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lunedì 7 aprile 2014

Baby Zone: pomeriggi a tema


Continuano i pomeriggi a tema organizzati dalla Scuola Aurora – Asilo nido e Scuola dell’Infanzia - tutti i 
giovedì pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00. 

Si tratta di una doppia opportunità per i genitori:

- ricevere informazioni e consigli pratici per destreggiarsi nel mondo della prima infanzia condividendo esperienze con altri genitori
- visitare una scuola dell’infanzia e un nido di eccellenza.

Questo il calendario dei prossimi incontri:

10 aprile, ore 16.30
"La gestione della febbre nel bambino" 
Dott.ssa Maria Colombo, pediatra


8 maggio, ore 16.30
"Mio figlio ci sente? Valutazione capacità uditiva nel bambino"

Dott. Carlo Longhi, pediatra

17 maggio, ore 16.00-18.00
"Manovra disostruttiva delle vie aeree: prove pratiche"
Salvamento Academy

22 maggio, ore 16.30
"E' l'ora della pappa"
Dott. Carlo Longhi, pediatra


29 maggio, ore 16.30
"Il mio bambino fa i capricci? Come gestirli"
Dott.ssa Fiorenza Seghetti, pedagogista e Direttrice scuola Faes Monforte


5 giugno, ore 16.30
"Tatto e contatto: perchè massaggiare il bambino"
Benedetta Costa, Presidente onorario dell'Associazione Italiana Massaggio Infantile


La partecipazione è gratuita ed una educatrice sarà a disposizione per intrattenere i bambini con attività ricreative.

lunedì 1 luglio 2013

L'importanza dell'educazione fin dai primi passi

Il metodo dell’educazione tempestiva, nasce come progetto di stimolazione dei bambini dai 3 ai 36 mesi di vita, rispondendo alle loro naturali esigenze in termini di conoscenza, motricità, neuro psicomotricità, relazione e affettività; è un metodo che mira a stimolare tempestivamente, e quindi non prima del tempo, non dopo, ma al momento giusto, i bambini.
L'educazione tempestiva si basa sulle scoperte di alcuni studi sullo sviluppo cerebrale infantile: durante le fasi dello sviluppo cerebrale, ogni bambino attraversa alcuni “periodi speciali”, i cosiddetti periodi sensitivi, in cui è particolarmente ricettivo e sensibile a determinati stimoli ed è per questo portato ad apprendere in modo naturale e senza sforzo (tali periodi sensitivi verranno delineati nel dettaglio nel prossimo post).
L’educazione tempestiva fa dunque leva su tali periodi, mirando ad attivare in ogni bambino il potenziale intellettivo ed umano che possiede fin dalla nascita, tira fuori le potenzialità particolari di ogni periodo che caratterizzano il bambino che è come età in tale periodo.
Questo non avviene in modo forzato o precoce, ma con tecniche adeguate che stimolino la curiosità del bambino e ne attivino lo sviluppo delle capacità, evitando ogni tipo di anticipazione. Tra le metodologie di apprendimento proposte quotidianamente, le più importanti sono i bits, la neuro motricità, l’audizione musicale e la lingua inglese, attività che approfondiremo nel corso del mese.
Tutte le attività proposte mirano a sviluppare armonicamente ogni ambito, senza privilegiarne o tralasciarne nessuno.
Con la musica classica il bambino raffina il suo udito e la sua sensibilità musicale, mentre immagini, parole,  quantità e colori raffigurati nei bits coltivano vocabolario, memoria, curiosità e intuizione facendo leva sulla capacità di visualizzazione che i bambini hanno soprattutto nei primi tre anni di vita.
Il movimento quotidiano attraverso dei moduli semplici e divertenti aiutano la crescita fisica e mentale dei bambini e la lingua inglese dischiude un mondo “magico” fatto di suoni diversi e attraenti per comunicare e giocare insieme.
Con l’educazione tempestiva, il bambino soddisfa il suo naturale desiderio di mettersi in relazione costruttiva e positiva con l’adulto nel suo processo di crescita e conoscenza. Questo gli permette di appagare, divertendosi, la sua innata curiosità nella scoperta del mondo che lo circonda; esplorando, osservando e muovendosi con creatività in spazi e con materiali  opportunamente pensati per i più piccoli.

lunedì 17 settembre 2012

Aurora raccontata dalla coordinatrice - parte 2





Come promesso, siamo pronti a farvi fare un altro giro nella scuola dell'infanzia targata FAES. 
Lasciamo la parola a Wanda Sartori Crico.
(Qui trovate la prima parte di intervista)

Come si può spiegare Aurora ai genitori? 
Per la mia esperienza ho visto che ci sono due modi di approcciare Aurora dal punto di vista genitoriale che sono entrambi scorretti: il primo si ha quando i genitori, poiché Aurora ha una didattica avanzata strutturata molto stimolante, portano da noi i bambini con la speranza che diventino dei geni; l’altro approccio è quello che vede il genitore pensare “Povero bambino quante attività, ma quando gioca e fa il bambino?”.
Noi non facciamo tutta questa attività stimolante perché i bambini diventino geni, noi giochiamo già con la logica matematica ai tre anni ma l’obiettivo non è produrre il genietto treenne che legga e faccia di conto; noi piuttosto proponiamo queste attività perche tali ambiti sono già nell’interesse del bambino.
Per poter fare didattica nella scuola dell’infanzia non si devono dimenticare una base fondamentali: la base ludica. Ogni attività didattica infatti viene proposta dalla maestra e vissuta dal bambino come un gioco, perché a 3 anni vivere è giocare; ogni cosa deve essere vissuta come un gioco altrimenti non funziona, non è che il bambino partecipa poco, il bambino non partecipa proprio.


Cosa vuole dire fare tutoria a un bambino tra 3 e 5 anni?
Siamo totalmente inseriti nel progetto Faes, anche se i nostri alunni sono molto più giovani, e dunque offriamo anche noi la tutoria, che è uno degli elementi per cui Faes si distingue dalle altre scuole.
Siamo così organizzati, abbiamo una maestra incaricata di classe, che è la tutor di tutti i bambini di quella classe, accanto a questa figura abbiamo una serie di maestre di compresenza.
La tutor è una vera tutor e ha esattamente le stesse funzioni che svolge all’interno delle altre scuole Faes, ovviamente il tutorato di un bambino della scuola dell’infanzia è molto diverso da quello di un liceale. Il liceale è l’assoluto protagonista della sua relazione di tutoria invece un bambino della scuola dell’infanzia neanche lo sa di avere una tutor, però è una figura molto importante lo stesso per la sua crescita e il suo periodo alla scuola materna. La tutor di un bambino di 3 anni conosce il suo tutorato attraverso l’osservazione nella vita quotidiana, vedendo il bambino agire e, ovviamente, anche relazionandosi a tu per tu; non capiterà mai di vedere un bambino seduto a parlare con la sua tutor come invece accade per un liceale. La parte di della tutoria di relazione genitori-tutor è assolutamente identica a qualsiasi altro livello: è la sede di uno scambio di informazioni innanzitutto dalle quali emerge un quadro più oggettivo di come è veramente il bambino, e questa oggettività consente di capire meglio quali sono i suoi punti di forza, che sono quelli su cui io devo appoggiarmi nel lavoro educativo per migliorare quelli che sono i punti di debolezza. Occorre quindi che io conosca bene il mio bambino e sappia fare questo quadro. In sede di colloquio di tutoria si stabiliranno le strategie: capiamo bene come è il bambino, capiamo bene quale è l’ambito su cui deve lavorare adesso quindi qual è la priorità educativa per lui in questo momento, e insieme elaboreremo piccole strategie educative per raggiungere il risultato sia a casa che a scuola.
Faccio un esempio che aiuta a capire questo concetto: vedo che la mia bambina fa molti capricci per mettere a posto, butta per aria le scarpe, in sede di colloquio parlo con la maestra che mi dice che anche in classe la vede fare più fatica ad offrirsi per riordinare, non è interessata all’ordine e decidiamo che è il caso di lavorare su questo piccolo problema. Una strategia potrebbe essere che le do piccoli incarichi sull’ordine a scuola e a casa posso fare lo stesso: a scuola le verrà chiesto più spesso di aiutare a mettere in ordine i giochi e il suo incarico a casa potrebbe essere che le sue scarpine appena arrivata se le mette via lei e si tira fuori le ciabattine da casa.
Deve esserci quindi una sinergia tra casa e scuola, una sinergia molto pratica fatta di piccolissime cose, piccolissimi incarichi che aiutino a crescere e a responsabilizzare. Gli incarichi sono infatti l’altro molto positivi proprio perché responsabilizzano il bambino: il bambino sento molto un incarico quando glielo viene dato, ne va molto fiero, si sente grande e partecipa al bene comune con il suo incarico.


Tra le attività proposte avete l'insegnamento della lingua inglese, come viene sviluppato? Aiuta inserire l'inglese alla scuola dell'infanzia 
I nostri bambini fanno tutti i giorni una lezione di inglese. Partiamo dai 30 min nei 3 anni e arriviamo fino a 40-45 min nei 5 anni. Il metodo è di tipo “full immersion”: la maestra di inglese parla soltanto inglese coi bambini, anche se i bambini sanno che capisce l’italiano. Abbiamo deciso di non avere insegnanti di inglese madrelingua perché con gli anni abbiamo visto che i bambini sono più tranquilli e sereni all’idea di potere avere una relazione con questa figura, il fatto che lei parla in inglese e loro rispondono in italiano e vengono capiti rassicura molto e facilita la loro relazione.
Ovviamente mezz’ora a disposizione per una lingua straniera al giorno non è assolutamente sufficiente per produrre un bilinguismo, però vale la pena lo stesso farlo: i bambini ampliano il loro mondo sonoro e il loro mondo fonetico, infatti sono completamente in grado di riconoscere ed emettere suoni che non appartengono alla lingua italiana. Questo perché sono in pieno periodo sensitivo del linguaggio e dunque per loro imparare altri suoni è semplice; basta pensare a quanto è importante il TH in inglese se il suono si acquisisce da piccoli viene facilitato lo sviluppo della lingua per il futuro.
In 3 anni vengono toccati tanti ambiti: famiglia, corpo umano, vestiti, scuola, animali domestici, colori e altri ancora, e i bambini imparano sui 300-350 vocaboli.
Si da per conosciuta una lingua straniera quando si conoscono 700-750 vocaboli, parliamo ovviamente di una conoscenza di base infatti quello che non imparano all’asilo sono le strutture per poter emettere una frase. Bambini di 5 anni che emettano una frase ne abbiamo veramente pochi, e quelli che sono capaci la frase è sempre elementare “My name is Carlo” ma sono davvero pochi. Però se la base è già buona sarà molto più facile imparare le stutture e continuare a studiare la lingua.
Infatti quello che è positivo è che lo studio della lingua inglese viene ripreso subito in prima primaria e l’impatto per loro non sarà spaventoso perché è una materia a loro famigliare. Inoltre hanno un vissuto gradevole che faciliterà il loro approccio a tale materia alla scuola elementare, infatti le maestre di inglese della scuola materna, non essendo facilmente comprensibili dai bambini poiché parlano una lingua a loro sconosciuta, si aiutano a farsi capire utilizzando canzoni, balli, mimi, disegni, raccontando storie con i cartelloni e via dicendo, insomma tutte attività che i bambini trovano divertenti.

venerdì 14 settembre 2012

Aurora raccontata dalla coordinatrice - parte 1


Abbiamo proposto ieri un articolo riguardante la scuola materna e le difficoltà che si possono affrontare.
Oggi vogliamo presentarvi la nostra proposta di scuola materna attraverso le parole di Wanda Sartori Crico, coordinatrice di Aurora, scuola dell'infanzia Faes, scuola materna che cerca di non creare bamboccioni! 
In questo post troverete la prima parte, in cui si parla del metodo educativo e didattico, a breve la seconda parte che ci aiuterà ad entrare nel mondo dei piccoli allievi di Aurora e nel frattempo date un'occhiata a questa presentazione. 




OPTIMIST, il vostro metodo didattico, di cosa si tratta?
"Totalmente inserito nel progetto educativo è il nostro metodo didattico di cui ci avvaliamo e che ci siamo proprio comprati dall’università: OPTIMIST. Optimist perché prende il nome dalle categorie della barche a vela, e la categoria optimist è la più piccola, per i bambini più piccoli barchetta monoposto.  
Optimist ha due presupposti, uno neurologico e uno pedagogico.
Il presupposto neurologico deriva dalla scoperta ormai trentennale che il sistema nervoso non è completo alla nascita ma va ancora completandosi e maturando per alcuni anni. Quindi alcune attività sono più stimolanti per la maturazione del sistema nervoso: tutte le attività Optimist hanno una serie di obiettivi didattici, educativi pedagogici, sempre è presente un obiettivo a medio o lungo termine di interesse neurologico.
Faccio un esempio per chiarire questo concetto: i nostri bambini tutti i giorni fanno una audizione musicale cioè ascoltano un pezzettino di musica classica, cominciamo con 5 min quotidiani di ascolto nei 3 anni e arriviamo ai 15 minuti nei 5 anni.
Il repertorio è stato studiato non deciso da noi, ci è arrivato così e rientra nel metodo; è presente molta musica barocca, molto Mozart e qualche assaggio di altri autori. Il primo obiettivo è quello di gratificare il bambino: non c’è bambino che non faccia volentieri l’audizione, anche perché è studiata in tempo e in repertorio sulle caratteristiche dell’età, quindi particolarmente adatta. Il secondo obiettivo è quello di incominciare a dare una buona educazione musicale: ascolta buona musica. Ma l’obiettivo più importante dell’audizione è quello neurologico perché hanno studiato e visto che i bambini che a questa età vengono stimolati a questo tipo di musica sono più capaci quando crescono di concentrazione intellettuale, di attenzione all’ascolto verbale e sono più abili nell’acquisire lingue straniere. Una cosa piccolissima che ha dei grossi effetti in realtà.

Il presupposto pedagogico di Optimist è quello di dare lo stimolo tempestivo nel momento del “periodo sensitivo” di tale stimoli.
Mi spiego meglio. Il periodo sensitivo è un momento temporale in cui il bambino in età evolutiva è particolarmente capace di acquisire una abilità; per esempio un bambino tra i 6 e i 18 mesi è nel periodo sensitivo del camminare il che vuole dire che se si fornisce lo stimolo minimo (nel caso del bambino che deve camminare è smettere di legarlo al seggiolino quando ci si accorge che prova ad alzarsi in piedi, ma lo si mette in posti in cui il bambino è più libero) il bambino da solo comincia a fare tutta una serie di esercizi per staccarsi e iniziare a muovere i piedini, proprio perché è nel momento sensitivo al camminare. Ovviamente poi può essere che è un bambino coraggiosissimo e come capisce che sta camminando si stacca e va avanti, come può essere un bambino più fifone che deve essere stimolato ancora di più.
Noi a scuola facciamo la stessa cosa in tutti gli ambiti, diamo stimoli minimi per aiutare il bambino a crescere.
I periodi sensitivi sono tantissimi e molto diversi tra loro, hanno durata differente e spesso si sovrappongono. Il momento fondamentale dei periodi sensitivi è tra gli 8 e i 10 anni di età, poi ce ne sono altri ma più rari (per esempio il periodo sensitivo per la politica è tra i 16 e 18 anni)."


L'offerta di Aurora prevede un'educazione personalizzata e positiva, ci può spiegare bene questi due approcci all'educazione?

"Crediamo molto nell’educazione personalizzata: significa saper rispettare ogni bambino per quello che è, punti forti e punti deboli, svilupparlo e farlo migliorare tenendo conto però della SUA personalità. Non cerchiamo di limare tutti affinché tutti si allineino nella casella ma al contrario: cerchiamo di fare in modo che ognuno possa sviluppare la sua personalità, il suo modo di essere. Noi cerchiamo di vivere un’educazione che sia personale, cioè rispettosa della persona e la personalità dell’alunno, il fatto di aiutarlo a migliorare le SUE personali caratteristiche, senza mettere il bambino in uno schema prefissato.

Altra cosa particolare che cerchiamo di vivere l’educazione positiva: stimolare buoni abitudini invece che reprimere abitudini sbagliate.
L’educazione positiva è proprio questo cercare di incoraggiare e sfruttare il positivo piuttosto che reprimere il negativo. Per esempio se ad un bambino dico “Non va bene che fai così”, per prima cosa il bambino ci rimane male perchéè stato sgridato, seconda cosa non gli offro degli strumenti per migliorare, forse lui fa così perché non gli è mai venuto in mente di fare in altro modo. Se invece io dico “Prova a fare così invece che cosà” il bambino non ci rimane male perché non l’ho sgridato e vede il problema, il comportamento da un altro punto di vista e capisce che c’è un altro modo di fare tale cosa.
Cercare di fare vedere qual è l’obiettivo: cosa guadagna se si comporti bene. Quando si riesce ad applicare ha degli effetti fantastici, perché non viene represso un comportamento sbagliato ma viene additato un comportamento corretto o migliore."