mercoledì 2 ottobre 2013

Educare in piazza: "Le Piano Vivant"


Un brillante esempio di marketing unconventional che unisce però agli obiettivi di pubblicità un sottofondo...educativo.
TFO è una emittente canadese che da 25 anni produce e trasmette contenuti educativi e d’intrattenimento in lingua francese, rivolti in particolare ad un pubblico in età scolare. Ha deciso di fare un restiling del brand e, insieme ad un'agenzia di pubblicità, ha mesos in piedo una campagna di awareness di cui il più recente prodotto è l’iniziativa “Le piano vivant / Living Piano“.

Cosa hanno fatto quindi? Beh, hanno creato un’installazione vivente, un ambient umano che è stato realizzato in collaborazione con il Festival d’Opéra de Québec, per creare un pianoforte composto da cantanti lirici. I passanti sono stati invitati a salire e passeggiare sui tasti del pianoforte: azionando ciascuno di essi, uno o più dei cantanti iniziavano ad emettere un suono ben preciso, fino a costruire intere melodie.


(Purtroppo il video è stato rimosso da YouTube, ci spiace non potervi mostrare la spettacolarità dell'evento)



lunedì 30 settembre 2013

Twigis, il social network per bambini: futuro possibile o un abbattimento della vita reale?

Nato in Israele, con un investimento di 7 milioni dollari, sta sbarcando in giro per il Mondo (è già attiva in Russia, Turchia, Egitto, Giordania, Argentina e Brasile) e conta già 4 milioni di utenti unici. Stiamo parlando di Twigis, il nuovo social network per bambini tra 6 e 12 anni. 

Questa piattaforma permette ai bambini di incontrarsi e svolgere varie attività: costruire fumetti animati e condividerli; frequentare mondi virtuali dove si comunica attraverso la chat; hanno a disposizione una posta elettronica personale che adoperano per scambiarsi messaggi soltanto all'interno della loro community e senza contatti con l'esterno. I bambini hanno anche la possibilità di partecipare al blog della piattaforma e hanno a disposizione giochi interattivi. Ogni utente ha un profilo personale che può condividere o meno con gli altri utenti.
L'idea nasce dalla considerazione che “I bambini ormai apprendono attraverso la rete. È necessario però che si muovano in un ambiente pensato per loro” (Giuliano Noci, docente di marketing al Politecnico di Milano.)
Per garantire divertimento senza problemi ai bambini e senza andare contro la privacy,  le news  sono selezionate, le chat sono controllate, i giochi sono adatti alla loro età e esiste una moderazione costante e filtrata sui forum, che si sviluppano attorno a temi adatti.  Su Twigis tutte le attività e i post sono costantemente moderati e controllati: ogni discussione o messaggio viene sottoposto ad approvazione prima di poter essere pubblicato, in modo da proteggere i ragazzi da contenuti inappropriati. La sicurezza viene garantita da un software ma anche da un team in carne e ossa che monitora i contenuti delle conversazioni. Ma non solo. Esiste pure un innovativo sistema anti bulli. Se infatti i moderatori si accorgono che un utente prende di mira qualcun altro, possono metterlo in quarantena, per un giorno, due settimane o un mese, bannandolo dal sito. Una sorta di punizione dunque, che può trasformarsi anche in un’espulsione definitiva e in un avviso ai genitori. Poi, niente fotografie. Solo avatar colorati e divertenti.
Oltre a garantire la riservatezza assoluta dei dati, Twigis dichiara anche guerra al target behavioural, lo stalking via banner che ormai imperversa su Internet: aderendo al Coppa (il Children’s Online Privacy Protection Act) e facendo della protezione degli utenti uno dei loro cavalli di battaglia”, spiega l'amministratore delegato di Tweegee Shay Bloch. Una bella differenza, dunque, rispetto ai social network “tradizionali” come Facebook e Twitter, dove gli utenti minorenni accedono a contenuti e funzioni pensate per un pubblico adulto.

Ricordiamoci però che la vita non è solo dentro ad un computer. 

mercoledì 25 settembre 2013

Creatività prima di tutto! OVs Kids e Guggenheim di Venezia

Creatività prima di tutto! Eh si, non è mai presto per insegnare ai bambini ad essere creativi.
Vogliamo presentarvi il nuovo progetto Kids Creative Lab di quest'anno, sempre in collaborazione con OVS Kids e Guggenheim.
Il nuovo progetto si chiama "Tessere" e come è facile immaginare girerà intorno all'argomento 'mosaico'.
Ai bambini partecipanti (la modalità è come nella prima edizione: singoli o con la propria classe) verrà fornito un Kit d'Artista che comprenderà un sacchetto di tessere di vetro riciclato.tessereLe tessere avranno colori diversi a seconda della regione, e tutti contribuiranno a costruire una mappa del nostro paese con le tonalità proprie di ciascuna area.
I bambini dovranno creare la propria opera che di nuovo verrà assemblata ed esposta al Guggenheim di Venezia dal 25 aprile al 4 maggio 2014.
Per informazioni e iscrizioni:

lunedì 23 settembre 2013

"I compiti? Inutili. Anzi: dannosi" - Sarà vero?

I compiti, tutti li abbiamo fatti, tutti li stiamo facendo e tutti li faremo. Odiati dagli studenti, e a volte anche dai loro genitori!

Secondo Maurizio Parodi, preside, autore di Basta compiti! Non è così che si impara (Sonda), sono una perdita di tempo. "Nessuno ha mai dimostrato che servano. Secondo alcuni studi, dopo tre mesi, i ragazzi hanno già dimenticato quello che hanno ripetuto. Di fatto, i prof delegano l’apprendimento ai genitori. Così, chi non ha una famiglia in grado di aiutare, resta indietro. E, con lo spauracchio del voto basso, si ottiene solo di annoiare mortalmente gli alunni. Il risultato? I nostri diplomati sono tra i più ignoranti del mondo".
I compiti? Inutili. Anzi: dannosiCorbis
Continua Parodi dicendo: "Un senso i compiti potevano averlo in passato «quando la scuola era l’unica fonte d’informazione. Oggi il problema non è acquisire le nozioni, ma fornire gli strumenti per gestirle".
Ma quindi le ore di lezione possono bastare? Secondo Parodi sì, purché si cambi la didattica: "Basterebbe mettere i ragazzi nelle condizioni di voler imparare, aiutarli a cooperare. Ho visto studenti di un istituto professionale che lavoravano in gruppo su progetti loro; si può fare. Purché i prof la smettano di fare i primi attori con la lezione frontale e diventino registi".
Cosa ne pensate? Genitori e professori, secondo voi compiti si o compiti no?

venerdì 20 settembre 2013

Flickr e Twitter entrano in classe

Grazie alle nuove tecnologie e alle nuove possibilità offerte da smartphone e compagnie telefoniche, tra i 9 e i 16 anni, sei ragazzi su dieci si connettono ogni giorno ad Internet. L'85% di questi ragazzi naviga in Rete per fare compiti. Questi dati arrivano dalla ricerca Eu Kids Online (finanziata dall’Ue e coordinata dalla London School of Economics and Political Science). 
Le  statistiche di Facebook rivelano invece che, su 24 milioni di italiani registrati sul social, il 13% ha tra i 13 ed i 18 anni ed il 19% tra i 19 ed i 24. Mettendo insieme i risultati dei due studi, appare chiaro che molti studenti italiani si connettono a internet e ai social e molti di loro usano la Rete anche come supporto per i compiti e lo studio. Ma allora, perché non tenerne conto, ora che è iniziato l'anno scolastico?
A dare dei suggerimenti al riguardo ci ha pensato la testata americana Mashable fornendo le “istruzioni per l’uso” dei social durante le lezioni. Ecco alcuni spunti per gli insegnanti:
Incoraggiare gli studenti a condividere il loro lavoro grazie ai social – per esempio, i lavori artistici si possono fotografare e pubblicare su Flickr con una tag comune, ma con i nuovi album condivisi su Facebook (che permettono a un gruppo di massimo 50 utenti di caricare un massimo di 10mila foto) anche le foto di una gita scolastica, il materiale per una ricerca o gli scatti che documentano le fasi di un progetto possono essere messi a disposizione di tutti;
Utilizzare gli hashtag per facilitare la discussione – un seminario, una conferenza, un ospite che interviene durante le lezioni? Creare un filo conduttore mediante un hashtag e ricreare l’evento mediante storify può essere una soluzione diversa dai soliti appunti;
Spronare gli studenti a creare un blog – da un lato, possono imparare a muovere i primi passi sul web occupandosi dei propri interessi. Dall’altro, può diventare un biglietto da visita da utilizzare per farsi conoscere anche dopo il diploma o la laurea;
Risalire alle fonti delle informazioni – una volta, per le ricerche, ci si incontrava in biblioteca e si spulciavano volumi su volumi. Ma se bisogna preparare un approfondimento su un argomento, non è meglio contattare direttamente l’esperto che se ne occupa? Tra Twitter, Facebook e LinkedIn (e, nel caso non funzionassero i social, anche la cara vecchia email) c’è solo l’imbarazzo della scelta su come contattare la fonte delle informazioni che possono essere utili agli studenti;
Usare Google Hangouts –  la videochat di Google che permette conversazioni allargate a gruppi di persone può essere utile in caso di conferenze con ospiti esterni, ma anche di colloqui con i professori o lezioni di recupero.

Genitori, insegnanti e studenti: che cosa ne pensate? Potrebbero essere suggerimenti utili e da prendere in considerazione? Fateci sapere la vostra opinione, e anche i vostri ulteriori consigli! 

mercoledì 18 settembre 2013

Parental Guidance, quando un film può insegnare!

Oggi vogliamo proporvi un bel film, da guardare con tutta la famiglia. Un film divertente e che sotto sotto fa riflettere. 




Parental Guidance, una lieve commedia che racconta le peripezie di due nonni alle prese con tre nipoti abituati ad una vita controllata da una serie infinita di regole dettate dalla guida dei “genitori perfetti”.
La “Guida per genitori” qui tirata in ballo non riguarda però l’accompagnamento adulto dei bambini nei confronti di un film o di un videogioco, quanto l’intero manuale educativo dei “parents”, intendendo per questi ultimi non soltanto i genitori ma anche, inevitabilmente, i nonni. E proprio dal confronto generazionale fra coppie di genitori, e rispettivi (nonché differenti) sistemi educativi, che nasce lo spunto comico alla base di tutto il film.
Coppia di nonni, lei (Bette Midler) casalinga briosa e un po’ svampita, lui (Billy Crystal) neo-licenziato cronista di baseball un po’ depresso ma dalla battuta salace, accettano di prendersi cura dei tre nipoti mentre mamma nevrotica (Marisa Tomei) e papà sono fuori per lavoro. I piccoli, figli della nuova corrente educativa più attenta ad assecondarne i bisogni e le nevrosi piuttosto che ad assestare loro qualche deciso “no”, ovviamente sbigottiti dal temporaneo cambio della “guidance” non potranno che mettere in piazza tutto il loro campionario di problematiche infantili che vanno dall’amico immaginario (un canguro) alla balbuzie, fino alla sindrome da efficientismo che affligge la più grande.
Due diverse scuole educative a confronto, l’una classica e ancorata a vecchi ma sempre efficaci sistemi, l’altra giovane e progressista ma al contempo incapace di relazionarsi seriamente ai ragazzi; inutile dire quale delle due avrà la meglio. A fare da sfondo a questo quadretto familiare c’è anche una casa iper-accessoriata gestita da un computer che pare Hal 9000 e al quale la giovane e ansiogena coppia ha delegato ulteriori compiti di vigilanza (tra cui proprio il divieto di visionare film “Restricted”, regola puntualmente violata dal nonno). Il tutto nel segno di quella prevedibilità leggera cui la commedia familiare americana ci ha abituato da tempo.