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sabato 23 marzo 2013

Figli perfetti, differenze che fanno crescere, rapporto con i figli. Spunti di riflessione.


Tre brevi articolo tratti da un sito molto interessante e ricco di spunti, comunicareinfamiglia.com.
Il sito è composto di varie pagine, che trattano diversi argomenti utili alle famiglie, alle coppie, ai genitori. La comunicazione è in tema dominante ma non solo. 
Buona lettura!


"Tu vuoi un figlio perfetto!", risponde il figlio al genitore che gli rimprovera gli scarsi risultati scolastici. A questo punto la mamma può avvertire il dubbio di aver esagerato, mentre il figlio sa benissimo che si sta impegnando poco. “Forse non lo seguo abbastanza, non lo capisco, non lo aiuto come avrebbe bisogno", si tormenta la mamma. “Mio figlio non si sente amato da me”: sentimento insopportabile per una madre.
Allora lei si prodiga in ragionamenti e spiegazioni per “giustificarsi” (ma non ce n’è nessun motivo). “Anche se ti sgrido, ti voglio sempre bene! Anzi, è proprio per il tuo bene che ti dico queste cose. Se non ti correggessi, avresti il diritto di pensare che non m'interesso di te”. E avanti di questo passo.
E il figlio continua a fare l'incompreso, cercando di mettere alla prova la mamma.
Invece no. Bisogna tenere ferme le proprie posizioni, quando si è accertato che il problema esiste. Se di fatto il rendimento scolastico è scadente e in casa si vede che il figlio studia molto poco, i richiami ci devono essere, eccome! I ragazzi aspettano proprio questo dagli adulti (anche se non lo dicono e se non se ne rendono conto): obiettività, parole chiare, fermezza sulle responsabilità.
Fonte: O. Poli, Famiglia Cristiana n. 10/2013


“USCIAMOINSIEME?”, “SÌ ! VOLENTIERI !” (COSI' PARLIAMO)

In pizzeria, in auto per un giro senza scopo di acquisti o commissioni varie, una passeggiata, ed ecco che la conversazione sboccia. I ragazzi sono di buon umore e cominciano a chiacchierare magari chiassosamente: non zittiamoli, siamo fuori casa anche per facilitare la comunicazione…!

Perché capita? Perché cambia il contesto. Siamo sensibili agli stimoli esterni. Gli stimoli della casa in cui viviamo li conosciamo, e reagiamo quasi automaticamente. Cambia il contesto, cambiano gli stimoli: altra gente, profumi, viste diverse, persone con cui interagiamo. Questi elementi possono facilitare la comunicazione. Quello che non avremmo forse mai detto a casa, ecco che salta fuori improvvisamente al ristorante o per strada o al supermercato.


LUI E LEI: W LE DIFFERENZE!

Anziché investire energie nel cercare di convincere il coniuge che “sarebbe meglio se tu…”, investiamole nel valorizzare le diversità dell’altro e dimostrargli sostegno.

Uno è veloce e efficiente e l’altra se la prende con calma, una parla molto, l’altro è un buon ascoltatore, uno è riflessivo, l’altra è immediata e spontanea. Proviamo a vedere i vantaggi di queste caratteristiche. Bruno è preciso? Organizzerà bene l’accompagnamento e il prelievo dei bambini a scuola e alle altre attività. Marina è creativa? Preparerà belle sorprese, terrà buoni i bambini a casa con la sua inventiva, la sua improvvisazione, e i bambini con lei saranno contenti e faranno quello che devono. 


venerdì 1 febbraio 2013

Intervista a Ilaria Salvo di "Effetto Domino"


Come un effetto domino: questa la forza della buona volontà. Un po' come quel famoso video in cui le buone azioni si propagano a cerchi concentrici, producendo una reazione a catena capace di cambiare il mondo. E proprio Effetto Domino si chiama l'associazione che vuole darsi da fare per valorizzare quei progetti che costituiscono un servizio alla persona e alla famiglia e metterli in collegamento per scatenare sinergie e moltiplicarne i lati positivi.
Ne parliamo con Ilaria Salvo, una delle responsabili. 



Qual è lo scopo di effetto domino e a chi si rivolge?
Lo scopo primario della nostra associazione è di generare l’Effetto Domino, appunto, creando una rete di opportunità per le famiglie che provenga dallo sviluppo e dalla valorizzazione delle realtà esistenti sul territorio, pubbliche e private.
Lo scopo che ci prefiggiamo è quindi quello di innescare un meccanismo di reciproche “forze” che possano dare vita a progetti continuativi e alla genesi di continue opportunità per le famiglie con bambini, che costituiscono il nostro target di riferimento a cui ci rivogliamo.

Di che cosa ha bisogno la famiglia oggi dal punto di vista del vostro osservatorio?
Ad oggi la famiglia ha bisogno di PRESENZA TERRITORIALE reale, di opportunità concrete di valorizzazione del proprio tempo libero, specialmente del tempo da condividere con i propri figli. Ecco perché la nostra risposta si trasforma in attività ludiche e creative, in momenti di aggregazione significativa e interventi di formazione specifica. Il tutto inscritto in un’ottica di sostegno alla genitorialità, volto a promuovere e supportare il ruolo chiave dei genitori nella società.
In che modo le famiglie possono sostenersi grazie anche al supporto di associazioni come la vostra?
Con Effetto Domino le famiglie trovano opportunità spesso gratuite o a costi contenuti, riscoprono il valore del territorio e ne colgono la ricchezza dell’offerta.
Questo è il motivo per cui, spesso, ci affianchiamo nell’organizzazione o nell’erogazione a realtà istituzionali quali i consigli di zona, le asl territoriali o altre associazioni attive in ambito cittadino, affinchè le famiglie si sentano il centro di una rete di servizi, opportunità e presenze che hanno a cuore il benessere di ciascuna di loro.

 Effetto domino: in che modo si genera e che cosa realmente produce?
Effetto domino si genera dall’ascolto dei bisogni del territorio e dall’individuazione di realtà meritevoli. Partendo da questi punti fermi, produce eventi, attività, incontri formativi e servizi complementari alla portata delle famiglie di Milano.

Quali sono le principali iniziative della vostra associazione?
- attività ludiche e creative realizzate all’interno dei CAM (centri di aggregazione multifunzionali) nel week end, in collaborazione con i consigli di zona e le associazioni del privato sociale.

- incontri di primo soccorso pediatrico, realizzati in collaborazione con i consultori familiari di ASL Milano, i consigli di zona e le associazioni di Pubblica assistenza (croce verde, croce viola…).

- incontri formativi rivolti a genitori con bambini in età prescolare, organizzati grazie alla collaborazione di alcuni nidi privati accreditati.
- incontri formativi legati alla prevenzione dei rischi preadoloscenziali ed adolescenziali, rivolti a genitori di bambini della scuola primaria, realizzati grazie alle risorse destinate dalle commissioni per le politiche sociali dei diversi consigli di zona.

Abbiamo ideato poi una serie di servizi “aggiuntivi” che offriamo ai nostri soci.

Baby SOS è la gamma di servizi a pagamento rivolti alle famiglie, i cui proventi vengono destinati interamente a sostegno dei nostri progetti istituzionali, tra cui:
- La cicogna: l’assitenza domiciliare di un’ostetrica, in grado di consentire e facilitare le prime cure post natali
Mary Poppins:  il servizio di Baby sitting che risponde agli imprevisti familiari (con un occhio di riguardo al tempo libero!)
- Piccoli Sogni: il supporto di una puericultrice, che sostiene ed affianca i neo genitori nella cura di un neonato
- Happy Days: la selezione di animatori per bambini per feste di compleanno e grandi eventi (comunioni, cresime, matrimoni…).


A chi vi rivolgete per avere aiuti e che cosa offrite loro in cambio? In altre parole perché collaborare con voi?
Collaborare con noi significa avere un interlocutore valido con cui confrontarsi in materia di TEMPO PER LE FAMIGLIE.
Ci rivogliamo, come già detto, ai consigli di zona, alle asl territoriali, alle scuole ed alle associazioni del privato sociale. Chiediamo talvolta contributi economici, o in altri casi solo spazi ove poter erogare le nostre attività. In cambio offriamo una visibilità concreta, un’opportunità di comunicare direttamente con le famiglie, di far conoscere i propri servizi e le proprie potenzialità, di farsi percepire dalle persone come realtà vicine, in grado di offrire loro risposte ed opportunità. Di arrivare laddove, per mancanza di mezzi, modi o tempi, fanno fatica ad arrivare. Di dire ai cittadini “io ci sono, e ci sono anche per te”.

In che cosa sarebbe più povera la zona e la città in cui operate se Effetto Domino non esistesse?
Di un interlocutore davvero in grado di arrivare nelle case delle famiglie milanesi. Di una realtà che avendo a cuore la città di Milano, desideri renderla sempre più a misura di famiglia.

mercoledì 28 novembre 2012

Educazione omogenea, questa sconosciuta

Educazione omogenea:
di che cosa stiamo parlando?

Noi del Faes crediamo molto all'educazione omogenea, tanto da averla resa una delle basi delle nostre scuole. Ma cos'è davvero, in cosa consiste? 
Vi offriamo oggi un post sintetico, corredato da un video interessante, per riassumere le peculiarità, i vantaggi e alcuni numeri sull'argomento. Vi rimandiamo alla pagina di questo blog interamente dedicata al tema dell'omogeneità per ulteriori chiarimenti e approfondimenti, ci troverete infatti articoli di testate giornalistiche, riviste e altri documenti di professionisti che spiegano perché single-sex è meglio.

L’omogeneità è una realtà a livello mondiale e un trend in crescita per la rivalutata e ritrovata efficacia insita in questo modello.

Una scuola con alunni dello stesso sesso, costituisce una scelta educativa moderna ed efficace, basata su solide basi pedagogiche ed antropologiche.

L’approfondimento dello studio in un contesto progettato per tenere conto delle caratteristiche fondamentali dell’essere uomo o donna, facilita l’apprendimento a tutto tondo e contribuisce a sviluppare la personalità dell’alunno.

Il rapporto con un insegnante dello stesso sesso favorisce un clima di maggiore comprensione e una facilitazione nell’apprendimento.

La condivisione di attività “fisiche” e intellettuali coerenti facilita l’affiatamento fra compagni di scuola, la collaborazione, la stima e l’amicizia.

In un mondo in cui i contatti tra ragazzi e ragazze sono ormai facili e frequenti in ogni ambiente, la scelta di valorizzare le differenze all’interno del processo di apprendimento, in scuole omogenee rappresenta un reale vantaggio per gli alunni che le frequentano.

Il successo di queste scuole nel mondo e i risultati ottenuti lo dimostrano.





Per rendere l’idea, ecco alcuni numeri interessanti:

Da una ricerca Easse (Asociaciòn europea de centros de educaciòn – www.easse.org)

-      Oltre 210.000 scuole nel mondo
-      Oltre 40 milioni di alunni

Scuole omogenee per nazione:

1092 in Gran Bretagna (di cui 416 statali)

1479 in Australia (di cui 139 statali)

1890 negli USA (di cui 450 dal 2002)

121 in Nuova Zelanda (di cui 98 statali)

180 in Germania  

238 in Francia

402 in Giappone


venerdì 16 novembre 2012

La signorina Daniela, terza parte






Siamo giunti alla terza puntata dell'intervista con la sig.na Daniela (qui trovate la prima puntata e qui la seconda)
Segnaliamo ancora il suo sito Genitori sul serio,  e la sua presenza in Facebook, e vi ricordiamo che l'intervista è stata estrapolata dal blog FamiglieFelici.



Nel ringraziarla di nuovo per la sua disponibilità le auguriamo un grande successo, perché è il successo delle famiglie.



Come dovrebbero cambiare le famiglie oggi?
Tutti i cambiamenti avvengono lentamente e se abbiamo impiegato 50 anni a rendere l’educazione troppo permissiva, con troppe e inadeguate concessioni, acquisti e regali smodati e inadatti all’età dei figli (cito ad esempio telefonini, pc, ipod, TV nelle stanze dei bambini, abiti e zainetti griffati) senza darne il giusto valore, vedremo passare almeno un paio di decenni per notare dei cambiamenti significativi. E se vogliamo provare a guardare i bicchieri mezzi pieni, il periodo di crisi economica contribuirà notevolmente a mio parere ad equilibrare i valori familiari. Gli oggetti acquisiranno un valore e si insegnerà ai bambini ad averne più cura. Ci potranno essere meno giocattoli, che saranno attesi per un compleanno o un’occasione speciale invece di avere tutto e subito a richiesta.


E' vero che oggi c'è una fuga dalle responsabilità, specie dei padri?
I giovani genitori sono già a loro volta figli divenuti adulti più tardi rispetto ai loro genitori. Fanno già parte delle generazioni cresciute in famiglie che hanno educato con metodi spesso molto permissivi e deresponsabilizzanti ed è proprio guardando queste generazioni che si individuano i metodi educativi da correggere. E’ vero, esiste una tendenza alla fuga dalle responsabilità e confermo che ciò succeda soprattutto (ma non esclusivamente) ai padri per una “perversione” femminile: non tolleriamo comportamenti nei nostri compagni che invece, non solo accettiamo ma incrementiamo nei nostri figli maschi. Una mamma mi ha scritto: “tollero fino allo sfinimento qualsiasi capriccio di mio figlio ma non sopporto quelli di mio marito!” le ho risposto: “rifletti, tuo marito ha avuto una madre che ha sopportato i suoi capricci…fino allo sfinimento”. La fuga dalle responsabilità è causata dalla fragilità.


Tre consigli per rendere le famiglie più... felici
1) Indipendentemente dalla composizione del nucleo familiare e dall’età e dal sesso dei suoi componenti, tutti devono  collaborare alle attività quotidiane. Anche da piccolissimi i bambini possono iniziare ad aiutare. Preparare la cena può essere un bel momento se mentre un genitore cucina, un figlio di 7 anni apparecchia il tavolo e il fratello di 10 ripone i giocattoli usati fino a poco prima, mentre si parla delle cose successe durante la giornata. E stare insieme almeno per un pasto al giorno, generalmente quello serale.

2) Tutti condividono la casa ma ognuno rispetta gli spazi e gli oggetti dell’altro. Nella stanza matrimoniale dormono i genitori (nel lettone non si dorme con mamma e papà neanche in caso di genitori separati; ognuno dorme nel suo letto e nella sua stanza) e i bambini nelle loro camerette.

3) Trovare momenti per fare attività tutti insieme, nei quali sia bandita la TV, possibilmente fuori casa, all’aria aperta o in luoghi dove si possano fare cose simpatiche e interessanti. Condividere quindi momenti belli, altrimenti la quotidianità familiare diventa solo doveri, lavoro, compiti. Sono consapevole che nelle famiglie nelle quali lavorano entrambi i genitori (pur essendo auspicabile!) nei weekend si deve trovare il tempo per fare tanti lavori casalinghi che nell’arco della settimana non si riescono a fare, ma per qualche anno è consigliabile tralasciare la perfezione e prediligere


lunedì 12 novembre 2012

Bambini e regole: e i genitori?







Il post di oggi è dedicato a una lettera che ci è arrivata da una maestra di asilo di una scuola del centro Italia. Ci ha colpito molto e vogliamo girarvi la sua riflessione per capire cosa ne pensate.


"A proposito di regole per i bambini, vi voglio raccontare quanto successo nella mia classe. 
A Settembre ho fatto un bel cartellone insieme ai bambini che serve a dar loro piccole regole da rispettare durante le ore in cui sono in asilo: su questo cartellone ci sono, per ciascuna regola da rispettare, dei disegni che i bambini stessi hanno colorato, in modo che l'immagine rendesse più riconoscibile per loro il concetto collegato. Sotto ogni figura una piccola didascalia illustra la norma, a beneficio dei "lettori". Mi è sembrata una cosa normalissima, nulla di straordinario.

Sono 9 le semplici regole che ho dato ai bambini, cose non fare e cosa fare. Ad esempio: non si urla, non si litiga, non ci si fa male, non si strappano i giochi di mano ai compagni.
Si riordina, si buttano le cartacce nel cestino, si gioca insieme, si rimettono via i giochi, ci si aiuta e così via.
Ovviamente quando li richiamo, ricordo loro quanto c'è disegnato. 

I bambini mi hanno raccontato che hanno riportato a casa tali regoline, invitando fratelli più piccoli o, sono bambini!, i loro affezionati peluche a rispettare quelle stesse regole che ho dato, tramite l'utilizzo del gioco simbolico proprio dell'età in cui si trovano.

Alla riunione di classe, i genitori mi hanno chiesto di vedere quel cartellone, perchè appunto in casa i figli ne parlano tanto. Lo hanno subito apprezzato tutti, molti di loro lo hanno anche fotografato, per avercelo anche a casa. 

Questo piccolo aneddoto mi ha fatto molto riflettere: non mi sembra di aver fatto nulla di eccezionale né di aver fatto chissà che grande scoperta pedagogica, eppure ha avuto un successone.

Ma non è tanto il successo che mi ha colpito, quello che ho pensato deriva da questo interesse per il concetto di dare regole e mi è sorto un piccolissimo dubbio: non è che magari quei genitori fanno fatica a dare regole ai loro figli, al punto che qualcuno debba suggerirgliele? 
Eppure mi sembrano regole normali da insegnare ad un bambino, regole che ogni genitore dovrebbe già sapere e già insegnare ai propri figli. Conosco i miei genitori e questo dubbio è più una provocazione che altro, ma se guardo più in là nella società la mia perplessità rimane: siamo capaci oggi di dare regole ai nostri figli fin dalla prima infanzia?"

E voi cosa ne pensate? Non esistono più le regole? Sono cambiate? Sono i genitori che sono più fragili e non hanno voglia di istituire delle regole? 

venerdì 9 novembre 2012

La signorina Daniela, seconda parte


Riprendiamo la chiacchierata con la sigorina Daniela, iniziata venerdì 2 novembre, e che vi ricordiamo essere già pubblicata sul blog famigliefelici
Dopo aver chiarito perché ci sia bisogno oggi di consulenti educativi oggi la sig.na Daniela ci parla delle famiglie che incontra. Concluderemo l'intervista venerdì prossimo. 


Quali sono i limiti delle famiglie oggi?

I grandi limiti a mio parere si possono così riassumere:
- Insufficiente comunicazione fra genitori e figli: 
troppe cose da fare e tutte di corsa per ascoltare davvero i figli quando parlano (già comunichiamo poco causa TV e attività su computer di vario genere) e non parlargli, spiegargli, raccontargli. E’ aberrante vedere giovani genitori con bimbo in passeggino che indossano gli auricolari dell’Ipod!

- Insufficienti regole di base del vivere comune, in casa e fuori, poche ma fondamentali:  
qualche esempio? “grazie”, “prego”, “per piacere”, “ciao”, evitare di urlare a squarciagola in luoghi dove ci sono altre persone (escludendo dal divieto ovviamente i luoghi deputati ai giochi liberi dei bambini), non spintonare… Banali e antiquati? Assolutamente no! Spesso i genitori interpretano queste regole del vivere comune come inutili imposizioni e che i loro figli impareranno quando saranno più grandi.  Il momento giusto non arriverà mai.

Insufficiente educazione all’autonomia
genitori sempre di corsa che…vestono bambini di 4,5,6 anni o anche di più, altri li imboccano, chi gli porta lo zainetto di scuola assieme ad altre quattro borse della spesa e il bimbo a mani vuote, qualcuno spinge passeggini con bambini di altezze inquietanti oppure danno il biberon con la colazione a bimbi che fanno l’ultimo anno di scuola d’infanzia o iniziano a frequentarla a tre anni ancora con il pannolone. Insegnare gesti autonomi al bambino richiede pazienza, anche tempo, perché si dovrà attendere il suo tempo di esecuzione ma si deve fare! Il percorso che porta all’autonomia di un individuo parte dai piccoli gesti autonomi quotidiani.



Quali sono invece le loro preoccupazioni? E le loro paure?
Beh, il genitore ne ha tantissime, molte delle quali sono talmente ovvie e naturali che non le citerò neanche. I genitori della nostra contemporaneità vivono le paure agendo alle volte in modo poco coerente. Per esempio, non si insegna ad un bambino a fare brevi percorsi in strada da solo, magari per recarsi a scuola, per paura degli attraversamenti o di eventuali incontri di malintenzionati e perciò si portano con l’automobile davanti all’ingresso della scuola fino al momento delle scuole medie e poi improvvisamente a 14 anni gli si regala lo scooter. Certo, sono preoccupati ma…lo scooter lo voleva il figlio, mentre non insisteva di certo per andare a scuola da solo. Si evidenzia quindi la tendenza a superare la paura quando devono assecondare il desiderio (o capriccio) del figlio ma non si impongono altrettanta autodisciplina quando sono loro a decidere un’azione, anche se utile allo sviluppo del  bambino, se gli provoca preoccupazione.


Può raccontarci qualche aneddoto della sua professione?
Uno degli ultimi che mi viene immediatamente in mente è riferito ad una famiglia con una bambina di due anni che ha ricevuto puntualmente gli insegnamenti dei genitori del “grazie, prego, per piacere…” praticamente fin dalla culla, rafforzati dall’asilo nido. Una sera all’ora di cena la mamma chiede al papà che le versi un po’ d’acqua e nel frattempo si assenta un attimo per andare in cucina. Quando ritorna a tavola prende il bicchiere per bere l’acqua  che il marito le aveva versato e la bimba, con voce imperiosa le dice “no! Grazie…” Mamma e papà non comprendono subito ma la bimba insiste con il “no! Grazie…” ogni volta che la mamma porta il bicchiere alla bocca. Improvvisamente intuiscono, si guardano, la mamma dice al papà “grazie” e poi beve l’acqua…con il permesso soddisfatto della figlia! In questo caso possiamo decisamente dire che l’insegnamento ha funzionato!

mercoledì 7 novembre 2012

Bambini di oggi: troppo sedentari o troppo sport?

"Bambini italiani, troppo sedentari. Poco sport e vita all'aria aperta", così scrive La Stampa in un articolo del 12 Luglio
L'allarma viene dato leggendo i risultati emersi da una ricerca realizzata da Ipsos per Save the Children e Kraft Foods Italia sugli stili di vita dei bambini e dei ragazzi di età compresa tra i 6 e i 17 anni nel nostro Paese, presentata a Roma proprio il 12 Luglio 2012.

"Quasi un quinto dei bambini e adolescenti italiani - pari al 19% - non pratica alcuna attività motoria nel tempo libero, con un aumento di un punto percentuale rispetto allo scorso anno."  
Le cause individuate dalla ricerca sarebbero: assenza sul territorio di strutture adeguate (16%), genitori che non possono accompagnare i figli (20%)costo elevato (21%), ma il dato che lascia più amaro in bocca ci dice che il 38% dei bambini è disinteressato alla pratica di un qualsiasi sport o attività motoria (in aumento del 12% rispetto al 2011).

Altro dato preoccupante individuato dalla ricerca: il 60% dei genitori italiani afferma che i loro figli passano il tempo libero prevalentemente a casa propria o di amici, percentuale che arriva al 66% al Sud e nelle Isole e al 64% nel Nord ovest e che riguarda in misura maggiore la fascia d’età 11-13 anni (66%).

Nell'articolo vengono individuate alcune cause che spiegano il fenomeno legate alle strutture poco consone e sicure, e alla mancanza di spazi aperti dove i bambini possono incontrarsi, alle possibilità dei genitori di accompagnare e supervisionare i figli. 

Tutti questi numero fanno riflettere. E soprattutto stridono con quanto detto il qualche post fa"I bambini di oggi sono super impegnati, non hanno un minuto di tempo libero, la loro agenda ancora un po' è più impegnata di quella dei loro genitori."

No, non ci siamo sbagliati, sono entrambi post che partono da ricerche vere ed attendibili. Siamo davanti ad un fenomeno strano allora: da una parte abbiamo il 60% dei bambini che passa i pomeriggi sul divano; dall'altra esistono bambini che si barcamenano tra lezioni di scacchi, calcio, violino senza avere un momento libero tranquillo in casa.

Un bambino che fa sport e che si muove all'aria aperta getta le basi per un corpo più sano  armonico e sereno, rispetto ad un corpo sedentario. Inoltre l'attività sportiva apporta un benessere anche psicologico poiché vengono stimolate le endorfine, molecole del benessere, oltre a quei vantaggi legati alla crescita a livello umano (responsabilità, socializzazione etc.). Per non parlare del fatto che lo sport tiene lontani i bambini dalla televisione e dai videogiochi che, se utilizzati in eccesso, possono facilitare lo sviluppo dei disturbi legati al sovrappeso e rendono difficili i rapporti sociali con coetanei e adulti.

Ma l'eccesso di sport non fa bene ugualmente. I bambini hanno bisogno di stare in casa, anche sembra un controsenso dopo quanto detto finora assicuro che non lo è, perché ovviamente ci appelliamo al buonsenso dei genitori: e se per caso si trovasse una via di mezzo? Una soluzione che permetta ai bambini di potere avere momenti di svago all'aria aperta, sport e socializzazione con coetanei; ma assicurare loro anche momenti in casa da passare giocando a giochi in scatola, ad allenare la mente con un bel memory, a costruire una casa col Lego, magari insieme a mamma o papà.


Del resto i latini ce lo hanno sempre detto: in medio stat virtus!








venerdì 2 novembre 2012

La signorina Daniela: SOS-tata sul Web! Parte prima


Proponiamo oggi una intervista, uscita questa primavera sul blog famiglifelici, che ha riscosso molti apprezzamenti.
L’intervista verrà proposta in un tre puntate: molte sono le cose che può dirci e abbiamo preferito dedicare spazio a questa professionista da cui possiamo imparare molto. O per lo meno, se non proprio imparare, cogliere gli spunti dalle sue affermazioni per riflettere. Di sicuro è curioso che oggi ci sia spazio per professioni nuove, delle quali anche non molti anni fa non si sentiva il bisogno. Quindi è motivo di riflessione non solo per chi opera nel campo dell'orientamento famigliare e si mette a disposizione delle coppie e delle famiglie, ma anche per cerca di dare serenità alla propria famiglia sforzandosi di migliorare costantemente nel suo ruolo di coniuge e genitore.
Altresì interessante notare come sempre più appaia sconosciuto il concetto di progetto educativo, che viene confuso con le illegittime aspettative di un genitore verso i propri figli: si tende a dare credito all'illazione che un sano spontaneismo educhi più. Ribadiamo, anche con l'aiuto della signorina Daniela che state per incontrare, quanto sia utile e necessario avere un progetto di crescita per i propri figli: un piano flessibile che miri al loro bene e non alle nostre speranze. 
Lasciamo la parola a questa tata del web per sentire che cosa ha da proporci.



Tra le persone più interessanti incontrati fatti su web, non possiamo non proporvi la signorina Daniela, consulente educativa. Una professione decisamente utile oggi, che in un certo senso anticipa in modo più positivo, la proposta del premier inglese Cameron di insegnare ai suoi conterranei come si educano i figli.
Un po’ SOS-Tata del web (e della realtà) un po’ salutare zia capace di far ragionare anche i più riottosi nipoti (siano essi i genitori o i pargoli), detto con molta stima, la signorina Daniela propone il proprio contributo alle famiglie in difficoltà, in emergenza educativa.
Per capirne di più lascio a lei la parola, facendoci raccontare innanzitutto chi è: ecco come si descrive nel suo sito Genitori sul serio,  che ha anche una presenza su Facebook.


Sono nata nel 1959 e sono stata per molti anni educatrice di scuola dell’infanzia e tata in alcune famiglie. 
Negli anni ho approfondito i miei studi e la mia specializzazione sui temi della comunicazione e del comportamento del bambino, sull’espressione creativa, in particolare di disegno con il corpo. Ho frequentato corsi sull’educazione sessuale per educatori di scuola dell’infanzia ed elementare, sulla fiaba e la dimensione del fiabesco e sull’animazione musicale.

Di questa attività mi piace la possibilità di aiutare le famiglie ad ottenere una vita quotidiana più serena e felice e a migliorare il rapporto genitori-figli. E per ottenere ciò credo nel giusto mix fermezza/amore e nella consapevolezza che l’infanzia è la palestra della vita.



Offrire on line la soluzione ai tuoi problemi educativi, con serietà professionale e dedizione, è la mia nuova entusiasmante sfida che intendo affrontare.


Da dove nasce questa idea di consulenza educativa?
Ho fatto l'educatrice d'infanzia per quasi vent'anni nella realtà operativa di scuole d'infanzia d’eccellenza, che è quella di Trieste. Sono sempre rimasta legata al mondo infantile e in particolar modo all'osservazione del rapporto genitori/figli, notando il cambiamento progressivo dei metodi educativi nelle famiglie, e dei relativi risultati. I metodi educativi cosiddetti "moderni" che nei decenni passati hanno consigliato di togliere totalmente regole, imposizioni, divieti e orari hanno iniziato a creare molta confusione nelle famiglie. Molti di questi cambiamenti non possono essere assolutamente considerati il male assoluto: l'ammorbidimento di autoritarismi eccessivi sono stati in gran parte positivi ma hanno tolto supporti che il genitore non ha saputo sostituire con l'autorevolezza. Come ben si sa, autorità e autorevolezza sono molto diverse fra loro: l'autorità da parte del genitore è un atteggiamento dispotico, impositivo e frustrante mentre l'autorevolezza è una condizione che il bambino riconosce spontaneamente al genitore, anzi la cerca, ne ha necessità, desidera una guida solida, sicura. E' quel meccanismo che fa intendere che il rapporto fra genitore e figlio non possa essere basato sull'amicizia. Come io dico spesso: "gli amici si scelgono, i genitori no...". Il resto l'hanno fatto i sensi di colpa e il desiderio di compensare il tempo mancante dedicato ai figli, di madri che lavorano fuori casa e sentono il bisogno di essere particolarmente disponibili nei confronti dei loro bambini nel poco tempo a loro dedicato. Ho notato, sempre più frequentemente, comportamenti di bambini che i genitori non riescono a gestire. Situazione di questo tipo possono creare una quotidianità familiare terribile, davvero sfinente e frustrante portando il nucleo familiare a scoppiare. Ultimamente però, ho notato che i genitori non accettano più in modo passivo la situazione ma iniziano a chiedere; qualche domanda qua e là da parte di amici e conoscenti: "guarda cosa combina", "cosa devo fare quando si comporta così". Ora molti genitori si mettono in discussione ma sono frastornati e non sanno da che parte iniziare il cambiamento, né come attuarlo. Sono spuntati come funghi programmi televisivi che trattano di varie situazioni familiari difficili ma la maggior parte delle persone non vogliono apparire in TV a sbandierare i loro problemi quotidiani. Ecco, tendere una mano a genitori che intuiscono che da soli non ce la fanno a cambiare "registro", è stata per me una naturale conseguenza. Oggi, ad attività di consulenza avviata, si tratti di semplici e brevi risposte in Facebook, consulenze on line private tramite il mio sito oppure percorsi programmati a misura di famiglia e direttamente "in" famiglia, conoscere o vedere i progressi e/o i cambiamenti di situazioni familiari insostenibili che cambiano radicalmente o si rasserenano in modo inimmaginato dai genitori, è veramente una soddisfazione enorme.



Perché oggi c'è bisogno di "consulenti genitoriali"? per quale problema viene chiamata più spesso?
Perché i genitori vivono costantemente con la paura di sbagliare, temono di fare errori che si ripercuoteranno nella vita dei loro figli, e purtroppo così è. Ma questo atteggiamento ondivago, incerto, timoroso crea individui fragili. Nell’educare i figli tutti i genitori fanno errori, li hanno commessi anche i nostri genitori ma se si riesce a costruire basi solide che forniscano all’individuo/figlio strumenti come autostima, osservazione, capacità di comunicare, riflessione, ordine mentale, ognuno di noi, diventando adulto e maturando, sarà in grado di superare i problemi creati da qualche errore educativo familiare.

Le richieste più frequenti di consigli specifici arrivano per problemi nel momento di mettere a nanna il bambino, oppure perché ci sono problemi con il cibo o con i compiti scolastici.  Si deve però distinguere un unico problema in un contesto educativo che va a gonfie vele da molti problemi spalmati su tutta la giornata e in molteplici situazioni. Mi spiego: se in un contesto familiare sereno il bambino vive la quotidianità in modo fluido ma improvvisamente inizia ad avere problemi legati al sonno, dovrò chiedermi cosa possa aver causato questa situazione. In questo caso il bambino sta manifestando ed esternando qualcosa che lo turba. Non è quasi mai solo un capriccio. Al contrario, se mi trovo di fronte ad un bimbo irrequieto, che non vuole dormire nel suo letto, ha disordine nel momento dei pasti, fa spesso capricci, non recepisce negazioni o richieste e via dicendo, significa che mi trovo davanti ad una situazione con problemi educativi di base. Da rivedere quindi impostazioni generali di atteggiamenti e comportamenti. Perciò per offrire una consulenza seria è necessario comprendere bene la situazione familiare e tutto il suo contesto.

mercoledì 31 ottobre 2012

I bambini e il tempo libero



I bambini di oggi sono super impegnati, non hanno un minuto di tempo libero, la loro agenda ancora un po' è più impegnata di quella dei loro genitori. Ma quante attività vengono decise veramente da loro e quante “imposte” dai genitori?

Secondo recenti ricerche più della metà dei bambini frequenta almeno un corso dopo la scuola con un impegno settimanale di almeno due ore, ma a scegliere le attività spesso sono i genitori, spinti dal desiderio di allevare dei piccoli campioni o di vedere realizzare nei figli ciò che il genitore non ha potuto fare.


Tra gli sport più gettonati ci sono il calcio ed il nuoto per i maschietti, pallavolo, danza e ginnastica per le femminucce, ma non si disdegna nemmeno la musica (chitarra in particolare) o corsi di inglese o di informatica. Opportunità che possono dare frutti positivi solo se a sceglierle sono i bambini stessi, spinti dalla propria curiosità.

Offrire occasioni ed opportunità di crescita per un bambino è importante, ma è bene anche regalargli del tempo libero dove lui liberamente o con i propri amici sceglie come passare il suo tempo libero, perché
 l'attività extra scolastica deve essere vissuta come un gioco e non come un’imposizione.

I bambini hanno bisogno di tempo libero per dedicarsi completamente al gioco spontaneo, non guidato da un adulto, perché il gioco è un'attività indispensabile, come mangiare o dormire, un ingrediente prezioso per la crescita.


venerdì 26 ottobre 2012

Vedere un bambino

Vogliamo proporvi oggi una riflessione personale su un tema difficile e spinoso, soprattutto perchè a volte "evitato" dai genitori. 

"Guardiamo" davvero i nostri bambini? 

Li vediamo? Li ascoltiamo? Passiamo del tempo con loro, insieme a loro non semplicemente nella stessa stanza?

Quante cose potremmo insegnare loro trascorrendo del tempo di qualità insieme?
E quante ne potremmo imparare?

Due sono le testimonianze che ci offriamo oggi.

Una "preghierina" di un bambino (che trovate a fine pagina), possiamo immaginare che sia nostro/a figlio/a, alla mamma, ma possiamo facilmente girarla anche al maschile; e un post apparso il 12 Ottobre su larivistaintelligente.it in cui l'autrice, Paola Giannelli, cerca di riflettere sul rapporto genitori-figli, figli visti come pacchi, figli invisibili.

E voi cosa ne pensate? 

Raccontateci qualche storia interessante, di come riuscite a prendervi del tempo per stare con loro, per giocare con loro, per essere davvero dei genitori presenti, pur essendo impegnati.

Aspettiamo i vostri commenti. E i vostri consigli.