eh si, quando non mi sento tanto bene lei si prende cura di me. É la sua lingua che imparerò". E in quel momento i bambini escludono tutte le altre lingue che potrebbero imparare a quell'età, per un bambino di tre mesi, lei è così. E se la persona che lo fa, che sia la madre o la nonna, chiunque lo faccia, e proprio lì che il processo dell'istruzione ha inizio, è proprio lì che il linguaggio ha inizio, è proprio lì che l'amore ha inizio, è proprio lì che la struttura ha inizio, è quello il momento in cui si inizia ad imprimere al bambino l'idea che "tu sei speciale, sei diverso da ogni altro bambino al mondo"

A questo link trovate la versione sottotitolata in italiano per leggere il discorso completo.


sabato 23 marzo 2013

Figli perfetti, differenze che fanno crescere, rapporto con i figli. Spunti di riflessione.


Tre brevi articolo tratti da un sito molto interessante e ricco di spunti, comunicareinfamiglia.com.
Il sito è composto di varie pagine, che trattano diversi argomenti utili alle famiglie, alle coppie, ai genitori. La comunicazione è in tema dominante ma non solo. 
Buona lettura!


"Tu vuoi un figlio perfetto!", risponde il figlio al genitore che gli rimprovera gli scarsi risultati scolastici. A questo punto la mamma può avvertire il dubbio di aver esagerato, mentre il figlio sa benissimo che si sta impegnando poco. “Forse non lo seguo abbastanza, non lo capisco, non lo aiuto come avrebbe bisogno", si tormenta la mamma. “Mio figlio non si sente amato da me”: sentimento insopportabile per una madre.
Allora lei si prodiga in ragionamenti e spiegazioni per “giustificarsi” (ma non ce n’è nessun motivo). “Anche se ti sgrido, ti voglio sempre bene! Anzi, è proprio per il tuo bene che ti dico queste cose. Se non ti correggessi, avresti il diritto di pensare che non m'interesso di te”. E avanti di questo passo.
E il figlio continua a fare l'incompreso, cercando di mettere alla prova la mamma.
Invece no. Bisogna tenere ferme le proprie posizioni, quando si è accertato che il problema esiste. Se di fatto il rendimento scolastico è scadente e in casa si vede che il figlio studia molto poco, i richiami ci devono essere, eccome! I ragazzi aspettano proprio questo dagli adulti (anche se non lo dicono e se non se ne rendono conto): obiettività, parole chiare, fermezza sulle responsabilità.
Fonte: O. Poli, Famiglia Cristiana n. 10/2013


“USCIAMOINSIEME?”, “SÌ ! VOLENTIERI !” (COSI' PARLIAMO)

In pizzeria, in auto per un giro senza scopo di acquisti o commissioni varie, una passeggiata, ed ecco che la conversazione sboccia. I ragazzi sono di buon umore e cominciano a chiacchierare magari chiassosamente: non zittiamoli, siamo fuori casa anche per facilitare la comunicazione…!

Perché capita? Perché cambia il contesto. Siamo sensibili agli stimoli esterni. Gli stimoli della casa in cui viviamo li conosciamo, e reagiamo quasi automaticamente. Cambia il contesto, cambiano gli stimoli: altra gente, profumi, viste diverse, persone con cui interagiamo. Questi elementi possono facilitare la comunicazione. Quello che non avremmo forse mai detto a casa, ecco che salta fuori improvvisamente al ristorante o per strada o al supermercato.


LUI E LEI: W LE DIFFERENZE!

Anziché investire energie nel cercare di convincere il coniuge che “sarebbe meglio se tu…”, investiamole nel valorizzare le diversità dell’altro e dimostrargli sostegno.

Uno è veloce e efficiente e l’altra se la prende con calma, una parla molto, l’altro è un buon ascoltatore, uno è riflessivo, l’altra è immediata e spontanea. Proviamo a vedere i vantaggi di queste caratteristiche. Bruno è preciso? Organizzerà bene l’accompagnamento e il prelievo dei bambini a scuola e alle altre attività. Marina è creativa? Preparerà belle sorprese, terrà buoni i bambini a casa con la sua inventiva, la sua improvvisazione, e i bambini con lei saranno contenti e faranno quello che devono. 


venerdì 22 marzo 2013

Gli scacchi come disciplina scolastica: intervista al Prof.Francesco Carvelli

Abbiamo intervistato il Professor Francesco Carvelli, 65 anni, dal 30 maggio 1998 iscritto all’albo degli Istruttori Federali di Scacchi.

Il professor Carvelli, nei primi anni 90, matura la decisione di portare gli scacchi nella scuola dell’obbligo del comune di Cesano Boscone, dove insegnava, dopo aver studiato a fondo gli obiettivi didattici della scuola stessa e la perfetta compatibilità di questi con le capacità acquisite mediante l'attività scacchistica.   
Inizialmente i corsi furono affidati ad un maestro di scacchi che aveva una buona preparazione tecnica ed agonistica, ma nessuna esperienza didattica a livello di adolescenti. Questo fatto portò risultati assai deludenti: i ragazzi si iscrivevano in cento e dopo tre lezioni si presentavano in dieci. 

Studiando quanto si faceva nelle scuole fuori dall’Italia, decide di assumersi in prima persona la responsabilità di portare avanti la didattica degli scacchi. I risultati furono subito buoni: quattro finali nazionali, molte finali regionali e soprattutto la constatazione che l’esperimento migliorava le capacità logiche e caratteriali degli allievi in accordo con gli obiettivi della scuola. 
Con gli anni l’esperienza didattica si è affinata portando ad una differenziazione dei programmi per fasce di età, per genere, interessi e capacità particolari.

Anche gli strumenti si sono evoluti: dalla vecchia e gloriosa scacchiera magnetica si è passati al proiettore collegato al computer, dal manuale della federazione con tante parole e pochi diagrammi si è passati a “CHESS TUTOR” e “PERSONAL CHESS TRAINER” con migliaia di diagrammi e pochissime parole, dalla didattica frontale alla didattica interattiva, e così via.

Un altro strumento molto utile per la crescita dell’attività scacchistica giovanile è stata l’istituzione di tornei aperti a tutti i ragazzi della provincia e fuori. Il professor Carvelli organizza tali tornei da oltre venti anni. Da due anni si sta dedicando solo alle scuole FAES. I tornei mensili interscolastici che si disputano presso la nostra scuola sono sempre molto frequentati e hanno raggiunto un soddisfacente livello tecnico, peraltro in continua crescita, come dimostrano gli ottimi risultati conseguiti dalle rappresentative di Argonne e Monforte al campionato provinciale per scuole svoltosi a Cormano il 6 e 7 marzo.

In che modo la disciplina degli scacchi si inserisce nella didattica scolastica?
Le caratteristiche mentali che vengono maggiormente potenziate dalla pratica degli scacchi nelle scuole dell'obbligo sono: memoria, concentrazione lunga, pensiero creativo, problem solving, analisi e sintesi. Dal punto di vista formativo vengono sviluppati il rispetto dell'avversario, la valorizzazione del confronto, la valorizzazione dell'equipe nell'analisi di un problema.

Per rimediare all'eccessiva brevità dei moduli di insegnamento usiamo il computer collegato ad un proiettore per le spiegazioni, le verifiche e i tornei. Le spiegazioni durano circa dieci minuti e sono seguite immediatamente dalla verifica corrispondente. I risultati delle verifiche sono registrati su una tabella che permette agli alunni di verificare in tempo reale i propri progressi. Gli argomenti e gli esercizi sono graduati in modo da permettere a tutti gli alunni di salire di livello in modo semplice. Agli alunni è richiesto solo un po' d'attenzione:il metodo didattico  è basato sullo sviluppo della memoria mediante la ripetizione di figure simili. 

Ci sono differenze nell'approccio con gli scacchi tra i maschi e le femmine?
Nelle prime classi delle elementari le bambine sono molto più attente dei maschi durante le spiegazioni, inoltre hanno un rendimento parecchio più alto nella soluzione degli esercizi proposti. I maschi, al contrario, preferiscono giocare subito e si divertono molto di più durante le verifiche che non durante la presentazione dei concetti.I maschi arrivano prima delle bambine a ottenere buoni risultati nei tornei, ma le bambine giocano partite più corrette dal punto di vista teorico.
Le differenze diventano meno evidenti dopo la quarta elementare, anche se le ragazze continuano a essere più ortodosse nella conduzione delle partite.

Quanto tempo della settimana scolastica dedicate a questo "sport"?
Nella scuola Monforte dedichiamo agli scacchi due moduli orari per settimana (OTTIMO!), ma solo per metà anno scolastico. In Argonne invece i corsi durano tutto l'anno (OTTIMO!), ma solo per un modulo settimanale. 

I ragazzi partecipano unicamente a sfide all'interno della scuola o si misurano anche in incontri extrascolastici?
I tornei mensili aperti a tutte le scuole di Milano integrano il lavoro scolastico e fanno fare un salto di qualità agli alunni che li frequentano.
Nella scuola FAES gli scacchi sono una disciplina rivolta a tutti come musica, educazione fisica, matematica ecc. Nelle altre scuole un gruppo ristretto di alunni sceglie di seguire l'attività scacchistica con finalità prevalentemente agonistiche. Nelle altre scuole, quindi l'attività è diretta ad un target di eccellenza. Da noi è il contrario perché il bambino meno portato ci dice che siamo lì per lui. 
Comunque anche sul piano agonistico abbiamo ottenuto ottimi risultati a livello regionale e nazionale.


mercoledì 20 marzo 2013

Claudio Risè ci spiega perchè single sex è meglio

Un bellissimo articolo di Claudio Risè, psicopterapueta iscritto all'Albo degli Psicologi della Lombardia, scrittore, giornalista e professore, che ci offre ulteriori motivazione a favore delle scuole single sex!
Parla da solo, e noi che crediamo nei principi delle nostre scuole, non possiamo che sottoscrivere!


"Genitori, insegnanti, opinionisti, tutti in Italia e altrove sono preoccupati per i ragazzi. Vanno male a scuola, non stanno attenti, sono scarsamente interessati a quasi tutto. Insomma un disastro. E’ tutto (New York Times compreso) un chiedersi come mai questo accade, e un accettare scommesse sulla prossima estinzione del maschio. Qual è dunque la realtà?
Cominciamo col dire che è tutto vero: i maschi (e non solo i ragazzi), sono in un mare di guai. Quali le cause, per i più giovani?
Cominciamo dalla scuola, dove la questione è ben visibile, con le ragazzine studiosette e i maschi disperati. Come mai? Beh, l’attuale impostazione didattica, preoccupata dall’eguaglianza, ha dimenticato che i maschi e le femmine, dai 13 anni ai 18, sono completamente diversi. Per esempio (non è cosa da poco) le ragazzine sono già quasi perfettamente a posto con lo sviluppo. Mentre i maschi stanno appena cominciando a capire come sopravvivere ai bombardamenti ormonali che da lì alla maggiore età assorbiranno gran parte delle loro energie e della loro attenzione, anche se cercheranno di non farlo capire.
E’ sempre stato così: è vero. Ma fino a pochi decenni fa le classi erano diverse per i maschi e le femmine, con insegnanti diversi, a seconda del sesso e della loro sensibilità. C’erano insegnanti che si trovavano meglio coi ragazzi ed altri con le femmine, e le scuole venivano organizzate anche tenendo conto di questo, che non è una “discriminazione”, ma un aspetto del carattere e della personalità.
Insegnare ai ragazzi, richiede un maggior interesse allo sport, al movimento, al parlarne e cercare di farlo; così come insegnare e stare con le ragazze trae vantaggio da una maggior attenzione ai temi sentimentali.
Malgrado l’enorme sforzo di spianamento fatto negli ultimi quarant’anni i due sessi rimangono biologicamente e psicologicamente diversi, soprattutto in quel cruciale periodo di formazione.
Per funzionare coi ragazzi devi fargli capire il lato avventuroso del sapere, e movimentare lo stare a scuola. Non facile, per un corpo insegnante ormai quasi completamente femminilizzato, e con l’ossessione dei “moduli” di insegnamento uguali per tutti.
Molti ragazzi riescono comunque: ma fanno sudare sette camicie le povere insegnanti, e sbuffare la compagne che devono rallentare per “colpa” loro. Molti altri, però, entrano nel tritacarne dei brutti voti, debiti e bocciature, e non sempre riescono poi a “rientrare” nei processi formativi e produttivi. E’ per questo che molti paesi sono rimasti in buona parte con classi separate (come l’Inghilterra), ed altri discutono se non tornarci, come gli Stati Uniti dove l’idea è già stata testata, con l’approvazione di Hillary Clinton.
Il problema non è però, almeno per ora, di ripristinare classi separate per maschi e femmine, quanto quello di accettare che l’educazione di massa “unisex” per maschi e femmine non funziona perché i due sessi sono diversissimi tra loro soprattutto nei due “settenni”, dai 7 ai 21anni.
E’ necessario che ognuno dei due sia seguito con empatia per le caratteristiche psicologiche del proprio sesso.
Il problema del resto non riguarda solo i maschi. Lo sa bene l’analista quando si trova ad aiutare donne non più ragazzine che scoprono di dover recuperare un “femminile” ancora sconosciuto, perché cresciute come se la “differenza” fosse un puro dato biologico, e non anche affettivo, simbolico, ed anche cognitivo.
Non c’è alcun dubbio che maschi e femmine siano uguali nella dignità umana, nei diritti e nei doveri. Adesso però cerchiamo di ricordare dove sono diversi. O saranno guai per tutti."

lunedì 18 marzo 2013

La mani calde che rinserrano il cuore per dare senso e speranza


Lo so, è un post lungo, una intervista che va decantata: ne vale la pena, fidatevi. Leggete anche a tratti, ma arrivate in fondo. 





Era tanto tempo che non piangevo leggendo un libro. Forse dai tempi de Il Signore degli Anelli, e non per rabbia o dolore, ma per la gioia. Che questo pianto è quello più profondo e sereno, legato direttamente al senso e alla speranza. È quel pianto che sgorga dall’illuminazione che ti regala una immagine, una musica, una parola. E di parole capaci di donare questa felicità il libro Mani Calde di Giovanna Zucca ne contiene tante. Perché dipinge le occasioni della vita, quel bene che è nascosto ma sempre presente e che il dolore sa rivelare.
È un libro che svela, che costringe ad affrontare se stessi, che ti proietta e ti rinserra, che scalda e congela, ma senza raggelare, perché alla fine ne esci come rinvigorito. Oso dire purificato.
È Davide, un bambino in coma, che costituisce voce e filo narranti di questa vicenda che scuote tanto i personaggi che intorno al bimbo compaiono e da lui attingono senso, quanto i lettori. Che ci si confronta con le piccole enormi tragedie della vita, quell’attimo che può spezzare il filo o ritessere la trama, che ti fa cambiare o continuare ma con una consapevolezza che non immaginavi. Senza lieti fini sdruciti e stucchevoli, senza pendii rosati con ultime inquadrature da principesse disneyane, il libro ti lascia lì  chiederti che cosa accadrà adesso, e quando questo succede vuol dire che ti ha scavato dentro, si è annidato per donarti un ricordo che non andrà via facilmente.

Ma chi è l’autrice’ Chi è Giovanna Zucca che di mestiere fa tutt’altro? Lasciamo che sia lei a presentarsi:
Strumentista di sala operatoria all'ospedale Ca' Foncelli di Treviso, continuo l'attivita universitaria presso il dipartimento di filosofia di Venezia Ca' Foscari come membro del CISE centro interuniversitario di studi sull'etica. Ho da poco tenuto un seminario sul tema " Il volto di Dio" fatto di testo musica e immagini molto apprezzato.

Infermiera, filosofa e scrittrice: qual è il collegamento?
Da lontano.Ventenne amavo sia l'idea di diventare una strumentista di sala operatoria ( complice una serie televisiva che andava in quei lontani anni 80, dove c'era un chirurgo di nome Gonzo che viveva in una roulotte dsavanti all'ospedale, e un'infermiera di sala operatoria dagli occhi meravigliosamente azzurri che facevano capolino dalla mascherina.Tutto ciò molto romantico, mi spinse a chiedere informazioni su come si arrivava a fare la strumentista.Amavo anche la filosofia.Tentai il concorso per la scuola di infermiera, lo vinsi e iniziai il mio percorso dicendo a me stessa che la laurea in filosofia l'avrei presa in seguito.Cosi è stato.Vivo sospesa tra tecnica e metafisica e ci sto benissimo.

Da dove nasce l’idea di Mani Calde (qui la simpatica pagina su Facebook)?
Dagli anni di lavoro in sala operatoria di neurochirurgia.Dove osano gli Dei.Ho amato moltisimo la neurochirurgia, un giorno giravo per Treviso in cerca di un parcheggio-Era una domenica di novembre, la prima con i negozi aperti.La mia amica di compere Roberta mi attendeva per un giro delle vetrine.Improvvisamente lo vidi a fianco a me.Carino, fossette sulle guance e dentoni a paletta.Stava in macchina con me.Aveva delle scarpe da ginnastica di quelle con le lucine quando si cammina.Mi osservava indicandomi col dito i pochi posti vuoti dove infilare la mia macchina.Ehh dai tanto questa sta dappertutto....mi disse.Feci due volte il giro della circonvallazione esterna della città.Poi corsi a casa a mi misi a scrivere.Per venti giorni Davide non mi ha lasciata.Roberta ancora mi rinfaccia quel paccone di quasi due anni fa.....

Dal libro emergono alcuni messaggi molto forti in merito ad alcuni temi… “caldi”. In coda al pezzo riporto alcune citazioni che ritengo belle ed illuminanti, ora mi farebbe piacere che tu ci aiutassi a comprendere meglio il tuo parere a proposito di
- paternità
Come dice quel gran filosofo di Davide, fare il padre è facile.Cosa dice in fondo? Che se porti le cose pesanti, insegni a nuotare, consoli quando le cose vanno male a calcio allora fai il padre.Non servono grandi soloni, a pontificare dall'alto di cattedre imponenti, su cos'è la paternità.Basterebbe ascoltare i bambini per capire cosa è per loro un padre.Davide ha un padre-padre.Magari non è perfetto, ma è quello che lo porta a vedere la partita dell'inter e nasconde alla mamma la macchia sul muro.Il cafone ha avuto un padre-nonpadre. Invisibile.

- famiglia
Che senza una famiglia non andiamo lontano.Bozzi è la dimostrazione che le ferite dei non amati non si rimarginano mai.


- amore coniugale
L'amore tra Paolo e Giulia è consapevole, voluto,difeso.L'amore non è un regalo, è fatica, impegno, sacrificio.Troppo facile fare le valige la prima volta che si lascia il dentifricio aperto o non si porta fuori la spazzatura, l'amore è comprensione ma soprattutto volontà.Volontà forte di amare.Amare quella persona.

È  il dolore, anzi la sofferenza, che getta luce sulla vita, sulle vite dei protagonisti: è così?
Il dolore sì.Un dolore che li fa rendere pienamente consapevoli di quanto fosse felice la loro vita.Una vita piena di difetti,vizi,monotona forse, ma...meravigliosamente felice.Un dolore che riposiziona al giusto livello la gerarchia delle priorità, e che fa vergognare Paolo per esempio del troppo peso dato a una promozione.
il dolore, la paura, generano amore mai disperazione: è solo letteratura o anche vita?
E'  soprattutto vita. Io ho potuto scrivere questa storia perche 20 anni di lavoro in sala operatoria, per lo più in settori di area molto critica, mi hanno convinta che dolore e paura generano disperazione, ma la disperazione se condivisa con chi si ama genera amore.La disperazione resta tale se chi la prova resta solo.

La fede si intravvede sullo sfondo: che ruolo ha nel libro e nella vita dell’uomo.
Filosoficamente parlando, il senso dell'oltre nasce con l'uomo.E' costitutivo dell'essere.Se pensiamo alla caverna di Chauvet, in prossimità della fine della prima glaciazione, 32.000 anni fa, in quella caverna si riunivano i nostri antenati a tendere la forza verso il trascendente.Il sapiens, capace di trasformare il mondo a sua immagine a somiglianza era già adulto all'alba della nostra modernità proprio a causa di quella religiosità così fortemente aderente allo spirito, alla totalità dell'essere. Osservando per la prima volta i disegni della grotta, ho provato una forte comunanza con quegli uomini, come se fossero di un passato che si chiama ieri,ho compreso davvero che il senso del sacro, la speranza del futuro nell'ardore religioso del presente sono costitutivi del nostro essere uomini e donne. E sono sempre più convinta che senza il pensiero di un ente perfetto che ci trascende, all'umanità salta il ventre.

Ci sarà un seguito alla vicenda di Davide?
C'è già pronta la seconda parte di Mani calde, che vede protagonista il dott.Bozzi, dopo l'incontro con Davide.Che ne sarà di lui? Ci saranno Bozzi, il dott. Mari e Patty Pop.E' la vicenda drammatica ma molto umana di un uomo piegato dalla sventura che tuttavia riesce a risollevarsi grazie alla presenza nella sua vita di persone che nonostante tutto lo amano. Non ci sarà Davide.
Verrà pubblicato dopo il mio prossimo romanzo, che uscirà a settembre e  avrà come protagonista la grande Jane Austen.Jane Austen donna,innamorata,ammalata,folle di passione....non ho ancora il titolo ci penso questi giorni.Spero che la Fazi faccia uscire subito dopo la seconda parte di Mani calde. Ormai me lo chiedono in molti.

Giovanna  è molto presente su youtube grazie alle attività che svolge per le scuole con entusiasmo. Ecco qui qualche segnalazione:


Ecco gli estratti sopra anticipati che vale la pena leggere
Che cosa vuol dire fare il papà
Allora gli dico che fare il padre è facile. Un papà aggiusta i giocattoli quando si rompono, mette a posto la pista delle macchinine quando non hai voglia, ti insegna ad andare in bici senza rotelle e porta le cose pesanti tipo l’acqua dal garage in cucina, o sposta i mobili per cercare la pallina che è caduta dietro. Poi un papà ti dice che sei bravo anche quando a calcio hai fatto perdere tutta la squadra e dice a mamma che la macchia sul muro c’era già da prima, mentre non è vero, e ti dice che non importa se non hai preso dieci

Ah, che cossé l'amor?
"Papà, papà, sono innamorato", di Guendalina o Matilde o Emma, che tutte così si chiamano le bambine oggi… e io e sua madre lo guarderemo e, sentendoci molto saggi, gli diremo che quello non è l’amore, è una cosa bellissima ma non è l’amore, è un fuoco che divampa e fa essere molto felici o molto disperati, e tutti abbiamo provato quell’ebbrezza che ti manda sulle montagne russe e ti sconvolge la vita. Ma l’amore è altro. È la certezza che puoi contare sulla persona che hai accanto. È la certezza che quella persona la sceglieresti lo stesso a distanza di anni, quando hai visto il meglio e il peggio di lei. È il fatto che la persona che ami tira fuori il meglio di te.

Ragazzi e tecnologie: scuola e nonni

Torniamo sull'argomento ragazzi e nuove tecnologie. Tema a noi caro e molto attuale in questo periodo in cui sempre più i nuovi media digitali stanno facendo capolino nella vita di tutti i giorni.



Vogliamo proporvi due articoli che trattano l'argomento in questione. 

Il primo è un Vademecum per ragazzi, e per i loro genitori.
L'autore infatti, riprendendo un articolo del Corriere della Sera, denuncia la situazione attuale che vede i ragazzi costantemente accompagnati nei piccoli gesti quotidiani da queste "tecnologie che distraggono ": se usate in maniera poco matura e consapevole possono «trasformare la realtà in un insieme confuso di frammenti, difficili da ricordare e, soprattutto, da rielaborare.»  L'articolo prosegue affermando che 40 professori italiani hanno notato un cambiamento rapido delle capacità di analisi e di apprendimento dei loro studenti, una regressione secondo loro «imputabile all'uso sfrenato dei nuovi strumenti di comunicazione che rischia di addormentare le capacità di ragionamento e memoria». 
Viene quindi proposto una serie di regole utili per non farsi sopraffare da questi mezzi moderni di socializzazione e rischiare di perdersi le cose che la vita quotidiana offre. 

Il secondo articolo, Corriere della Sera - E.Segantini - 1 Marzo 2013, fa presente che, con l'avvento nei nuovi media e di internet come fonte di sapere, i ragazzi chiedono sempre meno aiuto ai nonni, ai genitori e alla scuola per avere informazioni e risolvere dubbi di qualsiasi genere, dal come si attacca un bottone a chi ha vinto la guerra fredda. 
« I ragazzi tendono a padroneggiare completamente un alfabeto che non solo gli anziani, ma spesso neppure i genitori e la scuola sanno usare in modo evoluto. È vero, non si può ridurre tutto a tecnica, computer e smartphone: ma se non parli quella lingua non puoi dialogare con loro. Il rischio è che si ribalti definitivamente l'asimmetria sulla quale si basa la relazione educativa: un anziano che insegna, un giovane che impara. Ma il rischio più grande è quello di perdere credibilità agli occhi dei nipoti, che pure continuano a riconoscere loro la nobile funzione di raccontatori di storie, di cui i bambini sono avidi, e in cui per ora gli anziani sono insostituibili».

Un articolo con cui non sono così d'accordo. Si, possiamo dire che i ragazzi chiedono sempre meno e che sicuramente le risposte sono più immediate di prima: se ho bisogno di sapere dov'è una città, ci metto un secondo con Google, Wikipedia o qualunque altro motore di ricerca, e questo vale per ogni dubbio abbiamo.
Ma da qui a dire che i nonni perdono credibilità agli occhi dei ragazzi ce ne passa di strada! Stiamo dicendo che i ragazzi sono incapaci di capire che non sono i nonni che si sono "rincretiniti" e non sanno più le cose, ma che è la società che si è evoluta e sta globalizzandosi sempre più, che sono le informazioni che girano ormai con una velocità incredibile e colpiscono con un raggio di azione quasi mondiale.
Ritengo che i nipoti sappiano che i loro nonni sono una fonte di sapere imprescindibile, per le cose che riguardano la loro vita personale, la storia che hanno vissuto, e come dice l'autore sono "raccontatori". Ma sono davvero contraria all'affermazione conclusiva dell'autore «Se vogliono restare centrali, i nonni devono darsi molto, molto da fare.». 

E voi cosa ne pensate? 



venerdì 15 marzo 2013

ZeroNove, è ora di leggerlo!


Vi abbiamo già parlato del progetto giornalistico che i ragazzi di Argonne e Monforte stanno portando avanti da 2009, ma oggi vogliamo farci raccontare bene come si sta evolvendo e quali sono le novità che ha portato i 2013 in casa ZeroNove. Per questo abbiamo intervistato Giacomo Migliarese, responsabile del giornalino.


Che cosa è 09?
09 è la rivista culturale del triennio dei licei Faes Argonne e Monforte di Milano. E’ nata nel 2009 e da qui nasce il nome.

Chi c’è dietro? chi scrive?
L’idea è stata del professor Marcello Bramati, insegnante di italiano dell’Argonne, che ha voluto offrire ai ragazzi del liceo un modo per esercitare la scrittura e di conseguenza il pensiero, ragionando di tematiche culturali in senso ampio. Da due anni la gestione del progetto è stata affidata a me, “giornalista” della redazione 2009 e ora studente di lettere. Cerco di coordinare i ragazzi, di organizzare il lavoro e di dare consigli di scrittura. Bello, ma non sempre un mestiere facile.

Qual è la mission di 09?
La pretesa è quella di rimettere a fuoco il senso dello studio, recuperando il suo valore etimologico di “desiderio, amore di qualcosa, gusto, passione”, che a volte si perde sotto una montagna di ore scolastiche. Scriviamo per crescere e per fare cultura, cercando sempre di offrire uno sguardo positivo sulla realtà, che difficilmente troviamo nell’informazione classica. Nella nostra home page potete trovare un elenco dei perché lavoriamo a 09.

A chi si rivolge?
La rivista si rivolge a un pubblico trasversale. Il sogno rimane quello di interessare i coetanei e di trovare linguaggi accattivanti per un pubblico giovane, anche se più spesso ci capita di ricevere grande interesse da parte di lettori adulti.

Un video per lanciare una rivista: come vi è venuta l’idea? 
Quest’anno abbiamo dato vita a un sito internet, per arrivare più in fretta a un più ampio numero di persone. Per cominciare, anche grazie all’aiuto di amici universitari, ci siamo divertiti a realizzare un video promozionale e, nonostante la fatica e l’inesperienza non possiamo che essere fieri del risultato!


Rivista nel mondo di oggi multimediale: carta o che altro? 
E’ un problema ampio con cui, nel nostro piccolo, anche noi ci siamo dovuti scontrare. Internet richiede un linguaggio rapido e sintetico, rende difficile l’approfondimento e vive di immagini. E’ un linguaggio diverso, né migliore né peggiore. Noi abbiamo deciso di puntare forte sul sito con l’idea di arrivare sempre più a un pubblico di giovani, ma non abbandoneremo la carta che ha il pregio del tangibile: avere in mano il frutto del proprio lavoro dà molta più soddisfazione…

09 o zeronoie? che differenza c'è?
Zeronoie è il fratello minore di 09. Nata nel 2010, è la rivista culturale del biennio, una specie di palestra di scrittura, per arrivare a 09 già abituati alle dinamiche di redazione e con qualche articolo sulle spalle. Ovviamente temi e modi sono diversi, ma grazie all’entusiasmo di ogni nuova avventura, i risultati non sono niente male. Del progetto zeronoie quest’anno si occupa un mio caro amico, Lorenzo Ponte, che sta facendo un gran bel lavoro.

Perché leggerlo? che cosa lo differenzia da altre riviste simili?
Consiglio 09 e zeronoie, perché sono riviste interessanti, brevi e fatte bene, anche dal punto di vista grafico. Non cambiano certo la vita ma sono un modo per accorgersi dell’iniziativa dei giovani, non sempre fannulloni come capita di sentire, ma ancora capaci di appassionarsi alle cose belle.