venerdì 14 febbraio 2014

Lettera ad Umberto Eco per un nipotino immaginario... "Studiare a memoria"

Caro nipotino mio,
non vorrei che questa lettera natalizia suonasse troppo deamicisiana, ed esibisse consigli circa l’amore per i nostri simili, per la patria, per il mondo, e cose del genere. Non vi daresti ascolto e, al momento di metterla in pratica (tu adulto e io trapassato) il sistema di valori sarà così cambiato che probabilmente le mie raccomandazioni risulterebbero datate.
Quindi vorrei soffermarmi su una sola raccomandazione, che sarai in grado di mettere in pratica anche ora, mentre navighi sul tuo iPad, né commetterò l’errore di sconsigliartelo, non tanto perché sembrerei un nonno barbogio ma perché lo faccio anch’io.
Ma non è di questo che volevo parlarti, bensì di una malattia che ha colpito la tua generazione e persino quella dei ragazzi più grandi di te, che magari vanno già all’università: la perdita della memoria.

È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa. Sarebbe un poco come se, avendo imparato che per andare da via Tale a via Talaltra, ci sono l’autobus o il metro che ti permettono di spostarti senza fatica (il che è comodissimo e fallo pure ogni volta che hai fretta) tu pensi che così non hai più bisogno di camminare. Ma se non cammini abbastanza diventi poi “diversamente abile”, come si dice oggi per indicare chi è costretto a muoversi in carrozzella. Va bene, lo so che fai dello sport e quindi sai muovere il tuo corpo, ma torniamo al tuo cervello.

La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria.
Quindi ecco la mia dieta. Ogni mattina impara qualche verso, una breve poesia, o come hanno fatto fare a noi, “La Cavallina Storna” o “Il sabato del villaggio”. E magari fai a gara con gli amici per sapere chi ricorda meglio. Se non piace la poesia fallo con le formazioni dei calciatori, ma attento che non devi solo sapere chi sono i giocatori della Roma di oggi, ma anche quelli di altre squadre, e magari di squadre del passato (figurati che io ricordo la
formazione del Torino quando il loro aereo si era schiantato a Superga con tutti i giocatori a
bordo: Bacigalupo, Ballarin, Maroso eccetera). Fai gare di memoria, magari sui libri che hai
letto (chi era a bordo della Hispaniola alla ricerca dell’isola del tesoro? Lord Trelawney, il
capitano Smollet, il dottor Livesey, Long John Silver, Jim…) Vedi se i tuoi amici ricorderanno chi erano i domestici dei tre moschettieri e di D’Artagnan (Grimaud, Bazin, Mousqueton e Planchet)… E se non vorrai leggere “I tre moschettieri” (e non sai che cosa avrai perso) fallo,
che so, con una delle storie che hai letto. 


Sembra un gioco (ed è un gioco) ma vedrai come la tua testa si popolerà di personaggi, storie, ricordi di ogni tipo. Ti sarai chiesto perché i computer si chiamavano un tempo cervelli
elettronici: è perché sono stati concepiti sul modello del tuo (del nostro) cervello, ma il nostro
cervello ha più connessioni di un computer, è una specie di computer che ti porti dietro e che
cresce e s’irrobustisce con l’esercizio, mentre il computer che hai sul tavolo più lo usi e più
perde velocità e dopo qualche anno lo devi cambiare. Invece il tuo cervello può oggi durare sino a novant’anni e a novant’anni (se lo avrai tenuto in esercizio) ricorderà più cose di quelle che ricordi adesso. E gratis.

C’è poi la memoria storica, quella che non riguarda i fatti della tua vita o le cose che hai letto, ma quello che è accaduto prima che tu nascessi.
Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena
incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si
poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene - a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto). Ecco, la vita è come un film dei tempi miei. Noi entriamo nella vita quando molte cose sono già successe, da centinaia di migliaia di anni, ed è importante apprendere quello che è accaduto prima che noi nascessimo; serve per capire meglio perché oggi succedono molte cose nuove.


Ora la scuola (oltre alle tue letture personali) dovrebbe insegnarti a memorizzare quello che è accaduto prima della tua nascita, ma si vede che non lo fa bene, perché varie inchieste ci
dicono che i ragazzi di oggi, anche quelli grandi che vanno già all’università, se sono nati per caso nel 1990 non sanno (e forse non vogliono sapere) che cosa era accaduto nel 1980 (e non parliamo di quello che è accaduto cinquant’anni fa). Ci dicono le statistiche che se chiedi ad alcuni chi era Aldo Moro rispondono che era il capo delle Brigate Rosse - e invece è stato ucciso dalle Brigate Rosse.
Non parliamo delle Brigate Rosse, rimangono qualcosa di misterioso per molti, eppure erano il presente poco più di trent’anni fa. Io sono nato nel 1932, dieci anni dopo l’ascesa al potere del fascismo ma sapevo persino chi era il primo ministro ai tempi dalla Marcia su Roma (che cos’è?).

Forse la scuola fascista me lo aveva insegnato per spiegarmi come era stupido e cattivo quel ministro (“l’imbelle Facta”) che i fascisti avevano sostituito. Va bene, ma almeno lo sapevo. E poi, scuola a parte, un ragazzo d’oggi non sa chi erano le attrici del cinema di venti anni fa mentre io sapevo chi era Francesca Bertini, che recitava nei film muti venti anni prima della mia nascita. Forse perché sfogliavo vecchie riviste ammassate nello sgabuzzino di casa nostra, ma appunto ti invito a sfogliare anche vecchie riviste perché è un modo di imparare che cosa accadeva prima che tu nascessi.
Ma perché è così importante sapere che cosa è accaduto prima? Perché molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi e in ogni caso, come per le
formazioni dei calciatori, è un modo di arricchire la nostra memoria.
Bada bene che questo non lo puoi fare solo su libri e riviste, lo si fa benissimo anche su
Internet. Che è da usare non solo per chattare con i tuoi amici ma anche per chattare (per così dire) con la storia del mondo. Chi erano gli ittiti? E i camisardi? E come si chiamavano le tre caravelle di Colombo? Quando sono scomparsi i dinosauri? L’arca di Noè poteva avere un timone? Come si chiamava l’antenato del bue? Esistevano più tigri cent’anni fa di oggi? Cos’era l’impero del Mali? E chi invece parlava dell’Impero del Male? Chi è stato il secondo papa della storia? Quando è apparso Topolino?

Potrei continuare all’infinito, e sarebbero tutte belle avventure di ricerca. E tutto da ricordare.
Verrà il giorno in cui sarai anziano e ti sentirai come se avessi vissuto mille vite, perché sarà
come se tu fossi stato presente alla battaglia di Waterloo, avessi assistito all’assassinio di GiulioCesare e fossi a poca distanza dal luogo in cui Bertoldo il Nero, mescolando sostanze in un mortaio per trovare il modo di fabbricare l’oro, ha scoperto per sbaglio la polvere da sparo, ed è saltato in aria (e ben gli stava). Altri tuoi amici, che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita, la loro, che dovrebbe essere stata assai malinconica e povera di grandi emozioni.

Coltiva la memoria, dunque, e da domani impara a memoria “La Vispa Teresa”.

giovedì 13 febbraio 2014

Una vacanza per la famiglia con le famiglie!


Ci stiamo lentamente avvicinando verso la fine dell'inverno ed è quindi questo il momento giusto per cominciare a pensare alle vacanze estive... ovviamente "firmate" Faes.

Sono diverse le opportunità di svago e relax per l'estate, alcune già sicure, altre al momento ancora in cantiere.

- Confermata la vacanza a Bellamonte (Predazzo - TN) in Valle di Fiemme, sulle Dolomiti. Il periodo sarà da domenica 17 agosto a domenica 31 agosto 2014. Si suggerisce di affrettarsi a prenotare perchè in tanti lo stanno già facendo.
Per informazioni rivolgersi a Fabrizio Rapino famiglieinvacanza@faesmilano.it

- Contemporaneamente Maurizio Bricchi ed altri amici dell'Associazione Sesto Più stanno nuovamente organizzando una vacanza analoga a Ponte di Legno. Il periodo sarà probabilmente di una sola settimana, quella da domenica 17 a domenica 24 agosto 2014.
Riferimento Maurizio Bricchi famiglieinvacanza@sestopiu.it
- Anche Giuseppe Guarna ed altri amici si stanno muovendo per una vacanza montanara. La destinazione non è ancora certa, per ora la località più probabile è in Alto Adige, a San Giacomo in Valle Aurina. Con tutta probabilità il periodo sarà da sabato 2 a sabato 9 agosto... le date sono ancora da confermare ma vi terremo aggiornati.
Riferimento Giuseppe Guarna giuseppeguarna@live.com
Nei casi di cui sopra si tratta sempre di soggiorni di tipo alberghiero, in "pensione completa" ed in montagna.

- Per gli amanti delle cose belle e delle cose buone ma all'insegna del riposo nella tranquilla Toscana, segnaliamo La Casa sulla Roccia, antico casale del XI secolo nelle vicinanze di Arezzo, in una posizione ottimale per visite culturali e naturalistiche. Periodo ancora da concordare nei mesi di luglio e agosto.
Per informazioni info@lacasasullaroccia.com


Ma non è finita qui.

- Per chi preferisce il mare segnaliamo anche la possibilità di un soggiorno, con sistemazione di tipo residence, a Selva di Fasano, in Puglia,  presso il residence Il Borgo del Mirto, aperto in tutto il periodo estivo.
Per informazioni e riferimenti: bepidemario@gmail.com, info@bdmitalia.com

Insomma, l'estate è ancora lontana ma è bene programmarla per tempo... insieme alla famiglia Faes!

martedì 11 febbraio 2014

Gli adolescenti e la rete... 10 passi per renderla sicura


di Elvira Serra

  • I genitori devono accompagnare i figli, essere per loro interlocutori attivi. Non saranno mai al passo con generazioni che sono nate in Internet, ma possono dimostrarsi capaci di affrontare e condividere esperimenti/dubbi nelle situazioni più delicate.

  •  La scuola non può escludere dai propri spazi la cultura digitale. Anche gli insegnanti devono essere (in)formati.

  •  I provider e le aziende che operano nella Rete devono continuare a cercare modi di agire in modo responsabile. Stabilire una strategia di autoregolamentazione che venga costantemente aggiornata.

  •  La libertà nella Rete, di cui i nickname fanno parte, è una conquista e non va demolita a colpi di legge. Ma tutti, soprattutto i giovani, siano al corrente del fatto che l’anonimato – in caso di denunce – può essere smontato dalla polizia postale.

  • Denunciare un cyberbullo è possibile. Ma uno strumento poco conosciuto è l’ammonimento del questore: a lui il compito di chiamare l’interessato e avvertirlo che è sotto osservazione. Spesso questa strada, che esclude azioni penali, risulta efficace.

  •  Usare il gruppo come strumento per contrastare i cyberbulli. Aiutare i ragazzi a creare un contro movimento che dia sostengo a chi è stato preso di mira
    •  Creare consapevolezza tra i ragazzi: portarli a chiedersi, prima di pubblicare una frase o una foto, se la vorrebbero leggere/vedere se fosse riferita a loro
    • Mostrare ai più giovani i rischi di un uso disinvolto della Rete che lascia tracce difficilmente cancellabili nel tempo.

  •  Mostrare di condividere con i ragazzi le potenzialità positive della Rete. Di conoscenza, esperienza, vicinanza. Non cedere all’equazione della paura per cui rischio = danno.

  • Avanzare a piccoli passi, consapevoli che siamo davanti a un cambio di paradigma. Che vecchie parole come regole, leggi, codice si sono svuotate. I rischi nella Rete costituiscono un problema aperto che va affrontato senza ideologie.

Quanto incide la Rete sulle nuove generazioni? Moltissimo.
Ai nostri tempi per fare una ricerca andavamo in biblioteca o dalla compagna di classe che aveva l’enciclopedia universale; agli amici di penna scrivevamo sporadiche lettere in un corsivo incerto; e per incontrare qualcuno andavamo in parrocchia. Oggi tutte queste cose si possono fare restando nella propria cameretta con il computer o lo smartphone accesi. 

È di sicuro una opportunità, con un potenziale sterminato. Ma bisogna mettere in conto i rischi. Un adolescente/bambino che naviga da solo su Internet può incorrere nel Gatto e la Volpe versione 2.0.«Adescamento online, gioco d’azzardo, furto della personalità, cyberbullismo, addiction»: il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo ha illustrato il peggio del Web per lanciare un appello alla vigilia del «Safer Internet Day 2014», la giornata voluta dieci anni fa dalla Commissione europea e da Inhope (International Association of Internet Hotlines) per promuovere un uso responsabile dei nuovi media.
Caffo ha anticipato l’appuntamento con un convegno che si è svolto nella Sala Montanelli del Corriere della Sera a Milano, dove docenti, esponenti delle istituzioni, insegnanti, tecnici si sono confrontati con degli interlocutori molto particolari: gli studenti delle medie e delle superiori. A loro è stato chiesto che cosa li spaventa di più della Rete e come possiamo aiutarli a sfruttarne le potenzialità. La risposta più forte è stata una: non lasciateci soli. Ed è stato questo il filo conduttore di tutti gli interventi improntati all’autocritica, che hanno portato a definire una sorta di decalogo per creare, davvero, #laretechecipiace.
Sul palco si sono avvicendati parlamentari italiani ed europei, esponenti di Prefettura e Questura, psicologi, pedagogisti, manager delle aziende che operano sul Web. Il viceministro allo Sviluppo economico Antonio Catricalà ha messo in evidenza che Internet non è «gratis» come si pensa: «Tutte le informazioni che digitiamo le paghiamo di persona, sono la nostra ricchezza e dobbiamo vigilare perché nessuno ce la sottragga».
L’ex ministro Michela Vittoria Brambilla ha proposto di rendere obbligatoria l’educazione digitale nella scuola dell’obbligo. Il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno ha ricordato che ci sono degli strumenti per liberarsi dei «molestatori» online, siano cyberbulli o altro, e sono la denuncia o, prima ancora, l’ammonimento del questore.«Bisogna procedere per gradi, e il vostro primo punto di riferimento devono essere i genitori e la scuola», ha detto.
Esistono anche modelli di Rete che funziona, ha evidenziato il direttore diWiredMassimo Russo, nelle vesti del moderatore. Un esperimento a tema è quello di Twigis, community per bimbi, di cui ha parlato Enrico Fili, direttore Rcs E-commerce New Digital Business.

venerdì 7 febbraio 2014

Tornei open di Scacchi presso la scuola Faes Argonne


La pratica degli scacchi
potenzia caratteristiche mentali come la memoria, la concentrazione lunga, il pensiero creativo, il problem solving, l'analisi e la sintesi. Mentre dal punto di vista formativo vengono sviluppati il rispetto dell'avversario, la valorizzazione del confronto e la valorizzazione dell'equipe nell'analisi di un problema.

Proprio per tutti questi motivi le scuole Faes danno tanta importanza a questa antica disciplina.

Ecco il calendario dei tornei “open” di scacchi che avranno luogo anche in quest’anno scolastico al sabato, sempre a cura del nostro docente, il maestro Francesco Carvelli.
Qui potete trovare il link per accedere al form per registrarsi all’evento (ricordiamo che la registrazione è obbligatoria):
http://faesmi.it/1eBML0m
La sede dei tornei sarà sempre la scuola Argonne in via Fossati.
Calendario 2014:
  • SABATO 22 FEBBRAIO
  • SABATO 29 MARZO
  • SABATO 12 APRILE
  • SABATO 24 MAGGIO

Le modalità di svolgimento dei tornei:
  • iscrizione obbligatoria e gratuita
  • saranno premiati i primi 5 classificati
  • 6 turni di gioco
  • partecipazione aperta agli studenti di tutte le scuole
  • iscrizioni a partire dalle ore 9
  • inizio gare alle ore 9.30
  • fine gare alle ore 12.30 circa

Addio Storia dell'Arte...è stato bello ma è finito...purtroppo!

Abolita l'arte nelle scuole.  Per fortuna non abolita del tutto, ci arriveremo però se andiamo avanti così.
La notizia è di poco tempo fa, la Storia dell’arte non tornerà nelle scuole come materia di studio. Malgrado la raccolta firme, le pressioni e gli appelli di reintrodurre la materia uccisa dall’ex ministro Maria Stella Gelmini con la sua legge di riforma del sistema scolastico (nn. 133 e 169/2008) che ne ha cancellato o drasticamente ridotto l’insegnamento.
Infatti la riforma Gelmini, oltre che all'abolizione degli Istituti d'Arte, ha imposto e richiesto la riduzione delle discipline artstiche nei Licei Artistici, l'eliminazione della materia «Storia dell’arte» dai bienni dei Licei classici e linguistici, dagli indirizzi Turismo e Grafica degli Istituti tecnici e dei professionali; l'eliminazione di «Disegno e Storia dell’arte» dai bienni dei Licei scienze umane e linguistici; «Disegno e Storia dell’arte» cancellati dal «nuovo» Liceo sportivo; e per ultimo è stata tolta la materia «Disegno» nei trienni di questi ultimi «ambiti formativi»
BloggokinArte1
Una cosa abberrante. Una riforma insensata che non solo ha spazzato via la cultura dell’Arte, ma anche tutte quelle materie che erano le base di buona parte della nostra storia e del famoso “made in Italy“, quelle che una volta venivano chiamate arti applicate come il design, la moda, la grafica, la nostra eccellenza creativa è morta con quella riforma.
Negli ultimi due anni si sono moltiplicati i tentativi di far rinascere la disciplina e tutto il sapere perduto. Appelli incessanti tra 2012 e 2013 non sono serviti, compresa una clamorosa raccolta di 15mila firme sostenuta dallo stesso Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray. Fino ad arrivare il il 31 ottobre 2013 era finalmente arrivato in Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera l’emendamento «C 1574-A» presentato da Celeste Costantino, deputata di Sel, per il «Ripristino della Storia dell’arte nella Scuola secondaria». Il sì sembrava scontato ma alla fine l’emendamento «non ha trovato ascolto»…
Bocciato
Perché, dice la motivazione della maggioranza della Commissione, reintrodurre la materia…

«Significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla».

E' una cosa davvero umiliante,  sapere che i nostri figli non impareranno mai sui banchi di scuola che LeonardoMichelangelo e Donatello non sono le Tartarughe Ninja
E' davvero vergognoso sapere di vivere in un paese che dovrebbe e potrebbe vivere di turismo culturale, di beni artistiche, un paese che dovrebbe essere visitato e amato per la storia che rappresenta e per la cultura artistica e che invece stenta a sopravivere.
BloggokinArte2
Cosa sarà della nostra cultura fra 5/6 anni? Chi si ricorderà i nomi delle opere, degli autori, dei quadri e delle sculture, dei monumenti e delle statue. Che generazioni stiamo crescendo?
I ragazzi di Bloggokin  hanno immaginato un futuro non troppo lontano dove ì ragazzi e le ragazze vedranno un’opera d’arte e (non avendola studiata mai nelle scuole) gli daranno un titolo loro, di fantasia. Un titolo falso per un falso sapere artistico. Fa paura...ma potrebbe essere un futuro non così irreale...
Nota del 9 febbraio: per correttezza riportiamo questo link che cita altre voci, ufficiali, sul tema storia dell'arte a scuola:  pare che si stia lavorando per introdurla nuovamente. ! Non possiamo che esserne felici

mercoledì 5 febbraio 2014

Carlotta, la bolla che rende il web più educativo!

“Carlotta. Una bolla di sapone” è la prima avventura illustrata di due giovani creativi scaligeri. 

L’innovazione del progetto educativo di Silvia Melotto e Mattia Allegro sta nel proporre una storia per bambini da 0 a 6 anni in formato digitale, sotto forma di eBook scaricabile dal web attraverso il link www.lulu.com/spotlight/CarlottaLaBolla e stampabile ogni qualvolta lo si desidera.




Silvia, laureata in Scienze dell’Educazione ha imparato a conoscere i gusti dei bambini in fatto di libri nella pluriennale esperienza in Asilo Nido. Mattia, laureato in Design Industriale e creativo di nascita, ha da sempre coltivato la passione per il disegno e la grafica. Così unendo i saperi dell’una e dell’altro è nato il personaggio di Carlotta, le cui avventure in rima sono scritte da Silvia e abilmente raffigurate da Mattia.

Matteo
Silvia e Mattia mettono in risalto la fruibilità delle storie di Carlotta, giustificando la scelta innovativa del mezzo digitale per la divulgazione. “Oggigiorno abbiamo a che fare con bambini che già da piccolissimi sono in grado di utilizzare dispositivi come smart-phone o tablet. Quindi perché non mettere a loro disposizione il più educativo dei mezzi, cioè il libro, in forma accattivante come un eBook?” . 


Silvia 
La gratuità del web viene sfruttata dai ragazzi anche per pubblicizzare il loro progetto,  attraverso il più popolare dei social network. I fans di Carlotta possono infatti avere tutte le news e interagire con gli autori sulla pagina  www.facebook.com/CarlottaLaBolla

lunedì 3 febbraio 2014

I nuovi giochi, che rendono uniti!!

«Ho vinto!». Un nuovo giro nella giostra, lo sguardo ammirato dei compagni di gioco: non importa cosa si conquista, quello che conta è il primo posto. Ogni giornata dei nostri figli è scandita da una piccola vittoria conquistata sul campo di gioco: un assaggio di quella competizione che scandirà la vita da adulti.  Adesso che l’infanzia appare come la parentesi più breve nella vita dell’uomo, con la fretta di diventare prima possibile adolescenti, il mondo dei giochi recupera quella dimensione serena di gruppo senza scopo di «lucro».
Non si vincono premi, nessuno è secondo, la vittoria appartiene alla squadra: al posto dei giochi competitivi, si stanno facendo strada i giochi cooperativi che insegnano a condividere gli obiettivi e a collaborare in vista di un successo comune. Da conquistare con generosità, abilità e strategie utili a tutti. In Woolfy, il nuovo gioco Djeco, il lupo è il nemico comune da battere: la favola dei tre porcellini è stata trasformata in un gioco di squadra in cui i giocatori devono costruire una casa di mattoni per mettere al sicuro i porcellini prima che il lupo li acchiappi. Lo stesso spirito anima «Little cooperation» (Djeco), dove sulla banchisa quattro pinguini cercano di tornare nel loro igloo mentre il ponte di ghiaccio è a rischio di crollo: i giocatori (da 3 a 6 anni) devono ingegnarsi per portarli a casa. Il corvo che minaccia la frutta appesa sugli alberi è il nemico contro il quale fare fronte comune nel «Frutteto» (Haba): i giocatori (3-6 anni) lanciano il dado e colgono il frutto indicato, ma se esce l’immagine del corvo, si perde il raccolto.

Il recupero dei giochi cooperativi appare come un ritorno a una dimensione «gentile» della vita: molti dei giochi tradizionali, come il girotondo, sono nati cooperativi, soprattutto quelli giocati dalle bambine. Secondo il pedagogo Ruth Dirx la competizione è subentrata nei giochi maschili per preparare i ragazzini ad un atteggiamento di attacco-difesa necessario in una cultura arrivista. Proprio sull’abbattimento delle barriere di genere (non solo maschio-femmina, ma anche culturali e sociali) si incentra Cuntala («raccontala», in siciliano, www.cuntala.com), il nuovo gioco creato da Barbara Imbergamo e sostenuto con un crowdfunding di 150 pesone che hanno contribuito a finanziare la stampa delle carte.
Da sempre attenta ai temi della multiculturalità, mamma di «una femmina e un maschio e direi così anche se la femmina non fosse la primogenita», Barbara Imbergamo ha deciso di creare un gioco che sovvertisse i luoghi comuni osservando i suoi figli. «Anche se cresciuti in una famiglia anticonformista, notavo molte categorie stereotipate nei loro discorsi». Le 44 carte del gioco, tradotte in più lingue e divise in quattro categorie (personaggi, oggetti, azioni e aggettivi), vengono distribuite tra i giocatori che partendo da una carta possono costruire la loro storia. I soggetti sono diversi da quelli dell’immaginario tipico dei bambini: non ci sono fate o ballerine, ma una sindachessa africana, una muratrice, un ostetrico o una famiglia arcobaleno. Sfogliando le carte successive si amplia il racconto: l’idea è di costruire una storia insieme, venendo a contatto indirettamente con situazioni inconsuete, ma senza premiare il racconto migliore.
Il piacere di giocare è forse l’elemento più importante che distingue i giochi cooperativi dai giochi competitivi e dalle gare. Lo conferma anche Sigrid Loos, formatrice e consulente della crescita, laureata in pedagogia a Dortmund e autrice del volume scritto con Rita Vittori «99 giochi è più cooperativi» (Notes), in cui nessuno vince, nessuno perde, nessuno viene escluso.
Da ipovedente ha vissuto personalmente il disagio di giocare in modo competitivo. «Per questo ho trasformato il gioco della sedia in modo che nessuno venga tagliato fuori: nel momento in cui uno perde la sua sedia, può appoggiarsi a quella di chi è ancora in gara, fino a creare un divertente mucchio finale». La sua esperienza è maturata durante un tirocinio in una chiesa valdese italiana, dove ha sviluppato i new games, i giochi «di fiducia» nati con il movimento pacifista anti Vietnam.
Osservatrice delle dinamiche ludiche, ha messo a fuoco il rischio della competizione: i bambini deboli che non riescono mai a vincere non vogliono più giocare, ma anche quelli che primeggiano entrano in un’ansia da prestazione che a volte sfocia nel rifiuto del gioco. «Il senso di tutto lo ha riassunto un bimbo di 8 anni che mi ha detto: “Nei giochi competitivi ci sfoghiamo, con quelli cooperativi ci divertiamo e facciamo la pace”». La collaborazione è l’anima anche dei «serious games», i nuovi videogiochi intelligenti.
Uno dei più apprezzati è «Come se» (Ticonblu), che simula la vita quotidiana così come viene percepita da chi è affetto da dislessia: in questo modo i bambini imparano a mettersi nei panni dei compagni dislessici e il game over rappresenta l’acquisizione di una conoscenza, non di un punteggio.


di Michela Proietti - corriere della sera. la ventisettesima ora - 11 Gennaio 2014