martedì 7 gennaio 2014

Open Evening scuole Faes... venite a trovarci!

Ti piacerebbe una scuola nuova,  piena di passione, energia, colore, creatività, divertimento e risultati?
Vieni a scoprirla nei nostri Open Evening per capire perché siamo diversi e che cosa possiamo fare per rendere la tua esperienza scolastica un’avventura piacevole e utile.
Vivi da dentro la scuola per capire che cosa fanno gli studenti, che cosa ne pensano, conoscere il corpo docente, e vedere le molte attività che proponiamo a studenti e famiglie per trarre il meglio dall’esperienza scolastica.
Un'occasione per aiutare i futuri studenti e i loro genitori  nella scelta consapevole e mirata del proprio percorso di studio e formazione.
Gli appuntamenti?
Martedì 14 gennaio, dalle 18.00 alle 20.30, Open Evening Monforte.

Giovedì 16 gennaio, dalle 18.00 alle 20.30, Open Evening Argonne.
Le serate saranno così organizzate:ore 18.00 – accoglienza e visita alla scuolaore 19.00 – presentazione dei tre livelli, Primaria, Secondaria e Licei Classico e Scientifico
E tutti i giovedì, dalle 16.00 alle 18.00, Open Evening Aurora!
Non perdete questa opportunità... venite a trovarci!

lunedì 30 dicembre 2013

Una famiglia numerosa o bastano due figli per essere felici?

Pubblichiamo oggi un articolo molto interessante, tradotto da Mara Celani, una mamma blogger, tutto fare in realtà!  Mara Celani, nata a Roma l’11 agosto 1959, infatti è laureata in Architettura nel 1985, è sposata dal 1987 e madre 5 volte dal 1989 al 1999. Architetto e fotografa free-lance, le sue pagine web professionali sono qui: www.quiddivinum.it
Un post che rappresenta cosa riserva la famiglia e la famiglia numerosa in quanto a felicità e difficoltà

"La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare.  WOW! Quando ho visto questa statistica, oggi, sono rimasta impressionata dai numeri.  Il numero di figli per famiglia è drasticamente diminuito dall’ultima volta che ci avevo fatto caso.
Non avevo mai capito perché le persone hanno due figli finché non ho avuti figli a mia volta. Nella mia testa sono cresciuta immaginando di avere centinaia di figli.  Veramente.  Sognavo una casa piena di bambini.  Non capivo affatto la realtà della maternità.  Non sapevo cosa significasse avere le nausee di mattina.  Non capivo quanto la gravidanza possa essere difficile e a volte spaventosa per la maggior parte delle persone. Non sapevo cosa significasse restare svegli tutta la notte per varie settimane di seguito per poi essere svegliata la mattina da un bambino di due o tre anni molto riposato.  Non avevo mai pensato a tutte queste cose. Non conoscevo la pena di chinarsi preoccupata a morte su un figlio malato.  Non sapevo come ci si sente a preoccuparsi continuamente per il futuro e la formazione di un figlio. Ecco, ero sicura di me e ignorante. Poi ho avuto un figlio.  Ho avuto il mio primo figlio e me ne  sono innamorata perdutamente. Come la maggior parte delle madri con i loro primi figli ero meticolosa su tutto.
Mi assicuravo di leggere per lui 40 ore al giorno, gli insegnavo il linguaggio dei segni, preparavo tutte le sue pappe, lo portavo fuori ogni giorno, e leggevo ogni libro sull’essere genitori, per assicurarmi di non rovinarlo a vita.  Ma guardando indietro ero davvero sopraffatta.  Vedete, quando una donna si sposa ed ha un figlio, la vita che prima conosceva cambia completamente.  La tua vita non è più solo tua, per sempre. Sei interamente responsabile per un altro essere umano. Mi ricordo di aver pensato, la prima volta che si ammalò:  “Se non lo porto io dal dottore non lo farà nessun altro.”  Devi prendere decisioni importanti su cose come vaccini, scelta della scuola, parto naturale o pilotato,  allergie, strategie parentali (sculacciare o non sculacciare), problemi a dormire, capricci, problemi alimentari,, ecc. ecc.  Non c’è un barometro nella maternità.  Non ricevi una medaglia alla fine della giornata che ti dice: “Brava, hai gestito bene quella crisi!” oppure: “Bene! ottima scelta per la vaccinazione!” oppure: “Gran bel cambio di pannolino!”.  Quindi per la prima volta, nella vita di molte donne ci si trova davanti a uno scenario da primo giorno di scuola solo che i libri di testo sono al livello del tuo post-dottorato. Sembra che intorno alla scadenza del secondo anno, la maggior parte delle persone si arrischi ad avere un altro figlio.
Ci sono: ecco perché la maggior parte delle persone non va oltre il limite dei due figli.  Si lo so, alcuni dicono che è per altre ragioni tipo: finanze, gravidanze difficili o addirittura pericolose.  Però, quando parli seriamente con una donna scorgi in lei la solitudine e il desiderio di avere altri figli.  Probabilmente lei neanche lo sa.  Quanto a me, ho avuto il mio primo figlio al quale ho dato TUTTA LA MIA ATTENZIONE.  Poi ne ho avuto un altro al quale SENTIVO CHE AVREI DOVUTO DARE TUTTA LA MIA ATTENZIONE.  Questo era davvero un compito impossibile.  Chi può farcela?  Mi ricordo quando dovevo andare da qualche parte e facevo in modo di avere un esercito di persone ad aiutarmi. Veramente.  Ammiravo le madri di famiglie numerose e mi sentivo inadeguata accanto a loro.  Ero allo zoo con i miei due bambini e sei delle mie sorelle ognuna a reggere qualche gamba e braccio e possibilmente anche respirare per loro se ce ne fosse stato bisogno.  Poi vedevo madri di dieci figli…. SENTI QUESTA: DA SOLE ALLO ZOO!… e anche sorridenti.
Quando vivevamo in Oklahoma mettevo nel bagaglio abbastanza giocattoli perché nelle otto ore di viaggio avessero qualcosa di nuovo da guardare ogni 2,3 minuti.  Era ridicolo.  A messa ci portavamo un buffet, così che non passasse un attimo in quell’ora senza che potessero mangiare o guardare qualcosa.  Non guidavo MAI per più di un’ora da sola perché:POTREBBE PIANGERE O QUALCOSA DEL GENERE, cosa che non doveva succedere.  E’ la prima volta da quando sei madre che ne hai uno che gattona e in più un neonato.  Mia madre dice sempre che la maggior parte dei bambini diventa normale al loro primo compleanno.  Il che significa: questa cosa l’ho vista e rivista.  Tu hai questo bambino dolce bello innocente che fa tutto ciò che dovrebbe per il suo primo anno di vita e poi… qualcosa succede. Comincia ad avere le sue opinioni.  Come osa pensare da sé? Improvvisamente fa capricci in pubblico, inarca la schiena, si sdraia per terra, si arrampica su qualsiasi cosa, va a pescare nel water, diventa un mangiatore schizzinoso.  Loro sono un disastro e tu sei un disastro.  Mi ricordo una mia cara amica che piangeva sulle foto del suo bambino da piccolo per la metamorfosi subita nel suo secondo anno di vita. Mai prima di allora ti eri trovata davanti a continue decisioni su come gestire quel polipo che ti ritrovi in casa. In più hai un neonato per il quale il cuore della notte è il momento di massima attività. Nota bene: il gattonatore che ha dormito nella stanza accanto per 13 ore di fila non essendo informato si sveglia comunque per far festa alle sei di mattina.  Come faceva a non sapere che tu hai preso sonno solo alle 5 e mezzo?  Davvero, chi continuerebbe a fare una cosa del genere? Sei così stanco e sopraffatto che tu sai che Dio non può volere che uno viva in in quel modo.
E tu ti trovi a dire: “Non sono in grado di essere una buona madre per i due che ho, perché dovrei farne altri?”  “Non riesco a immaginare di sentirmi così per i resto della mia vita.”  “Posso usare i miei talenti in modi più produttivi che non siano avere altri bambini”. “Ero molto più paziente prima di avere dei figli” “Non sono utile a nessuno in questo stato”.
Questa vocina nella tua testa non viene da Dio. E’ il demonio che prova a scoraggiarti dal fare IL PIÙ IMPORTANTE LAVORO che tu possa mai fare. Vedi, come ogni nuovo lavoro, qualcosa comincia a cambiare dopo due bambini, (alcuni dicono dopo tre, ma la maggior parte due). Cominci a abituarti al tuo nuovo lavoro.  Tutte le tue piccole paure e domande non sono più costantemente presenti.  Cominci a vedere fasi nei tuoi bambini e sai che che normalmente “anche questo passerà”. Cominci ad avere una pacifica accettazione della tua “promozione” e cominci a vederla in questo modo.  Come facevo a sentirmi più stanca con un bambino di quanto non lo sia adesso con sei?  Perchè non è più un problema guidare per otto ore da sola con tutti i miei figli ma fino a pochi anni fa non avrei guidato per 30 minuti con uno solo?  Come mai adesso riecco a fare tre ore di viaggio per andare a trovare mia madre e ogni figlio si accontenta di un solo libro per tutto il viaggio quando in passato avevano un giocattolo per ogni 5 minuti e i viaggi erano così faticosi e snervanti?  TU COMINCI A CAMBIARE.  Cominci a vedere ogni figlio molto diversamente.  Cominci a guardare il più grande non come a uno di cinque anni, ma con la prospettiva, del tutto nuova, di uno che vivrà a casa ancora solo per altri 13 anni.  Ti godi la loro infanzia, e sei consapevole che la maggior parte delle cose che fanno sono fasi. Ti accorgi di quanto vola il tempo, e cerchi di rallentare. Tu sai che possono dormire o non dormire, e anche se non dormono, improvvisamente e stranamente diventa: “Va bene uguale”.  Perché succede questo?  Quando avevo solo Dominic mi dovevo alzare nel mezzo della notte, io ero veramente la persona più stanca di tutta l’America. Davvero. Avevo bisogno di due sonnellini durante la giornata perché mi sentivo davvero molto stanca. Ma poi ti adatti.  Ora non mi sento più così stanca come quando avevo solo un bambino. Tu vai avanti e Dio ti fa andare avanti. Una madre di nove figli molto saggia mi disse una volta: "I giorni sono lunghi, ma gli anni sono brevi."
Vorrei cambiarlo in: “Alcuni giorni sono lunghi, ma gli anni sono davvero troppo brevi.” Cominci a vedere come le cose cambiano da una stagione all’altra. Ti ritrovi a dire: “Solo l’estate scorsa gli piaceva correre in bici fuori, ora è più tranquillo e vuole stare dentro mentre noi usciamo.”  Vedi, queste sono  le lezioni alla scuola della maternità.  Con ogni nuovo figlio hai una promozione.  Dio ci cesella e ci rifinisce e ci fa belle.  Perché le madri di famiglie numerose sono edificanti? Perché ci piace star loro vicino? Non fraintendetemi, non voglio dire che le madri due figli non hanno niente da insegnarci.  Non è questo che voglio dire.  Quello che voglio dire è che in ogni lavoro la persona che è stata lì più a lungo e ha più esperienza è piuttosto saggia.  Ci sono persone che vorrebbero dei figli ma non possono avere.  Le persone forse non sono sagge a meno che non abbiano figli e specialmente molti  figli? No, niente affatto. Tutti hanno qualcosa da insegnare.  Non sono qui a darmi pacche sulla spalla (sono ancora in mezzo al guado).  Sono qui solo per incoraggiare e semplicemente per dire: ”Vai avanti.”  Il mondo ti dice di fermarti. Ma il mio punto è semplicemente: se se sei stata benedetta con il dono della fertilità per favore, mostralo al mondo.  Se per qualche ragione Dio decidesse di non mandarci più figli, io prego che noi sappiamo spendere le nostre vite per glorificarlo in qualunque strada ci voglia portare. Ho molti amici e parenti che ancora non hanno figli e che danno gloria a Dio magnificamente con le loro vite e e la loro apertura all’adozione e e altre grandi cose.  Io scrivo per incoraggiare madri giovani e meno giovani ad andare avanti. 
Una vita in più. Un'anima in più. Una nuova persona in più.
Le possibilità di una nuova persona incredibili.  Incontro così tante donne che vorrebbero aver avuto più figli, ma non ne ho mai conosciuta nessuna che rimpianga di averne avuti troppi.   Dio ha dato alle donne il dono della fertilità per pochi anni della vita con la prospettiva dell’eternità. Io prego di far tesoro di questo dono e di usarlo saggiamente. Mio fratello Dominic era il settimo nella nostra famiglia. Come facevano i miei a sapere, quando è nato, che diciotto anni dopo lui si sarebbe occupato di mio padre durante i sui ultimi giorni di vita su questa terra? Le scene che ho visto di Dominic e mio padre ancora mi fanno piangere.  Vedere un giovanotto robusto di 18 anni sollevare suo padre invalido dalla sua sedia a rotelle dandogli una così bella dignità.  Vedevo Dominic voltarsi e piangere così spesso.  Era commovente.  Quale dono e privilegio ha avuto Dominic nel prendersi cura di lui.  Lo zio di John, Fran è il decimo di dodici figli.  E’ un  medico e ha passato molti anni lavorando come volontario in Australia tra i più poveri dei poveri. Ha risanato le vite delle persone con il dono della medicina. Ha ridato la vista e l’udito a centinaia di persone, ha cambiato così tante vite. Io credo che ogni lavoro è importante, ma niente è più importante che portare anime in questa terra con la possibilità di un’esistenza eterna con Dio per sempre. Io ti prego, donna,  di renderti conto di quanto sei privilegiata a poter mettere al mondo dei figli. Doniamo a Dio il nostro essere senza riserve e lasciamo che sia Lui a scrivere la storia della nostra vita e delle vite che Lui sceglie di donare.   Per qualche ragione Dio non ci rivela il finale della nostra storia.  Perciò ci dobbiamo fidare.  Come diceva Madre Teresa: “Voglio essere una matita nella Sua mano.”

L’originale si trova a questo link: My Child, I Love You: Why most families have 2 children.."

venerdì 20 dicembre 2013

La generazione che non sa stare in compagnia?

Di recente girava per i social network una breve considerazione sulla generazione in cui siamo, sulle caratteristiche di a-socialità...una breve invettiva quasi. 
Eccola.

"Siamo nella generazione in cui si esce con gli amici mentre si chatta con altri su whatsapp. 
Siamo nella generazione in cui si va a cenare fuori e invece di catapultarsi sul piatto, si fa la foto della pietanza per caricarla su instagram.
Siamo nella generazione in cui se si incontra una persona interessante la si cerca il giorno dopo su facebook, invece di parlarle immediatamente.
Siamo nella generazione in cui ci si innamora con un cuoricino rosa in chat e non davanti ad un tramonto.
Siamo in una generazione che non mi appartiene e non so come uscirne, dove sono finiti gli abbracci?"


Condivido. In pieno. E ho iniziato seriamente a preoccuparmi quando l'altro giorno in un ristorante spagnolo (il fatto che sia un fenomeno internazionale non mi tranquillizza, non è mal comune mezzo gaudio) ho visto una ragazzina, di 10-11 anni, che cenava con la famiglia e a tavola insieme a loro c'era un tablet, i cui veniva riprodotto un cartone animato.



Bene, molto bene. Se anche i bambini, non sanno più stare in compagnia di altre persone senza un aiutino hi-tech, se non si riesce a fare una cena di famiglia comunicando face to face, siamo messi bene!
Forse ogni tanto dovremmo imparare a spegnere i telefoni, i computer e via dicendo e goderci un po' di sane relazioni umane...che dite?

  

mercoledì 18 dicembre 2013

La scuola italiana è in ritardo? Sì, ma è quella che recupera di più! - fonte Corriere della Sera



Cosa si dice della scuola Italiana? Ogni tre anni l'OCSE  (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) presenta le pagelle alla scuola italiana, pagella che calcola il rendimento degli investimenti in educazione, confrontando i costi dell'istruzione e l'assenza di un guadagno durante il corso di studi, con le prospettive salariali. Pochi giorni fa sono state rese pubbliche queste pagelle. Beh cosa è emerso? Ecco qui!


"Le pagelle dell'Ocse:  oggi avete più autonomia e creatività Avete ridotto le risorse ma siete riusciti a farle fruttare al meglio Un buon esempio,  La tendenza è avere meno docenti ma molto più capaci e professionali


Bocciati e promossi non sono gli allievi, ma i governi. Da quando l'Ocse ha introdotto i test PISA (Program for International Student Assessment ), nel 2001, ogni tre anni i risultati sono attesi con fiducia dai Paesi asiatici e scandinavi (quelli con i migliori sistemi educativi al mondo) e con apprensione da Usa e resto d'Europa, spesso in ritardo. Oggi verranno resi noti i dati relativi alla ricerca condotta nel 2012 per valutare le capacità di 510 mila quindicenni di 65 Paesi, e poche ore prima, nel suo ufficio all'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) di Parigi, Andreas Schleicher si occupa delle ultime correzioni. 
Cinquantenne, tedesco, statistico di formazione, Schleicher è il coordinatore del programma PISA, e consulente del colosso editoriale ed educativo Pearson (partner dell'Ocse), con il quale ha sviluppato il concetto di efficacy framework dell'apprendimento: di un sistema scolastico si valutano non gli stanziamenti, le risorse, i fondi, ma le capacità e non solo i saperi che realmente riesce a trasmettere ai ragazzi. Schleicher spiega come i suoi test sono diventati lo spauracchio di tanti ministri dell'Istruzione (anche nel suo Paese, la Germania), e perché l'Italia non va poi così male.  
«Nei primi anni è stato difficile fare accettare una cultura di responsabilità e di trasparenza, in Italia ci sono state molte critiche, oggi invece il programma PISA è bene accetto». 
Qual è la particolarità della situazione italiana? «Resistono molte differenze nelle performance tra Nord e Sud, ma io trovo il comportamento dell'Italia davvero incoraggiante. I primi risultati dei test Pisa erano deludenti, e non solo quanto al divario tra Settentrione e Mezzogiorno.  L'Italia ha attraversato tempi difficili, molte risorse sono state tagliate, eppure è stata capace di migliorare. Anzi, l'Italia mostra uno dei progressi più rapidi, per esempio nel campo della matematica. Nel 2009 i risultati erano ancora di due punti sotto la media, ma in netto miglioramento. Voi italiani dimostrate che si può fare molto, che i buoni risultati non sono solo questione di più soldi. L'Italia è stata capace di fare quadrare il cerchio, ha ridotto le risorse, ma è riuscita a farle fruttare meglio». 
Quali sono stati i comportamenti virtuosi, secondo lei? «Il primo passo è stato accettare la realtà. Avevate tanti professori, ma pagati e formati piuttosto male. Le cose sono cambiate, la tendenza è avere meno docenti ma più capaci e professionali. E poi l'istruzione italiana era una grossa macchina centralizzata, oggi c'è più autonomia e creatività». 
Che cosa possiamo imparare da Paesi come Cina, Giappone, Corea del Sud, che sono in cima alla classifica? «In Asia ogni genitore, ogni nonno investe nei suoi bambini, vuole che i figli e nipoti abbiamo successo. E ogni insegnante pretende il massimo da tutti, nessuno è lasciato indietro». 
È questo che rende le scuole di Shanghai tra le migliori del mondo? «Sono state capaci di attrarre gli insegnanti più capaci, mettendoli nelle classi più problematiche. Se sei un vicepreside in Italia non devi fare altro che aspettare, invecchiare, e un giorno avrai il posto da preside. Se sei un vicepreside a Shanghai e vuoi fare carriera, il governo ti dirà ok, forse ti promuoviamo, ma prima facci vedere cosa sai fare in una delle scuole più difficili?». 
Non dipende anche dal sistema culturale, dai valori radicati nella società? Non giocano un ruolo anche le «madri tigri» asiatiche?«Non nego che la cultura abbia un impatto profondo, ma dobbiamo chiederci: la cultura è ereditata, ci arriva da fuori, dagli antenati, o è creata da noi, da quel che facciamo ogni giorno? La cultura o le tradizioni spesso sono usate come una scusa per rassegnarsi. Pensiamo alla Polonia: negli anni 2000 era sotto la media. Nel 2009, veloce progresso. La Polonia non ha cambiato cultura, ha cambiato il suo sistema educativo». 
«Torniamo all'Italia: nel primo test PISA, mediocre. Da allora, rapido miglioramento. E potremmo ottenere ancora di più se accettassimo di essere più responsabili: genitori, insegnanti, allievi, presidi. Dovremmo tutti sentirci attori, più che oggetti passivi, della cultura». 
Quale consiglio dà ai Paesi europei in marcia ma ancora indietro, come l'Italia? «La scuola non può più essere una specie di lotteria... Una grande ruota della fortuna che ha il compito di tirare fuori dal mucchio i più dotati. Dobbiamo pensare a migliorare i risultati di tutti. Pretendere successi straordinari da alunni ordinari». 
Montefiori Stefano

domenica 15 dicembre 2013

Gospel che parlano all'anima: il concerto di Natale delle scuole Faes






In questo bel video si coglie la magia del gospel. Si tratta di un flash mob messa in scena all’interno di un supermercato della catena Woolworths in collaborazione con il coro gospel di Soweto per onorare la memoria di Nelson Mandela.
La canzone scelta per la celebrazione è Asimbonanga, cioè “non abbiamo visto”, un testo scritto per sollecitare la liberazione di Mandela durante i suoi 27 anni di carcere.
Il gospel è capace di evocare una magia speciale, richiamando valori che si nascondono nel profondo del nostro cuore.
E che potremo ritrovare nel concerto che le scuole Faes propongono per venerdì 20 dicembre presso il Teatro di via Visconti d’Aragona. Il coro gospel UnaVoce, diretto dal maestro Alexander Zielinski accompagnato al pianoforte dal maestro Roberto Binetti si esibirà nelle più belle canzoni di Natale.

Vi aspettiamo.

venerdì 13 dicembre 2013

Le letterina di Natale è anche un modo per crescere...e qualcuno vuole abolirla!!

La letterina di Babbo Natale, un classico di questo periodo. Ci sono bambini che iniziano a Novembre a ritagliare immagini su cataloghi di giochi, fare l'elenco delle cose. La letterina diventa anche stimolo per la creatività quasi: che ci incolla le immagini, chi utilizza il pc, chi fa lista della spesa, chi scrive pagine e pagine di parole destinate a quel nonno con la barba bianca lunga e vestito di rosso. Insomma, una sicurezza e una tradizione certa. Per lo meno fino a qualche giorno fa: ho infatti letto sul Corriere un articolo in cui si dice che alcuni genitori ritengono che far mettere su carta le speranze (con in pole position le novità martellate senza tregua dalla tv) abbia un valore diseducativo e che, in tempi di crisi, sia importante (e necessario) non incentivare il consumismo. Ma questo è giusto o sbagliato? 

L'articolo continua proponendo un'intervento che viene direttamente dall'Università Cattolica di Milano: Manuela Cantoia, docente della Spae, Servizio di Psicologia Apprendimento ed Educazione, : «Che errore abolirla. Non è vero che non abbia valore, semmai è proprio il contrario».La dottoressa Cantoia afferma infatti che la lettera insegna il valore dell’attesa, aiuta a coltivare i desideri e a compiere scelte, ma è chiaro che il bambino va guidato, a tutte le età.
Per far capire ai più piccoli questa attesa, dal momento che non hanno il senso del tempo, una bella idea è quella di evitare di proporla tanto tempo prima, ma aspettare che si avvicini il giorno di Natale e creargli un conto alla rovescia, un calendario dell'avvento che scandisca il tempo e che lo aiuti a capire che scopo ha fare la letterina. 
Un altro punto importante citato dalla dottoressa è la lunghezza. «La lettera non è la lista della spesa dove si segnano tutte le cose che mancano in dispensa - sottolinea. - Uno, due, tre regali importanti, a seconda delle proprie possibilità, e poi una serie di piccole richieste». La dottoressa aggiunge che la lettera non va necessariamente chiusa subito: a volte c’è proprio bisogno di tempo per riflettere sulle scelte, far emergere i desideri, le priorità. Può quindi rimanere appesa al frigorifero anche per giorni e modificata seguendo i nuovi impulsi. «E, una volta spedita inizia il tempo dell’attesa: è una tappa importante, forse la prima vera occasione per imparare ad attendere».
E voi che ne pensate? Com'è la letterina dei vostri figli?