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mercoledì 22 gennaio 2014

Il concorso che insegna l'arte ai ragazzi

Disegnami.it  è un concorso rivolto ai bambini/ragazzi dagli 0 ai 14 anni e ai loro genitori, e vuole aiutare a combattere i malanni di stagione in modo simpatico, divertente e perché no premiante. Infatti il concorso punta a stimolare in modo simpatico e divertente la creatività dei bambini toccando anche un argomento molto importante, la prevenzione dei malanni stagionali. 


Quale modo migliore per imparare a conoscere e sconfiggere la febbre, la tosse, il mal di gola, il mal di pancia e il mal di orecchi se non attraverso il disegno?! Il concorso è infatti promosso e sponsorizzato dalla nota azienda farmaceutica Bracco, settore pediatria.

Come funziona questo concorso? Semplice, ci sono 5 temi a disposizione che possono essere il soggetto dei disegni inviati: la febbre, la tosse, il mal di gola, il mal di pancia e il mal di orecchi. Ovviamente i concorrenti verranno divisi in fasce d'età: da 0 a 5 anni compiuti, da 6 a 11 anni compiuti, da 12 a 14 anni compiuti. I premi in palio sono tantissimi: 300 premi in palio, suddivisi nelle diverse fasce, verranno infatti premiati 100 autori per ogni fascia; nel sito dedicato al concorso è possibile leggere il regolamento completo.

La partecipazione e l'invio dei disegni può avvenire tramite il sito www.disegnami.it  fino al 26 agosto 2014 o con la più tradizionale busta e francobollo spedita entro il 31 luglio 2014 a: Bracco S.p.A., C.P. 17052, 20128 Milano. Oltre a caricare i propri disegni, sul sito è possibile scegliere i vincitori attraverso la votazione on-line.  

Ma non sono stati coinvolti solo bambini e genitori in questo progetto, infatti anche i pediatri italiani hanno un ruolo: Bracco sta consegnando a seimila studi medici nelle diverse Regioni oltre 250.000 kit da disegno, che i medici regaleranno ai loro giovani pazienti, per far si che anche questi bambini partecipino e che i pediatri siano parte attiva della promozione di questa iniziativa.

In bocca al lupo a tutti!!



venerdì 17 gennaio 2014

La nuova generazione di bambini vegani

Sul primo numero del 2014 del settimanale GIOIA ( N°1 – 15/1/2014) è presente un interessantissimo articolo su un recente fenomeno: i bambini vegani. Alessandra Di Pietro racconta la storia di 3 bambini italiani che nel pieno dell’infanzia/ pre adolescenza hanno deciso di non mangiare più carni e prodotti animali per motivi etici.
 Tobia, sette anni, ha deciso di non magiare più carne e pesce dopo che gli è stato spiegato che il maialino Tommy, che lui nutriva e curava, sarebbe stato ucciso per farlo diventare prosciutto o quant'altro.
Poi c'è Nilo, di nove anni che abita a Firenze. Sono due anni che è vegano. Non solo non mangia cibo proveniente da animali, ma non si fa comperare neanche scarpe di pelle o altri oggetti/vestiti che possano aver fatto del male agli animali. "Nel Paleolitico la caccia aveva un senso, ma già dal Neolitico siamo in grado di nutrirci senza uccidere e per me è più giusto così".
Infine c'è Carlotta, 13 anni, vegetariana da un anno. La sua famiglia non segue le sue preferenze di cibo ma la ha aiutata nel tempo a organizzare e decidere una dieta che le apportasse la quantità giusta di alimenti rinunciando a carne e derivati animali.

Tale scelta, ha inizialmente fatto preoccupare i genitori di tutti e tre questi bambini: si sono ritrovati spiazzati di fronte ad una decisione così importante e presa con determinazione.
Anche perchè molto spesso non si è informati adeguatamente su quanto comporti e cosa voglia dire essere vegani: si rischia di modificare la dieta del bambino senza prevedere però integrazioni che vadano a sopperire alla mancanza di proteine. 


La società italiana di pediatria manifesta perplessità sulla sicurezza di una dieta vegetariana nei primi anni di vita, per il rischio di carenze e squilibri nutrizionali. Dopo i tre anni il rischio è minore, ma serve sempre uno stretto controllo pediatrico. E' importante tenere sotto controllo i valori di ferro e supplementare la dieta con le vitamine del complesso B, e assolutamente non fare di testa propria ed eliminare semplicemente carne e pesce. 

Sono scelte che possono essere valutate a patto che ci sia sempre un costante monitoraggio sulla salute.



lunedì 9 dicembre 2013

Allarme sport: chi troppo chi troppo poco! Adolescenti vs bambini!


Lo sport, che da sempre ha contraddistinto i pomeriggi dei bambini, arrivando anche a impegnarli quasi 7 giorni su 7, sta passando in secondo piano quando si parla di adolescenti. Lo afferma la Società italiana di Pediatria, SIP, sottolineando come il fenomeno del drop-out, l'abbandono precoce dell'attività sportiva, cominci già a 11 anni, e a 15 anni meno di un adolescente su 2 pratica sport in modo continuativo. Questi dati sono stati presentati in occasione degli Stati Generali della Pediatria, evento organizzato dalla SIP per parlare e confrontarsi sulle tematiche importanti per pediatri e bambini, e svoltosi a fine Ottobre 2013.

La conseguenza di questo divorzio tra sport e adolescenti italiani è che l'Italia presenta tassi di sedentarietà tripli rispetto agli altri Paesi europei e la SIP lancia l'allarme: la prossima sarà una generazione che rischia di diventare malata.

In controtendenza si registra però il dato relativo allo sport praticato dai più piccoli: tra i 6 e i 10 anni la pratica sportiva nei passati 10 anni (2001-2011) è aumentata passando dal 48.8% al 54,3%. I più piccoli dunque sono chiaramente impegnati 7 giorni su 7 in una qualche attività sportiva! 
Questa abitudine non continua però quando diventano adolescenti. Già dopo la scuola primaria i bambini italiani cominciano ad allontanarsi dagli sport, e l'età si abbandono si sta abbassando: dai 14/15 anni dello scorso anno stiamo lentamente andando verso gli 11 anni.  Infatti tra il 2011-2012 la quota di praticanti sportivi nella fascia di età 11-14 anni è scesa dal 56% al 53%.

Questi dati non sono i soli a preoccupare i pediatri della SIP; maggiormente suscita allarme il dato relativo all'elevato numero di giovani 'sedentari assoluti': ragazzi, ma soprattutto ragazze, che non praticano alcuna attività fisica, in una percentuale che va dal 24% (tra 15 e 17 anni) al 30% (tra 18 e 19 anni). 

Il Presidente della SIP, Giovanni Corsello, mette in guardia genitori e adolescenti: ''Così non va. Una regolare attività fisica e motoria in età evolutiva - ha affermato - insieme alle corrette abitudini alimentari sono uno strumento decisivo di prevenzione contro le malattie per le future generazioni''.


Analizzando questo fenomeno in base a ciò che la nostra esperienza a contatto con le famiglie, sembra di capire che i genitori delle scuole primarie siano preoccupati di far fare attività extra scolastiche di qualunque genere ai propri figli: si passa dal nuoto, al calcio, alla danza e allo studio di uno strumento, occupando così il bambino davvero 7 pomeriggi su 7. Quando i figli sono più grandi la preoccupazione è quella che non ce la faccia a stare dietro allo studio, quante volte si sente dire "No non lo mando a fare attività extra scolastiche se no non riesce a studiare" e magari il figlio è in 1 media...! 


Noi tutti che siamo ormai adulti abbiamo fatto sport in adolescenza, alcuni anche a livello agonistico, e abbiamo tutti superato le scuole dell'obbligo senza alcun problema, qualcuno si sarà anche laureato nonostante giocasse a calcio o praticasse ginnastica artistica. Allora perchè pensiamo che i nostri figli non siano in grado di fare ciò che abbiamo fatto noi? Sono più ignoranti di noi? Sono meno intelligenti e meno capaci di organizzare lo studio e lo sport? Non credo, quindi diamo anche a loro la possibilità di sfogarsi un paio di pomeriggi a settimana, troveranno sicuramente meno noioso lo studio degli altri tre pomeriggi! 

mercoledì 27 novembre 2013

Educare al bello attraverso i libri e l'arte

La mente dei bambini fino agli 8 anni circa è una vera e propria spugna. Raccolgono informazioni che serviranno loro nel breve e nel lungo periodo. Allora perché non iniziare fin da piccoli a conoscere le città italiane, la loro storia e soprattutto la loro architettura?
Ci ha pensato Matteo Migliorini che ha infatti prodotto “Attenti a quei due”la nuova collana di ARCHIVIA dedicata all’architettura per i bambini.
attenti a quei due

Il primo libro è dedicato alla scoperta di Milano e grazie ai testi di Claudia Minnella e alle illustrazioni di Barbara Parini i lettori, insieme ai protagonisti (due bimbi, un alieno, un cane: quattro amici e un ragnetto) visiteranno le città, scoprendone gli angoli più belli e le storie, spesso misteriose o bizzarre, che si celano dietro le famose architetture. Insieme infatti si muoveranno tra gli edifici che hanno reso famosa la città, conosceranno strani personaggi e verranno a conoscenza di tutti quegli aneddoti divertenti e particolari che caratterizzano la storia milanese.


Matteo Migliorini, ideatore del progetto, afferma che “Guardare alle architetture delle città con un punto di vista nuovo e differente è uno dei pensieri alla base di questa nuova serie di libri pensata per i bambini. ATTENTI A QUEI DUE è infatti un libro sulla città vista con gli occhi dei bambini, che spesso colgono dettagli invisibili al mondo degli adulti”.
Per maggiori informazioni: attentiaqueidue@archi-via.it
Per acquistarlo on line: clicca qui

martedì 13 agosto 2013

Internet e l'appiattimento del mondo

Quanti bambini oggi sanno prendere un foglio e piegarlo fino a trasformarlo in un aereo di carta, o in una barchetta? Probabilmente pochi. Un tempo era un gioco facile, un gioco materiale: era l’utilizzo delle cose intorno che sapevano diventare qualcosa d’altro. Giocare con oggetti che capitavano a tiro era il divertimento preferito di tutti i bambini, insieme a quello di fare domande, chiedere e chiedere "Perché? Perché?"

Internet sta abituando i più piccoli a un mondo senza prospettiva, un mondo senza domande vere, senza risposte da capire e trovare da soli. Internet toglie la possibilità di scoprire la complessità attraverso un percorso di semplicità e di apprendimento.



Il mondo digitale ci mostra la barchetta già piegata, l’aereo che vola meglio preparato per noi da un team di persone che non conosciamo e di cui non sapremo mai nulla. Il web ci sta abituando, e sta abituando i bimbi, a un mondo a due dimensioni. A un mondo senza prospettiva. 
Non è solo l'imparare a fare una barchetta di carta che conta nella vita ovviamente, ma se imparo a fare una barchetta di carta, imparerò anche a pensare le cose che non ci sono, diventerò qualcuno che poi inventa un elefante di carta, dei fiori di carta. Tutto questo devo farlo nello spazio fisico, nelle tre dimensioni, con una manualità, con un pensiero che elabora la semplicità e la trasforma in prodigio. 
In questa momento i bambini non hanno tempo neanche a pensare a come piegare adeguatamente la carta per fare una barchetta di carta, che subito qualcuno, se non lui stesso, cerca sul canale YouTube un tutorial per fare origami come si deve, e far diventare quel foglio di carta molto uno yacht come quelle che si vedono a Montecarlo.

Attenzione non vogliamo generalizzare ovviamente ci saranno dei bambini che sono stati abituati dai genitori a non avere la "pappa" pronta, a cavarsela da soli, a trovare le risposte provando, a piegare un foglio mille volte prima di riuscire a fare un areoplanino che volasse come si deve. 
E non vogliamo neanche indicare Internet come un artefatto nemico dell'uomo. Per nulla! Senza Internet ormai non riusciremmo più a fare tante, cose. Internet ha portato un sacco di innovazioni davvero positive. Stiamo criticando l'uso di Internet che a volte si fa, più che uso direi abuso.
Non vogliamo dirvi di buttare via il vostro tablet, di disdire l'abbonamento Internet che avete in casa. Né di smettere di aiutare i vostri figli. Ma solo di utilizzare i nuovi media con prudenza e dare la possibilità a voi e ai vostri figli di prestare attenzione al mondo, quello in tre dimensioni, perché scoprirete tante cose che magari non avete mai avuto l'occasione di notare!


mercoledì 10 luglio 2013

"Disegna una sedia". Gli scarabocchi dei bambini diventano realtà!


Jack Beveridge e Joshua Lago, due studenti della Kingston University, durante una lezione d’arte tenuta a una classe di bambini di sette e otto anni hanno chiesto semplicemente: “Disegna una sedia”.
Nonostante il tema possa sembrare agli occhi di noi adulti abbastanza banale, i bambini hanno liberato il loro estro, disegnando la sedia dei loro sogni. Come prevedibile, il risultato si è avvicinato più alla fantasia che alla realtà, eppure ciò è stato tutt’altro che un ostacolo per i due studenti, che hanno deciso di usare i disegni come bozzetti per la realizzazione di sedie vere.
Il progetto prende il nome di "Children’s furniture" e ruota intorno all’idea di realizzare dei complementi d’arredo reali partendo dai disegni dei bambini, nel tentativo di esplorare la loro immaginazione e renderla palpabile.
Due dei disegni sono stati già realizzati, ma il progetto dei due artisti è solo agli inizi: staremo a vedere!