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lunedì 14 ottobre 2013

Cosa succede se si lascia in mano ad un bambino un computer? Impara!!

Cosa succede se si lascia in mano ad un bambino un computer? 
Secondo Sugata Mitra, importante professore di Educational Technology di NewCastle, i bambini imparavano a usare il computer in poco tempo e cominciavano a girare su internet, registrare musica, imparare l'inglese. Sugatra ha messo un computer a disposizione di alcuni bambini indiani che vivevano in uno slum e li ha lasciati da soli. Si è accorto che i bambini imparavano a usare il computer in poco tempo e cominciavano a girare su internet, registrare musica, imparare l'inglese. 
I bambini, per Sugata Mitra, sono sono capaci di imparare in modo diverso, aiutandosi tra loro e divertendosi, con un rapporto molto innovativo con il docente. 

Il professor Mitra è convinto che la scuola tradizionale è basata sulla funzione di produrre milioni di persone adatte a lavorare nella burocrazia. E dice che oggi questa preparazione è meno importante. La sua idea è di diffondere nel mondo dei kit per produrre pratiche educative che facciano leva sulla capacità dei bambini di imparare da soli. Casomai stimolandoli con domande interessanti da risolvere.
Mitra ha disegnato una soluzione, che chiama Sole (Self Organized Learning Environment) che sta sperimentando in alcune località dell'India e dell'Inghilterra. Ha raccolto attorno al suo progetto un certo numero di anziane signore inglesi che sono disponibili a fare le "nonne" via Skype: il loro principale compito è quello di incoraggiare i bambini al momento giusto. Gli spazi sono molto aperti in modo che il controllo sociale funzioni per incoraggiare un'attività di apprendimento e ridurre la consultazione di siti pornografici o semplicemente poco istruttivi. I docenti sono fondamentalmente chiamati a proporre domande e lasciare ai bambini di sviluppare le loro sperimentazioni, imparando tra loro: ma talvolta sono i bambini stessi a chiedere una spiegazione o un racconto e, solo a quel punto, entrano in gioco con una lezione. I risultati sono, secondo Mitra che ha documentato le sue lunghe ricerche in materia, sorprendenti. Altre scuole potranno scaricare dal web il disegno di un Sole e applicarlo nel loro contesto.
Forse Sugatra pensa troppo in grande; magari si otterrebbero risultati molto soddisfacenti anche offrendo la possibilità ai bambini di conoscere i nuovi strumenti tecnologici che ci offre il mercato.
E voi cosa ne pensate? Innovazione troppo eccessiva o giusta e appropriata? 

lunedì 23 settembre 2013

"I compiti? Inutili. Anzi: dannosi" - Sarà vero?

I compiti, tutti li abbiamo fatti, tutti li stiamo facendo e tutti li faremo. Odiati dagli studenti, e a volte anche dai loro genitori!

Secondo Maurizio Parodi, preside, autore di Basta compiti! Non è così che si impara (Sonda), sono una perdita di tempo. "Nessuno ha mai dimostrato che servano. Secondo alcuni studi, dopo tre mesi, i ragazzi hanno già dimenticato quello che hanno ripetuto. Di fatto, i prof delegano l’apprendimento ai genitori. Così, chi non ha una famiglia in grado di aiutare, resta indietro. E, con lo spauracchio del voto basso, si ottiene solo di annoiare mortalmente gli alunni. Il risultato? I nostri diplomati sono tra i più ignoranti del mondo".
I compiti? Inutili. Anzi: dannosiCorbis
Continua Parodi dicendo: "Un senso i compiti potevano averlo in passato «quando la scuola era l’unica fonte d’informazione. Oggi il problema non è acquisire le nozioni, ma fornire gli strumenti per gestirle".
Ma quindi le ore di lezione possono bastare? Secondo Parodi sì, purché si cambi la didattica: "Basterebbe mettere i ragazzi nelle condizioni di voler imparare, aiutarli a cooperare. Ho visto studenti di un istituto professionale che lavoravano in gruppo su progetti loro; si può fare. Purché i prof la smettano di fare i primi attori con la lezione frontale e diventino registi".
Cosa ne pensate? Genitori e professori, secondo voi compiti si o compiti no?

venerdì 20 settembre 2013

Flickr e Twitter entrano in classe

Grazie alle nuove tecnologie e alle nuove possibilità offerte da smartphone e compagnie telefoniche, tra i 9 e i 16 anni, sei ragazzi su dieci si connettono ogni giorno ad Internet. L'85% di questi ragazzi naviga in Rete per fare compiti. Questi dati arrivano dalla ricerca Eu Kids Online (finanziata dall’Ue e coordinata dalla London School of Economics and Political Science). 
Le  statistiche di Facebook rivelano invece che, su 24 milioni di italiani registrati sul social, il 13% ha tra i 13 ed i 18 anni ed il 19% tra i 19 ed i 24. Mettendo insieme i risultati dei due studi, appare chiaro che molti studenti italiani si connettono a internet e ai social e molti di loro usano la Rete anche come supporto per i compiti e lo studio. Ma allora, perché non tenerne conto, ora che è iniziato l'anno scolastico?
A dare dei suggerimenti al riguardo ci ha pensato la testata americana Mashable fornendo le “istruzioni per l’uso” dei social durante le lezioni. Ecco alcuni spunti per gli insegnanti:
Incoraggiare gli studenti a condividere il loro lavoro grazie ai social – per esempio, i lavori artistici si possono fotografare e pubblicare su Flickr con una tag comune, ma con i nuovi album condivisi su Facebook (che permettono a un gruppo di massimo 50 utenti di caricare un massimo di 10mila foto) anche le foto di una gita scolastica, il materiale per una ricerca o gli scatti che documentano le fasi di un progetto possono essere messi a disposizione di tutti;
Utilizzare gli hashtag per facilitare la discussione – un seminario, una conferenza, un ospite che interviene durante le lezioni? Creare un filo conduttore mediante un hashtag e ricreare l’evento mediante storify può essere una soluzione diversa dai soliti appunti;
Spronare gli studenti a creare un blog – da un lato, possono imparare a muovere i primi passi sul web occupandosi dei propri interessi. Dall’altro, può diventare un biglietto da visita da utilizzare per farsi conoscere anche dopo il diploma o la laurea;
Risalire alle fonti delle informazioni – una volta, per le ricerche, ci si incontrava in biblioteca e si spulciavano volumi su volumi. Ma se bisogna preparare un approfondimento su un argomento, non è meglio contattare direttamente l’esperto che se ne occupa? Tra Twitter, Facebook e LinkedIn (e, nel caso non funzionassero i social, anche la cara vecchia email) c’è solo l’imbarazzo della scelta su come contattare la fonte delle informazioni che possono essere utili agli studenti;
Usare Google Hangouts –  la videochat di Google che permette conversazioni allargate a gruppi di persone può essere utile in caso di conferenze con ospiti esterni, ma anche di colloqui con i professori o lezioni di recupero.

Genitori, insegnanti e studenti: che cosa ne pensate? Potrebbero essere suggerimenti utili e da prendere in considerazione? Fateci sapere la vostra opinione, e anche i vostri ulteriori consigli! 

lunedì 15 luglio 2013

Smart Future: digitalizzare la scuola con i tablet


In Italia si parla tanto di digitale, di informatica, di nuove tecnologie e di come siamo tutti d’accordo sul fatto che queste debbano al più presto diventare parte integrante dei programmi scolastici.
Purtroppo però per quanto i più giovani – i cosiddetti nativi digitali – dimostrano già buone capacità tecniche nell’utilizzo degli strumenti informatici, genitori e insegnanti spesso non sono al passo e neanche il Governo ha mai pensato di sfruttare in maniera strutturata queste skills tecnologiche all’interno dei luoghi di formazione. L’Agenda Digitale di cui tanto si è parlato infatti, è diventato decreto (a partire dall’anno scolastico 2014-15), ma sono ancora pochi i genitori che si sono avvicinati al mondo dell’editoria 2.0 e che vedono come realmente utile l’iniziativa: basti pensare che ancora il 50% degli italiani non naviga in Internet.
Per provare a colmare questo gap tra digitalizzazione e formazione è nato Smart Future, un progetto internazionale creato dall’azienda sudcoreana Samsung con l’intento di promuovere appunto la digitalizzazione e le sue potenzialità nell’ambito dell’istruzione. Da settembre (con aprifila Lombardia e Lazio) e per i prossimi 3 anni, verranno create in Italia circa 300 classi digitali. L’azienda hi-tech si occuperà prima della formazione dei docenti e poi svilupperà dei programmi digitali di apprendimento che verranno somministrati agli studenti, i quali al fianco dei classici libri e quaderni, avranno a disposizione dispositivi interattivi come e-book e tablet.
Un’operazione di marketing? Può darsi, ma a noi la possibilità di studiare in modo più smart ci piace, e comunque strumenti e contenuti di formazione digitali sono già a disposizione di tutti. 
Speriamo quindi che si inizi ad applicare il digital-learning, dentro e fuori le scuole, così come auspicato anche da organi internazionali come l’Ocse, che in una recente relazione ha messo nero su bianco le lacune del sistema scolastico italiano in tema di digitalizzazione.
Per parafrasare il nostro amato Steve “stay digital, stay foolish”!

mercoledì 6 febbraio 2013

Scuola e lavoro, come possono collaborare?


Vogliamo oggi proporvi questo articolo, datato 24 Gennaio 2013. Molto interessante perché mette in evidenza il rapporto tra scuole e azienda, tra lo scambio che deve esserci (ma manca) tra insegnamento a scuola e competenze che le aziende richiedono. L'impressione è di trovarsi di fronte ad una situazione grave dove, data per scontata la buona fede di tutti (magari quasi tutti) gli interlocutori, sia difficile anche solo ascoltarsi. E qui forse torna in discussione il ruolo della scuola (ne parleremo di nuovo a breve) e della cultura: quest'ultima deve essere solo finalizzata al lavoro o deve gettare basi ben più ampie che spalanchino anima e mente dei discenti? Cultura è solo inglese, informatica e impresa o è anche di più?
E' malata la scuola o è malata la società che richiede a questa scuola solo tecnica e non cultura?
La scuola è davvero cristallizzata in un tempo che non esiste più o invece difende valori e tradizioni senza le quali la società crollerebbe?
Sarebbe il caso anche di capire di quali valori si parla, ma per ora più in generale la riflessione va al rapporto tra questi due mondi che oggi più che mai sembrano non solo lontani ma anche guardarsi in cagnesco e in lotta. 
Voi che ne pensate? Leggete e fateci sapere qual è la vostra opinione!

Eccola, la mia filiera di riferimento. Parte dalla scuola, confluisce molto presto nel lavoro, passa per la capacità di creare un’impresa o parteciparvi, valorizza i meriti a prescindere dal genere ma nella diversità riconosce un valore. Eppure questa è oggi nel nostro Paese una filiera profondamente malata. Le cui carenze sopportiamo quotidianamente.
È malata la scuola. Sebbene il Rapporto sulla Qualità della Scuola in Lombardia ne faccia un quadro a tinte rosa – e forse perché la mia esperienza è legata alla città in cui sono cresciuta e lavoro, Mantova – spesso nei fatti, percepisco la scuola (non tutta naturalmente) come una entità ferma, immobile e cristallizzata. Senza tempo.
Ancora in attesa della circolare che comunichi ufficialmente ai docenti e dirigenti che sono stati inventati il personal computer e la banda larga. Una scuola che non sa cosa sia l’impresa e che non trasmette ai nostri figli il valore di un mestiere, sia esso industriale o artigianale.
Una scuola con testi sorpassati che spiegano su carta cosa sia un ciclo produttivo,quando la più grande ricchezza dei nostri territori sono le piccole e medie imprese che lo studente non vedrà mai, se non quando intraprenderà la carriera lavorativa, cosa che accade sempre più in là nel tempo.
Una scuola estranea alle logiche del merito e del mercato. Quel mercato che dovrebbe tornare ad essere luogo di produzione e scambio di valore. Questa scuola non aiuta noi donne, noi imprenditrici, noi madri, noi lavoratrici. Questa scuola ci illude che siamo meritevoli in base ai canoni del livellamento delle competenze, del conformismo e dello stereotipo, dell’appiattimento verso il basso.
È una scuola nella quale noi donne ce la caviamo ed anzi superiamo i nostri colleghi maschi. Ma che ci penalizza quando ci troviamo alle prese con il primo lavoro, con la concertazione all’interno dell’azienda, quando siamo chiamate a dimostrare i nostri meriti, quando avremo una famiglia e ci sentiremo in colpa per non poter crescere i nostri figli a tempo pieno.
È malato il contesto lavorativo. Un mercato del lavoro troppo rigido che non ci agevola e non ci consente di scegliere con libertà la professione per cui siamo vocate, o di cambiare lavoro con serenità. Così come non ci agevolano la contrattualistica o leggi come la recente riforma del lavoro, che attraverso la retorica delle tutele irrigidiscono gli orari di lavoro, ci impediscono di rimanere libere professioniste (riconoscendoci l’autonomia di decidere orari e luoghi della prestazione), ci impediscono di lavorare da casa o infine di partecipare a riunioni di lavoro durante la maternità obbligatoria quand’anche lo volessimo.
È malata anche molta parte di quella impresa italiana che ha pensato troppo a lungo di poter sopravvivere senza la scienza, la conoscenza, la ricerca, l’innovazione, la cultura, lo studio, l’aggiornamento. Ha pensato che il vento favorevole della crescita economica sarebbe bastato a supplire a quel minimo di conoscenze teoriche che invece acquisivano i nostri competitor d’Oltralpe.
È malata, è profondamente malata, la relazione tra scuola e lavoro.  Questa distanza abissale e inspiegabile tra una scuola inadeguata ai tempi che corrono e un mondo del lavoro che chiede competizione, elasticità, dinamismo, mette in crisi prima di tutto noi donne. Perché la scuola non allena alla competizione.
Perché l’impresa non riconosce il merito. Per questo la filiera deve tornare ad avere un senso complessivo, rappresentare un processo compiuto e coerente, senza soluzione di continuità.  La scuola deve tornare a dialogare col mondo imprenditoriale e col mercato. La scuola deve conoscere il contesto produttivo, le imprese, gli imprenditori, il territorio, i suoi punti di forza e di debolezza, i distretti, i quartieri industriali e artigianali.
Gli imprenditori e le imprenditrici devono fare scuola nel senso che devono poter trasmettere la loro esperienza e profonda conoscenza del mestiere agli studenti,ma anche nel senso che le imprese non possono smettere di studiare e progredire. Se davvero crediamo che dell’apporto femminile non si possa fare a meno, scuola e lavoro, educazione e imprenditorialità, merito e valore debbono tornare ad essere al più presto le facce della stessa medaglia.  Le donne sono scolasticamente le migliori. Dimostriamo che anche sul lavoro è possibile.
di Arianna Visentini

mercoledì 19 dicembre 2012

A scuola a lezione di scacchi!



Uno studio dell’Università di Trier ha rilevato che i bambini che giocano a scacchi durante le scuole elementari migliorano in varie capacità mentali. È un gioco che aiuta la capacità di concentrazione, sviluppa la memoria ed elimina le barriere sociali.

A sostenerlo è Garri Kasparov che ancora una volta riesce a dare scacco matto e forse addirittura a trovare un’antidoto alla dipendenza dai videogiochi frenetici e violenti. Grazie alla Fondazione del campione russo e all’Unione europea degli scacchi, Strasburgo ha adottato una dichiarazione che impegna i paesi membri a promuovere e incentivare lo studio degli scacchi in tutte le scuole.

Nella dichiarazione si ricorda come all’Unione spetti il compito di promuovere anche lo sport. Si fa notare come «il gioco degli scacchi è accessibile ai ragazzi di ogni gruppo sociale» e dunque può contribuire «alla coesione sociale e a conseguire obiettivi strategici quali l’integrazione sociale, la lotta contro la discriminazione, la riduzione del tasso di criminalità e persino la lotta contro le varie dipendenze». Ma non ci sono soltanto motivazioni sociali a sostegno dello studio degli scacchi.

Indipendentemente dall’età dei ragazzi, prosegue la dichiarazione, «il gioco degli scacchi può migliorarne la concentrazione, la pazienza e la perseveranza e può svilupparne il senso di creatività, l’intuito e la memoria oltre alle capacità analitiche e decisionali, considerando che gli scacchi aiutano ad acquisire determinazione, motivazione e spirito sportivo».

Uno studio della “New York City Public Schools” ha inoltre raggiunto il risultato che le lezioni di scacchi, oltre a migliorare la competenza matematica migliori anche la competenza di scrittura e l’uso della lingua.

Adesso non ci resta che prendere in mano re, regina, torri, alfieri, cavalli, pedoni e... che vinca il migliore!

lunedì 17 dicembre 2012

XXVII Olimpiade Italiana della Fisica


E il primo passo è stato fatto!
Grande soddisfazione per i rappresentanti dell'Argonne alle Olimpiadi italiane della Fisicapromosse dal Ministero per l’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica con l’Associazione per l’Insegnamento della Fisica.

Le gare, rivolte a ragazzi del triennio motivati e interessati allo studio delle scienze fisiche, mirano alla valorizzazione delle eccellenze e a sviluppare e sostenere l’interesse e le capacità dei giovani nel settore degli studi scientifici.

Tutti e quattro i nostri ragazzi hanno superato il punteggio minimo richiesto per partecipare alla gara di secondo livello, che vede coinvolti gli studenti delle scuole di Milano.

Si tratta di Andrea Crico, Emanuele Mazza, Andrea Dossi e Riccardo Giorgino.
Per i "4 moschettieri" dell'Argonne l'appuntamento è ora per il 19 febbraio 2013 presso il dipartimento di Fisica a Milano dove si svolgerà la seconda fase della gara.

L'obiettivo è portare i ragazzi alla selezione nazionale di Senigallia del 10-13 aprile, ultimo step prima della formazione della squadra che rappresenterà l’Italia alle International Physics Olympiads di Copenhagen.

In bocca al lupo!

venerdì 14 dicembre 2012

Che cosa sono e a che cosa servono le prove INVALSI?


Le prove Invalsi (preparate dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione) sono delle verifiche che servono per valutare l’efficacia e l’efficienza del sistema scolastico, globalmente inteso, a livello nazionale e per singoli settori o singole istituzioni scolastiche.

I docenti valutano, tabulano e consegnano i risultati che vengono inseriti in appositi grafici da cui si evincono le percentuali sulla preparazione generale degli studenti nei vari distretti scolastici.

I test Invalsi sono inseriti all’interno del progetto “Scuola in chiaro”, promosso dal Ministero, che grazie all’Invalsi, si propone di dare maggiore trasparenza agli istituti scolastici italiani, più informazioni per le famiglie e ragazzi che stanno per scegliere la scuola e una semplificazione del lavoro delle segreterie scolastiche.


L’obiettivo è rendere trasparente il merito, sia degli studenti sia dell’istituto scolastico e di assicurare che al termine dei dieci anni di istruzione obbligatoria gli studenti abbiano raggiunto un livello di equivalenza omogeneo d’apprendimento.











mercoledì 12 dicembre 2012

Scrivi la storia e vinci un iPad!


Sei iscritto alla classe terza secondaria di primo grado (la terza media per intenderci)?Vuoi vincere un Kindle o un iPad?Vuoi mettere in gioco la tua capacità di scrittura?

Allora sei proprio nel posto giusto!

Le scuole Faes di Milano, in collaborazione con le edizioni Ares, hanno organizzato per te un concorso lettarario.

Prosegui la storia inventata da Eleonora Fornasari: Phil, Chiara, Giulia, Biro e i loro amici sono al centro di una vicenda misteriosa in cui tutti i sogni si avverano.Interagisci con noi, sulla pagina Facebook del concorso, per avere indizi, per chiedere consigli, per avere suggerimenti, per condividere le tue idee e i tuoi disegni.

Premi fantastici ti aspettano.
Premi di tappa (premiazione il giorno 19 gennaio 2013 presso il centro scolastico Monforte di via Fossati a Milano dove saranno convocati tutti i finalisti):

1° Kindle Fire HD 16 Gb
2° Kindle Fire
3° Kindle E-Book 

Premi finali: 


1° iPad 2 16 Gb wifi
2° iPad mini 16 Gb wifi
3° iPad mini 16 Gb wifi


Scopri chi sono i personaggi cliccando qui o visitando la pagina di questo blog dedicata a loro, 

leggi il Regolamento del concorso, 


seguici sulla pagina Facebook 

iscriviti mandando una mail a



mercoledì 31 ottobre 2012

I bambini e il tempo libero



I bambini di oggi sono super impegnati, non hanno un minuto di tempo libero, la loro agenda ancora un po' è più impegnata di quella dei loro genitori. Ma quante attività vengono decise veramente da loro e quante “imposte” dai genitori?

Secondo recenti ricerche più della metà dei bambini frequenta almeno un corso dopo la scuola con un impegno settimanale di almeno due ore, ma a scegliere le attività spesso sono i genitori, spinti dal desiderio di allevare dei piccoli campioni o di vedere realizzare nei figli ciò che il genitore non ha potuto fare.


Tra gli sport più gettonati ci sono il calcio ed il nuoto per i maschietti, pallavolo, danza e ginnastica per le femminucce, ma non si disdegna nemmeno la musica (chitarra in particolare) o corsi di inglese o di informatica. Opportunità che possono dare frutti positivi solo se a sceglierle sono i bambini stessi, spinti dalla propria curiosità.

Offrire occasioni ed opportunità di crescita per un bambino è importante, ma è bene anche regalargli del tempo libero dove lui liberamente o con i propri amici sceglie come passare il suo tempo libero, perché
 l'attività extra scolastica deve essere vissuta come un gioco e non come un’imposizione.

I bambini hanno bisogno di tempo libero per dedicarsi completamente al gioco spontaneo, non guidato da un adulto, perché il gioco è un'attività indispensabile, come mangiare o dormire, un ingrediente prezioso per la crescita.


mercoledì 10 ottobre 2012

La crisi spiegata ai ragazzi, un sabato di cultura che lascia tutti a bocca aperta


A breve un nuovo servizio con filmati e interviste: restate in linea!


Quello che ha colpito tutti di prima battuta è stata la puntualità di questi ragazzi che già mezz'ora prima dell'orario dell'evento avevano affollato e riempito la scuola Monforte. Stiamo parlando dell'evento che Sabato 6 Ottobre era ospitato dalla scuola femminile Faes di cui abbiamo parlato anche Venerdì scorso: "La crisi spiegata ai ragazzi", lezione tenuta dal Prof. Marco Giorgino, ordinario di Finanza Aziendale del Politecnico di Milano.

La puntualità degli ospiti è stata vista e letta come sinonimo di interesse verso l'argomento trattato e potete immaginare quanto questo desiderio di partecipazione abbia lasciato positivamente colpiti tutti, genitori compresi.

Questi ragazzi hanno poi lasciato tutti a bocca aperta facendo domande molto ragionate, indirizzate e consapevoli, decisamente argute insomma. A margine, ma neppure tanto, un dettaglio molto divertente, che evidenzia come maschi e femmine siano realmente diversi: come sempre in queste occasioni i maschi hanno fatto molte domande, mentre le ragazze prendevano appunti!
Un approccio diverso ad una medesima cosa, che testimonia ancora una volta questa differenza dei sessi e quindi la necessità di educarli alla vita, alla scuola, in maniere specifica, per personalizzare e focalizzarsi sulle peculiarità di ognuno.

Gli intervenuti ci hanno stupito ulteriormente rispondendo in maniera davvero inaspettata, ad alcune domande poste individualmente a qualcuno di loro: "Non leggo i giornali tutti i giorni ma mi piace guardare il telegiornale per tenermi informato"; "Mi piace fare colazione mentre leggo la cronaca di Milano"; "Ho partecipato a questo evento perché devo affrontare l'esame di terza media e secondo me essere informata su questi temi è utile per il tema di italiano." 

Insomma ragazzi molto informati e molto motivati, che ci rassicurano e ridimensionano quanto viene proposto dai giornali: i teenager non sono soli bambinoni viziati che passano le giornate al computer, forse una certa fetta lo farà anche ma ce n'è un'altra pronta a riscattarsi e a voler far davvero parte del mondo, una fetta di questi adolescenti vuole capire il mondo e i suoi problemi per non essere colto di sorpresa. Sono ragazzi abituati ad approfondire gli argomenti, a farsi domande e cercare di rispondersi.

Due ore ininterrotte di conferenza in cui il pubblico hanno stupito per la sua attenzione, per la sua voglia di sapere, per la sua conoscenza riguardante l'attualità. Sono però ragazzi normali: finite le due ore di lezione i maschi sono corsi a giocare a pallone in giardino e le femmine invece si sono sedute sulle panchine a parlare incessantemente come solo le donne sanno fare!


Una richiesta semplice semplice: genitori e figli che avete partecipato vogliamo anche i vostri commenti! Condividete le vostre esperienze e le vostre impressioni con noi! Grazie


    





lunedì 1 ottobre 2012

La Metodologia di Studio: Marcello Bramati e Francesco Tomatis ci raccontano cos'è e a cosa serve



Anche quest'anno le scuole Faes di Milano offrono agli studenti di quinta primaria (elementare) e terza secondaria (media) la possibilità di partecipare ad un corso di metodologia dello studio per affrontare l'ultimo anno del loro grado di studi e la nuova avventura con strumenti adeguati.
Ma perché questi corsi sono così importanti? 


Lo abbiamo chiesto al prof. Marcello Bramati,che è uno dei due organizzatori dell'evento, e a Francesco Tomatis, studente di prima liceo presso la scuola Argonne, che lo scorso anno ha preso parte al corso rivolto agli studenti di terza media. Qui sotto trovate i loro punti di vista e perché consigliano di partecipare ai corsi del 20 ottobre




La sessione autunno 2012 è prevista per sabato 20 ottobre presso la scuola Monforte, via Zanoia angolo via Ponzio. 


Ecco qui i due video, 
sotto trovate poi il testo dell'intervista con il prof. Bramati










Intervista con il prof. Marcello Bramati

Che cosa è la metodologia di studio?
La Metodologia di Studio (MdS) è una disciplina che dovrebbe essere disciolta nelle ore di spiegazione e negli anni di scuola che si susseguono nella carriera dello studente. Ciononostante, soprattutto in questi ultimi anni, risulta necessario presentare ai ragazzi e ai genitori, quando possibile, la MdStudio in maniera differente, al di fuori delle diverse materie, per mostrarne l'efficacia. MdStudio è affrontare bene la settimana, migliorare la qualità del proprio lavoro, saperne gestire la mole. Serve in quinta elementare così come serve in quarta superiore e, dopo la scuola, nella vita di ogni giorno.

Perché è utile dedicare del tempo alla metodologia di studio?
Il MdS è un approccio mentale: avere in casa un elettrodomestico e usarlo alla buona è un conto, riuscire a sfruttarne le potenzialità in maniera soddisfacente è un altro. Per farlo, bisogna leggerne il libretto, dedicare del tempo a comprenderne le funzioni: studiarlo insomma. La scuola deve farsi carico di insegnare le tecniche necessarie per applicare lo studio alla vita, cominciando dalle materie scolastiche negli anni curricolari (attenzione, la scuola deve anche proporre questo modo di intendere l'impegno quotidiano come vincente!).

Quali sono i vantaggi che un alunno può trarre dall'avere un metodo di studio?
Il MdS elimina i tempi morti e separa distintamente il momento dello studio da quello del divertimento: si guadagna tempo, si gioca con la coscienza a posto, si affina la concentrazione. E non si studia dopo cena!

In che cosa consiste il corso che offrite agli studenti di Milano?
Il corso è teorico e pratico, rivolto ad alunni e genitori insieme e poi in sessioni separate: coinvolge i diretti interessati e li mette dinanzi ai propri doveri e alle diverse opportunità, senza fronzoli.

Ma non sarà mica noioso questo corso?
Se MdS fosse noioso non lo farei, personalmente! E' utile, interessante e dice cose vere, per dirla più o meno con Manzoni.

Ma poi oggi è davvero così importante studiare?
E' così importante fare una gita in montagna con la famiglia o con gli amici? E partecipare alla Stramilano portandola a termine? E guardare una partita sapendo di tifare per la squadra nettamente più debole? No, però è bellissimo; anzi più è faticoso più sarà memorabile, indimenticabile. Studiare è impegnativo, ma ne vale la pena. Provare per credere.



La Scuola Faes Monforte 
organizza
un breve corso di metodo di studio

PER GLI STUDENTI DELLE CLASSI
QUINTA PRIMARIA
sabato 20 ottobre ore 9.30-11.30
scuola Monforte, via Zanoia (ang. via Ponzio)

Titolo:
A studiare s’impara! Come gettare le fondamenta per i prossimi otto anni di scuola.

ore 9:30
Alunni e genitori:
L’uso del tempo, lo stare in classe e l’ascolto di un maestro

ore 10:30
Alunni:
La matematica è un problema? E’ solo una questione di metodo

ore 10:30
Genitori:
Il primo passo alla conquista dell’autonomia verso la scuola secondaria di I grado 


PER GLI STUDENTI DELLE CLASSI
TERZA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
sabato 20 ottobre ore 10.30-12.30
scuola Monforte, via Zanoia (ang. via Ponzio)

Titolo:
L’esame! E adesso?! Strategie possibili per mettere a frutto gli ultimi mesi in vista dell’esame e della scuola superiore.

Alunni e genitori 
Strategie si studio per la prova orale nelle discipline scientifiche

Alunni
Mettersi alla prova con l’italiano: la logica sottesa nel test INVALSI.

Genitori 
La preparazione all’esame di III secondaria di I grado: un ponte verso la scuola superiore.



Referenti:
prof.ssa Marta Bellini (monforte@faesmilano.it)
prof.  Marcello Bramati(argonne@faesmilano.it)

rimborso spese: € 20,00