mercoledì 15 maggio 2013
Spazio alla ricerca: le scuole single sex aiutano i ragazzi e le ragazze ad entrare all'università?
Abbiamo trovato in rete questa interessante ricerca "Effetti causali delle scuole single-sex on universitari esami di ammissione e partecipazione del college: assegnazione casuale a Seoul scuole superiori." Ricerca effettuata da Park, H., Behrman, J., & Choi, J. nel 2012 (Estratto da: http://repository.upenn.edu/psc_working_papers/15)
Questa ricerca era dunque volta a valutare gli effetti che hanno le scuole single-sex sul punteggio di entrata all'università e sulla percentuale di iscrizione all'università.
La ricerca premette che a Seul gli studenti vengono assegnati in modo casuale nelle scuole superiori single sex e in quelle miste. Questo è stato un vantaggio per i ricercatori perché le variabili che possono interferire con le ricerche, come background socio-economico e rendimento scolastico precedente dello studente, sono state tenute sotto controllo, " il che aumenta la credibilità delle stime di effetti causali per la valutazione delle scuole single-sex" (Park, Behrman e Choi, 2012, p. 1).
Le scuole single-sex a Seoul "sono prevalentemente private: circa l'80% delle scuole per soli maschi e per sole femmine, sono private, mentre solo il 30% delle scuole miste sono private. Anche le scuole private sono soggette alla assegnazione casuale degli studenti. Pertanto, non vi è alcuna differenza significativa nel contesto socio-economico degli studenti tra gli studenti che frequentano le scuole pubbliche e private "(p. 9).Gli studenti di scuole superiori possono fare richiesta di entrare sia alle università che prevedono due soli anni di corso che a quelle da quattro anni. Per entrambi i tipi di scuola, "i due elementi importanti per l'ammissione sono i punteggi per l'esame nazionale di ammissione all'università, College Scholastic Ability Test (CSAT), e ai punteggi scolastici" (p. 11).
I ricercatori hanno analizzato i punteggi del CSAT di ragazzi Coreani e Inglesi ottenuti da parte degli studenti di Seoul che hanno effettuato il test nel 2009.
Park, Behrman e Choi (2012) hanno notato che per "le studentesse dell'ultimo anno delle scuole superiori che frequentano scuole per solo ragazze mostrano punteggi medi significativamente più elevati rispetto alle loro coetanee che frequentano le scuole miste."(p. 19).
Nel complesso, questa analisi ha rilevato che "le scuole single-sex influenzano positivamente sia i punteggi dell'esame di ammissione all'università sia la presenza e l'iscrizione all'università da parte di ragazzi e ragazze" (p. 23). I ricercatori hanno concluso che "gli effetti positivi di scuole single-sex rimangono sostanziali, anche dopo aver tenuto conto di diverse variabili scuola di livello come la qualità degli insegnanti, il rapporto studenti-insegnanti, la percentuale di studenti che ricevono un sostegno per il pranzo, e se le scuole sono pubblico o privato "(p. 1)."
lunedì 13 maggio 2013
Partire dal cinema e finire a parlare di scuola? Si può!
Partire dal cinema e finire a parlare di scuola? Si può! Leggete questo articolo e capirete come è facile il collegamento.
Un articolo profondo che spiega come mai non si va più al cinema.
Ma non parla solo di crisi, che ormai sembra (e forse è) la soluzione a tutti questi cambi di cultura che stanno avvenendo negli ultimi anni. La causa, secondo Luigino Bruni autore, è anche attribuita al mancato senso del bello, dell'arte e del piacere di qualcosa di bello da fruire ed esperire per il semplice desiderio. Tutto deve essere riconducibile al sociale, senza gli altri non riusciamo a vedere le cose belle che la vita e il mondo ci offrono.
Forse inizieremo anche a pensare che andare al cinema da soli non è poi così male!
Buona lettura
Ci serve tutto un altro film
Impressiona vedere quante sale cinematografiche stanno chiudendo in questi tempi di crisi. La chiusura di un cinema non è solo la fine di un’impresa. Il cinema è anche l’icona di un uso relazionale del tempo, che oggi trova sempre meno posto in una società dove il consumo sta sempre più assumendo le sembianze dell’individuo solo e solitario. È la legge di mercato, si dirà. Di un certo mercato anonimo, occorre aggiungere, che riempie con le sue merci quelle solitudini che in larga misura esso stesso crea.
Non occorre scomodare economisti e sociologi per capire che c’è una differenza radicale tra l’esperienza che fa chi vede un film al cinema e chi vede lo stesso film a casa, soprattutto se il primo è visto con amici e il secondo da soli, magari al pc. Quando si esce per andare al cinema insieme ad amici, ci si prepara, si investe tempo nella scelta che è frutto di dialogo con gli altri, un dialogo che porta spesso a vedere film che non avremmo mai visto se avessimo seguito solo i nostri gusti personali (ho scoperto film splendidi per far contento un amico). Si parla prima, durante e soprattutto dopo il film, un film che da semplice prodotto si trasforma così in un incontro, dove alla 'merce' si aggiungono altri beni, tra i quali, fondamentali, sono quei beni relazionali che produciamo e consumiamo insieme. Succede anche che si torni al cinema per rivedere lo stesso film con altri amici, perché ci piace vedere se il nostro amico si commuove proprio in quei passaggi nei quali mi sono emozionato (e mi ri-emoziono) anche io. La mutua «corrispondenza di sentimenti» (essere consapevoli che si sta provando insieme la stessa emozione), diceva Adam Smith due secoli e mezzo fa, è una delle principali fonti di felicità. Questo intreccio di beniemozioni- rapporti generalmente non accade, o accade in maniera più impoverita, nel consumo individuale di home-video, per non parlare della visione di capolavori in tv. Tutti sappiamo che 'la visione di Amarcord al cinema' e 'la visione di Amarcord al pc' sono due cose, due beni molto diversi – peccato che ci vengono presentati, e venduti, come identici.
E qui si apre una riflessione molto più generale. Fino a tempi recenti, per poter 'consumare' alcuni beni (arte, cultura, festa, musica, religioni, sport, politica, gioco, scuola, cura, e molto altro) dovevo necessariamente stare insieme agli altri. A quei beni erano indissolubilmente legati anche i beni relazionali. La musica si ascoltava in concerti o in sale da ballo, lo sport nei campi e nelle palestre, e si andava al cinematografo assieme. L’invenzione del mercato consente oggi, e sempre più, di separare in molti beni la componente relazionale da quella più propriamente individuale. Posso ascoltare da solo musica con l’i-Pod, e poi, quando e se voglio, uscire con gli amici. Posso correre da solo (con l’iPod), incrociando nei parchi molti altri corridori solitari senza incontrarne nessuno, e poi, se e quando voglio, coltivare le mie amicizie. Lo stesso accade con i film, con la politica (si è passati dai comizi in piazza a monologhi sul divano con politici televisivi), e ormai con l’università (stiamo già cominciando a 'comprare' esami e titoli online senza il bisogno di incontrare nessuno), in una progressiva separazione delle merci dai rapporti umani. Sostituiamo il rapporto 'io-tu' (tramite le merci), con il rapporto 'io-merce' e 'tu-merce', rimandando il 'noi' a un secondo, futuro, momento.
E’ questo l’umanesimo del mercato capitalistico (non di tutto il mercato), dell’individuo, della libertà di scelta. Anche questi sono valori dell’Occidente e delle sue radici cristiane, che hanno svolto una funzione decisiva nella liberazione degli individui da molti, troppi, rapporti non scelti, da 'balli' con le persone sbagliate e non amate. Ma gli studi sul benessere delle persone ci dicono però delle cose che è bene tener presente per valutare bene i benefici del mercato insieme ai suoi costi, e magari cercare di riformarlo. L’offerta di molti beni depurati e sterilizzati dai rapporti personali negli ultimi decenni sta vedendo una accelerazione impressionante. La concorrenza di mercato, unita al progresso tecnico, abbassa i costi dei beni, i costi monetari ma soprattutto i costi in termini di tempo.
Costa così sempre meno tempo vedere un film a casa: non devo neanche uscire, neanche alzarmi dal letto. Invece – e qui sta il punto – uscire di casa per andare al cinema, o a fare sport con gli amici, costa più o meno come cento anni fa, per non parlare del 'costo' dell’investimento (di tempo, risorse, amore…) in una amicizia o in una famiglia, che costa, più o meno, come mille anni fa. Inoltre il tempo e le risorse investite in un’amicizia è rischioso, può ferirci quando manca reciprocità. Da una semplicissima legge economica sappiamo che quando il prezzo di un bene (merce) scende molto e il costo dell’altro (beni relazionali) resta costante, è come se il secondo costasse molto di più. In altre parole, un mercato che, per aumentare le mie libertà, mi separa le merci dai rapporti, in realtà mi sta anche rendendo molto costosi i beni relazionali. «L’altro giorno – mi ha raccontato un mio collega – avevo chiesto a papà di andare insieme al concerto del coro di mia moglie. Suono il citofono, e lui mi dice che aveva cambiato idea. Lo capivo, pioveva, vestirsi, uscire, era molto più 'costoso' che stare sul divano di fronte ad un film». E poi ha aggiunto: «La mattina dopo si sarà pentito». Che fare allora? Possiamo fare poco, ma qualcosa sì. Innanzitutto con la tassazione dei beni, che ha anche lo scopo di favorire i beni socialmente meritori (e oggi i beni relazionali lo sono, in un mondo di crisi di legami e quindi di felicità). Ma anche con l’educazione.
Un primo passo potrebbe essere inserire nelle scuole l’educazione al consumo e al rapporto con i beni, insegnando a distinguere tra il consumo di merci che sono merci e basta, dai beni relazionali che sono anche un investimento in vita buona. E poi mettiamo la tecnologia al servizio dei rapporti. Penso a quei circoli culturali, a quelle parrocchie, dove oggi con una spesa molto contenuta possono acquistare un proiettore video di qualità e ricreare nuovi 'cinematografi'. E così possono ricreare la magia del cinema, la gioia dei rapporti, delle comunità che oggi si stanno troppo impoverendo, impoverendoci tutti.
Non occorre scomodare economisti e sociologi per capire che c’è una differenza radicale tra l’esperienza che fa chi vede un film al cinema e chi vede lo stesso film a casa, soprattutto se il primo è visto con amici e il secondo da soli, magari al pc. Quando si esce per andare al cinema insieme ad amici, ci si prepara, si investe tempo nella scelta che è frutto di dialogo con gli altri, un dialogo che porta spesso a vedere film che non avremmo mai visto se avessimo seguito solo i nostri gusti personali (ho scoperto film splendidi per far contento un amico). Si parla prima, durante e soprattutto dopo il film, un film che da semplice prodotto si trasforma così in un incontro, dove alla 'merce' si aggiungono altri beni, tra i quali, fondamentali, sono quei beni relazionali che produciamo e consumiamo insieme. Succede anche che si torni al cinema per rivedere lo stesso film con altri amici, perché ci piace vedere se il nostro amico si commuove proprio in quei passaggi nei quali mi sono emozionato (e mi ri-emoziono) anche io. La mutua «corrispondenza di sentimenti» (essere consapevoli che si sta provando insieme la stessa emozione), diceva Adam Smith due secoli e mezzo fa, è una delle principali fonti di felicità. Questo intreccio di beniemozioni- rapporti generalmente non accade, o accade in maniera più impoverita, nel consumo individuale di home-video, per non parlare della visione di capolavori in tv. Tutti sappiamo che 'la visione di Amarcord al cinema' e 'la visione di Amarcord al pc' sono due cose, due beni molto diversi – peccato che ci vengono presentati, e venduti, come identici.
E qui si apre una riflessione molto più generale. Fino a tempi recenti, per poter 'consumare' alcuni beni (arte, cultura, festa, musica, religioni, sport, politica, gioco, scuola, cura, e molto altro) dovevo necessariamente stare insieme agli altri. A quei beni erano indissolubilmente legati anche i beni relazionali. La musica si ascoltava in concerti o in sale da ballo, lo sport nei campi e nelle palestre, e si andava al cinematografo assieme. L’invenzione del mercato consente oggi, e sempre più, di separare in molti beni la componente relazionale da quella più propriamente individuale. Posso ascoltare da solo musica con l’i-Pod, e poi, quando e se voglio, uscire con gli amici. Posso correre da solo (con l’iPod), incrociando nei parchi molti altri corridori solitari senza incontrarne nessuno, e poi, se e quando voglio, coltivare le mie amicizie. Lo stesso accade con i film, con la politica (si è passati dai comizi in piazza a monologhi sul divano con politici televisivi), e ormai con l’università (stiamo già cominciando a 'comprare' esami e titoli online senza il bisogno di incontrare nessuno), in una progressiva separazione delle merci dai rapporti umani. Sostituiamo il rapporto 'io-tu' (tramite le merci), con il rapporto 'io-merce' e 'tu-merce', rimandando il 'noi' a un secondo, futuro, momento.
E’ questo l’umanesimo del mercato capitalistico (non di tutto il mercato), dell’individuo, della libertà di scelta. Anche questi sono valori dell’Occidente e delle sue radici cristiane, che hanno svolto una funzione decisiva nella liberazione degli individui da molti, troppi, rapporti non scelti, da 'balli' con le persone sbagliate e non amate. Ma gli studi sul benessere delle persone ci dicono però delle cose che è bene tener presente per valutare bene i benefici del mercato insieme ai suoi costi, e magari cercare di riformarlo. L’offerta di molti beni depurati e sterilizzati dai rapporti personali negli ultimi decenni sta vedendo una accelerazione impressionante. La concorrenza di mercato, unita al progresso tecnico, abbassa i costi dei beni, i costi monetari ma soprattutto i costi in termini di tempo.
Costa così sempre meno tempo vedere un film a casa: non devo neanche uscire, neanche alzarmi dal letto. Invece – e qui sta il punto – uscire di casa per andare al cinema, o a fare sport con gli amici, costa più o meno come cento anni fa, per non parlare del 'costo' dell’investimento (di tempo, risorse, amore…) in una amicizia o in una famiglia, che costa, più o meno, come mille anni fa. Inoltre il tempo e le risorse investite in un’amicizia è rischioso, può ferirci quando manca reciprocità. Da una semplicissima legge economica sappiamo che quando il prezzo di un bene (merce) scende molto e il costo dell’altro (beni relazionali) resta costante, è come se il secondo costasse molto di più. In altre parole, un mercato che, per aumentare le mie libertà, mi separa le merci dai rapporti, in realtà mi sta anche rendendo molto costosi i beni relazionali. «L’altro giorno – mi ha raccontato un mio collega – avevo chiesto a papà di andare insieme al concerto del coro di mia moglie. Suono il citofono, e lui mi dice che aveva cambiato idea. Lo capivo, pioveva, vestirsi, uscire, era molto più 'costoso' che stare sul divano di fronte ad un film». E poi ha aggiunto: «La mattina dopo si sarà pentito». Che fare allora? Possiamo fare poco, ma qualcosa sì. Innanzitutto con la tassazione dei beni, che ha anche lo scopo di favorire i beni socialmente meritori (e oggi i beni relazionali lo sono, in un mondo di crisi di legami e quindi di felicità). Ma anche con l’educazione.
Un primo passo potrebbe essere inserire nelle scuole l’educazione al consumo e al rapporto con i beni, insegnando a distinguere tra il consumo di merci che sono merci e basta, dai beni relazionali che sono anche un investimento in vita buona. E poi mettiamo la tecnologia al servizio dei rapporti. Penso a quei circoli culturali, a quelle parrocchie, dove oggi con una spesa molto contenuta possono acquistare un proiettore video di qualità e ricreare nuovi 'cinematografi'. E così possono ricreare la magia del cinema, la gioia dei rapporti, delle comunità che oggi si stanno troppo impoverendo, impoverendoci tutti.
Luigino Bruni
sabato 11 maggio 2013
Giovani scrittori crescono: Federico Scolari e il suo racconto "vincente" (seconda parte)
Continuiamo con la pubblicazione del racconto di Federico Scolari iniziato venerdì scorso.
Capitolo 6: Nei giorni seguenti Phil e Chiara si trovarono molto spesso in biblioteca per scrivere gli articoli per il giornalino scolastico della scuola. La biblioteca era il luogo ideale per realizzare al meglio la stesura degli articoli, perché era un posto silenzioso e trasmetteva ai due amici una certa, strana voglia di lavorare al meglio. I pomeriggi trascorrevano molto velocemente e fra i due e, superato l’imbarazzo dei primi incontri, nacque un buon rapporto. Sembrava forse che si fossero innamorati l’un l’altro… i loro sguardi si incrociavano di continuo, ed entrambi provavano un sentimento che si diffondeva in tutto il corpo. “Chissà se sia una cosa positiva”, si chiedeva sempre Chiara ogni volta che provava quella sensazione. Comunque sia, il giornalino andò a ruba nella scuola dei ragazzi perché rappresentava i desideri e le richieste di tutti gli alunni, sia del classico sia dello scientifico. Chiara e Phil erano ricercati in tutta la scuola perché tutti i ragazzi volevano porre loro domande e dubbi da chiarire nei numeri successivi del giornalino. Che successone! I due ragazzi erano proprio soddisfatti del lavoro che stavano svolgendo e che avrebbero continuato a svolgere su grande richiesta di professori e amici. “Cosa possiamo nel prossimo articolo?” chiese Chiara “Dovremmo chiedere consiglio a qualcuno”. “Non so ma… oggi non sono venuto qua in biblioteca per parlare di lavoro…” disse Phil con un’aria ambigua “Volevo chiederti se…” la sua faccia divenne sempre più rossa a causa dell’imbarazzo o forse dell’emozione “…se domani hai impegni dopo la scuola”. Phil tirò un sospiro di sollievo. Chiara, imbarazzata ed emozionata oltremodo, aveva una strana confusione in testa, come se i suoi pensieri si scontrassero a vicenda in un caos totale. “Sì, sì, va bene. A che ora ci possiamo incontrare?”. “ Non so, verso le tre va bene?” domandò Phil, pietrificato dalla felicità. “Per me va benissimo!” esclamò Chiara. “V…va bene, ora devo andare, devo finire i compiti di Inglese… che noia!” Chiara rise quasi inconsciamente osservando il suo amico che scendeva le scale. “Allora ciao!” urlò Phil. “C…ciao” rispose lei. Il suo cuore batteva forte, mentre la sua mente era intasata di strani pensieri.
Capitolo 7: Così trascorsero i giorni, in un clima di studio ma di grande felicità, fino a quando arrivò il tanto amato giorno di Natale. La sua magia è indescrivibile; vedere la neve che scende soffice sui tetti delle case porta una felicità incredibile nel cuore. Tutti sono felici, i bimbi aprono i regali e ci si riunisce con la propria famiglia per pranzare felicemente come accade solamente una volta l’anno. Così trascorsero il Natale i nostri amici, fra regali, parenti e ovviamente pranzi megagalattici e immense merende a base di pandori e panettoni a volontà. Ma finalmente arrivò quel giorno, quel tanto atteso giorno. I nostri amici erano pronti, muniti di guanti e cappellino. Dovevano agire di notte, per non allertare i custodi che c’erano di giorno. Di giorno infatti c’erano tre custodi che controllavano il seminterrato e i due ingressi, quello principale e quello secondario. La compagnia si ritrovò davanti alla scuola verso le 9 di sera, con la nuvoletta che usciva densa ad ogni loro respiro. Subito Giulia, salutati gli amici, condusse la compagnia verso l’ingresso secondario, che si era preoccupata di lasciare aperto prima delle vacanze. Nel caso i custodi l’avessero chiusa, si era procurata le chiava grazie ad un suo amico. La luna illuminava con una luce tiepida il cortile dove erano entrati i ragazzi, e l’aria era gelida come in poche giornate invernali. Phil e Chiara si tenevano per mano, quasi senza accorgersene, davanti a quel romantico ma allo stesso tempo inquietante scenario. Vi era una leggera nebbia che ostruiva parzialmente la vista dei nostri amici. I loro cuori battevano all’impazzata, come non era mai capitato nella loro vita. Giulia, che capitanava il gruppo, girò a destra due volte, fino ad arrivare dinnanzi alla porta del seminterrato. ”Allora, dovete fare il massimo silenzio, capito?” disse con una voce rauca e fievole “se ci scopre qualcuno, ciao ciao soluzione!”. Tutti annuirono e Giulia girò lentamente e silenziosamente la pesante maniglia della porta; tutti riuscirono ad entrare senza farsi scoprire. Il seminterrato era umido e aveva uno strano odore, come se nessuno fosse entrato lì da tempo. La luce delle torce dei ragazzi mostravano ai loro occhi oggetti strani e dimenticati in quell’enorme stanza da tempo. Tutto era silenzioso. Si udivano solamente i respiri pesanti e regolari dei ragazzi. Giulia fece un segno con la mano e tutti la seguirono senza fare domande. L’investigatrice aveva in mano una mappa del seminterrato, presa qualche giorno prima dalla segreteria della scuola e quindi sapeva a memoria dove andare e come recarsi al contatore che, secondo il gruppo, era la causa di quei misteriosi black-out. Il seminterrato era strano: dappertutto vi erano delle ragnatele e polvere che probabilmente si trovavano lì da anni. Ovunque vi erano dei strani sarcofaghi e dei papiri egizi, chissà per quale oscuro motivo. La luce si infiltrava fioca dalle finestre, quando i ragazzi individuarono il contatore. La tensione si tagliava con il coltello. Ad un tratto il silenzio fu interrotto da un rumore sordo, quasi impercettibile; era Chiara che era inciampata su un antico vaso egizio. “Cosa fai, stai un po’ ferma” disse Biro “Non fare come quel giorno quando abbiamo giocato a scacchi, che hai buttato tutto per terra perché non stai ferma un secondo. ”Non è vero, cosa stai dicen…” “shhh, non è l’ora di litigare adesso!” esclamò Giulia, forse un pò troppo forte. “Dobbiamo stare in silenzio e concentrarci, è molto rischioso essere scoperti!”. Chiara e Biro annuirono silenziosamente. Il contatore era davanti a loro, grande e scuro, che quasi incuteva paura. Chiara aveva trovato il modello dello stesso e se l’era studiato alla perfezione. Tutto era calcolato. “Ecco, dovrei tirare questa leva e poi schiacciare questo pulsan…” “Chi è!?!” una voce cavernosa tuonò alle spalle dei ragazzi. “Cosa ci fate voi qui!? Rischiate l’espulsione dalla scuola, lo sapete vero!?” “Cavolo, lo sapevo che ci avrebbero beccati!” Urlò Biro. Ma ormai era troppo tardi. Degli strani geroglifici apparirono sul contatore e una luce immensa penetrò la stanza. Il rumore potentissimo fece sobbalzare gli amici e una botola si aprì dietro di loro, scura e pesante, e i ragazzi furono avvolti nel vortice comparso all’interno dell’apertura. Il custode, allibito, osservò il vuoto ed il silenzio della stanza. Sembrava quasi che la luce della luna si fosse spenta. Il custode non ricordava più nulla, e si ritirò nuovamente sulla sua sedia e lì rimase, addormentato, per un’intera notte. Cosa succederà ai nostri amici? Phil e Chiara riusciranno a scrivere l’articolo e come continuerà il loro rapporto? Ma, soprattutto, l’omogeneità del gruppo ed il loro affiatamento rimarranno invariati anche quando dovranno affrontare strani enigmi e situazioni complicate? I ragazzi non avrebbero dovuto cercare di andare in fondo alla questione, ma a volte alla curiosità non si può resistere.
Capitolo 8: l’aria era pesante e calda; non c’era neanche un filtro di luce. Quando i quattro amici si svegliarono, tutto era scuro e inquietante. “Dove siamo finiti? Come siamo arrivati qui?” si chiese Chiara, che non trovava più i suoi occhiali tant’era buio. “E’ colpa del contatore. Quella luce ci ha portati fino a qui, ne sono sicura” disse scura in volto Giulia. “Cosa? Come è possibile?” chiese allibito Biro. ”Non lo so, devo cercare degli indizi o qualcosa che ci porti fuori da questa stanza”. “Tastate i mattoni delle mura, l’ho visto fare in un film” propose Phil. “No, non è possibile, non credere ai film, Phil! Cerchiamo di ragionare in modo tranquillo” rispose seccata Giulia. “Ma possiamo almeno provar…” TRACK! Ancora quello spaventoso rumore del black-out. Gli amici avvertirono una scossa molto potente. Le pareti della stanza crollarono e una luce calda raggiunse il loro viso, accompagnata da un vento insistente. Anche il pavimento non c’era più. I ragazzi erano seduti su una sabbia soffice, di colore marroncino chiaro, calda come il sole a mezzogiorno nelle giornate estive. “Adesso dove siamo? Comincio a preoccuparmi!” “Silenzio un attimo, Chiara, non continuare ad urlare e a fare domande!” “Stai tranquilla Giulia! Siamo in mezzo al deserto, mi spieghi come faccio a non preoccuparmi?”. “Ti ho detto di non…” “Calma, calma. E’ proprio questo che non dobbiamo fare. Non dobbiamo litigare inutilmente. In questa strana situazione dobbiamo mantenere la tranquillità e il rispetto verso gli altri” intervenne Phil. “Giusto, chiedo scusa Chiara. Ora però dobbiamo ragionare. Se quel rumore ha fatto crollare le pareti e ci ha fatto uscire da quel posto, forse ci sarà d’aiuto, no?” “Non credo proprio. Se continueremo a spostarci da un luogo ad un altro, non ci fermeremo mai. Come facciamo a mangiare e a bere? Dobbiamo trovare prima di tutto un rifugio dove riposarci e magari cercare dell’acqua e del cibo” Disse Biro, appassionato da sempre nella costruzione di piccole casette di legno, passione tramandatagli dal padre quand’era piccolino. Così i nostri amici si incamminarono verso Nord, seguendo il sottile ago di una piccola bussola, che indicava quell’ignoto cammino che li porterà alla avventura più estasiante della loro vita.
Capitolo 9: Dopo circa un paio d’ore di cammino, la compagnia era sfinita. Il vento torrido infastidiva i loro occhi e il Sole bollente scottava il loro viso. Avevano ancora addosso i giubbini che indossavano prima di giungere in quel luogo sperduto, così decisero di stenderli per terra e sdraiarcisi sopra, evitando di venire a contatto con quella sabbia scottante. “Ah, finalmente un po’ di riposo! Non ce la facevo più” disse Biro, adagiato sul suo giubbino verde. “ Già, però io adesso ho anche sete! Come facciamo?” “Stai tranquilla Chiara, ho ancora due borracce piene di acqua, bisogna utilizzarle con cura, finché non troveremo un’oasi o qualcosa del genere” rassicurò Giulia, ormai protagonista della situazione. “Per ora dobbiamo semplicemente pensare a riposarci qualche minuto e poi rimetterci in marcia, dopo aver bevuto un goccio d’acqua” “Ma come faremo a trovare un’oas… TRACK! Eh già, di nuovo quell’inquietante e assordante frastuono. Gli amici si guardarono in faccia, visibilmente spaventati, poi chiusero gli occhi in attesa che accadesse qualche cosa. Un vortice li avvolse completamente e una luce si impadronì del deserto, facendo scomparire ogni cosa. Trascorse un minuto, poi due, poi cinque, ma nulla da fare. Nessuno voleva aprire gli occhi per vedere dove fossero capitati. Il silenzio era totale. Solo Giulia si accorse che l’atmosfera era diversa; fu infatti la prima ad osservare quella inquietante caverna, silenziosa e buia come il seminterrato da cui era cominciata la loro avventura. “Ragazzi, svegliatevi! Presto, guardate dove siamo!” “Non ci posso credere! Ci siamo spostati ancora! Quando ci fermeremo?” “Non so, ma sono certa che ci siamo cacciati in un brutto guaio”. E Giulia aveva ragione.
Capitolo 10: l’aria era fredda e umida e di certo quel luogo non contribuiva a tranquillizzare gli animi dei compagni. Un leggero venticello penetrò all’interno della caverna, facendo sobbalzare i cuori degli amici, che non riuscivano a vedere nulla se non altro che la nuvoletta che usciva dalle loro bocche. “Non usciremo mai più da qui! Perché è capitato a noi? Perché?” “Calma Chiara, calma. Non disperiamoci proprio adesso. Ricordatevi che siamo qui per scoprire un mistero, quindi diamoci da fare!”. Le parole di Giulia riecheggiarono decise fra le mura della caverna, convincendo gli amici a rialzarsi dalla loro tristezza. “Forza, prendiamo le torce e vediamo cosa ci aspetta fuori di qui!” “Giulia, c’è un problema… non trovo più il mio zaino… si sarà smarrito durante il viaggio.” “Nessun problema, potrai stare accanto a me…” disse Phil, facendole l’occhiolino. Il loro rapporto continuava di bene in meglio. Durante l’avventura si erano tenuti per mano quasi inconsciamente e procedevano nel loro cammino fianco a fianco. Chissà, magari quando torneranno a casa nascerà una storia d’amore… comunque, prese in mano le torce, i compagni si recarono senza paura verso l’entrata della caverna. Fuori li attendeva inquietante la notte nel deserto. Le stelle brillavano e le palme ondeggiavano lente provocando un lieto rumore. L’aria era gelida, tipica delle notti del deserto del Sahara. “La vedete quella luce laggiù?” “Si, mi sembra che si muova verso di noi.” Era proprio così. Dopo pochi minuti un uomo sul dorso di un cammello si avvicinò alla compagnia e li rivolse alcune strane parole, probabilmente il linguaggio del luogo, con un sorriso stampato in volto. Aveva una barba nera e la sua pelle era scura; pareva abbastanza giovane. Era abbigliato con il tipico vestiario tuareg, ovvero con una veste blu che lo ricopriva totalmente lasciando fuori solamente la barba e i sui occhi azzurri. Con un gesto della mano invitò gentilmente gli amici a salire sui due cammelli che lo seguivano e, non sapendo cosa fare, i ragazzi si consultarono per un paio di minuti, giungendo alla conclusione che avrebbero dovuto seguire l’uomo per tentare di cercare qualche indizio. Lentamente e con qualche difficoltà tutti riuscirono a salire sui cammelli e seguirono senza dire una parola l’uomo gentile che aveva deciso, si auguravano, di aiutarli. Era ormai giunto il tempo dell’alba, e un tiepido sole si levò dalle dune, delineando delle ombre che seguirono gli amici fino all’arrivo in una piccola cittadina sperduta nel deserto. Finalmente in quel luogo la compagnia avrebbe dato una svolta al mistero, ma solo dopo grandi difficoltà.
Terza e ultima parte del racconto di Federico sabato prossimo, 18 maggio.
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venerdì 10 maggio 2013
Una mamma Imperfetta
Da lunedì 6 maggio, è in onda una miniserie online, ogni giorno alle 13 su Corriere.it.
"I protagonisti, anzi le quattro protagoniste, sono donne normali alle prese con vite normali, «giocolieri in equilibrio tra lavoro, figli e compagni». È questa la trama di 'Una mamma imperfetta', la prima fiction pensata contemporaneamente per web e per tv, presentata a Milano e firmata da Ivan Cotroneo." Così viene presentata la serie sul sito del Corriere.
Otto minuti per un totale di 25 puntate. Su blog del Corriere, la 27esimaOra, inoltre, sarà possibile inviare tweet e seguire i post che accompagneranno le puntate. Mentre, per il debutto su Rai2, l’appuntamento è fissato per l’autunno.
A questo link trovate una breve intervista fatta ad Andrea Volterrani, ricercatore di sociologia dei processi culturali presso l’Università di Roma Tor Vergata e presidente della Fondazione ForTes, che risponde ad alcune domande sul questa fiction, sulle novità che porterà nel campo delle serie televisive.
Che dire, una serie da non perdere se siete genitori e siete alle prese con l'organizzazione famigliare tra vita privata, lavoro, pannolini e tanto altro!
mercoledì 8 maggio 2013
Consigli per giovani aspiranti scrittori
La premiazione del Concorso letterario organizzato dal Faes in collaborazione con le Edizioni Ares, è stata anche l'occasione per ascoltare i consigli e i suggerimenti di una giovane autrice per i giovanissimi aspiranti scrittori che hanno partecipato al concorso.
Laureata in Lettere, con specializzazione in Filologia moderna, Eleonora Fornasari matura diverse esperienze all'estero, dapprima a New York, presso una rivista e casa editrice americana, quindi a Los Angeles, dove collabora per l’American Film Institute alla produzione di due short-movies (Some boys don’t leave con Jesse Eisenberg e Megafauna) e all’organizzazione di due grandi eventi (AFI Life Achievment Award to Michael Douglas e AFI Conservatory Commencement).
Tornata in Europa collabora con la Calon tv (Galles, UK) all’ideazione e scrittura di episodi per la serie d’animazione pre-scolare Igam Ogam e consegue il diploma del Master universitario in Scrittura e produzione per la fiction e il cinema.
Oggi è co-autrice di un programma televisivo per ragazzi, Social King 2.0, in onda su Rai2 e Rai Gulp, e collabora a più testate in qualità di critica cinematografica e televisiva.
Eleonora si sofferma su alcuni suggerimenti e piccole regole da seguire per diventare un bravo scrittore:
- per dare voce ai personaggi che volete descrivere è molto consigliato ascoltarli parlare. Il protagonista della vostra storia è, per esempio, un fruttivendolo? Andate ad osservarlo nella sua mimica e nel suo modo di porsi e parlare.
- prima di sedervi a scrivere una scena, rimuginatela nella vostra mente e chiarite a voi stessi lo scopo di quella situazione. Quali eventi precedentemente iniziati saranno interessati da questa scena? Quali basi saranno poste per scene successive? Come potrà questa scena contribuire allo sviluppo della vostra trama?
- quando arrivate a un punto morto, tornate indietro e leggete le vostre scene precedenti, cercando personaggi abbandonati o dettagli che potete "resuscitare".
- per aiutarvi a carpire i segreti di un bravo scrittore è molto d'aiuto copiare a mano pezzi di frasi del vostro autore preferito.
- l'incipit del proprio racconto deve essere sempre fantasioso e accattivante, magari potete utilizzare un pronome e proseguire con ambiguità per dare alla propria storia della suspense.
- cercate di finire sempre il capitolo con un effetto "cliffhanger", ossia quell' espediente narrativo usato in letteratura in cui la narrazione si conclude con un'interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena, in modo da spingere il lettore a passare al capitolo successivo.
- rileggete sempre tante volte ed eliminate tutto quello che non è essenziale.
- provate a cambiare il punto di vista per aiutarvi a vedere le cose da un lato diverso.
E adesso che ne sapete un po' di più... buona scrittura a tutti!
E adesso che ne sapete un po' di più... buona scrittura a tutti!
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lunedì 6 maggio 2013
Chi l'ha detto che dovete lavorare in banca per avere un vero lavoro? Ecco i 10 lavori più strani, ma più pagati!
Studenti.it ha pubblicato l'elenco dei 10 lavori più pagati che nessuno vuole fare!
Al primo posto troviamo il Panettiere "Fare il pane è un'arte. E può essere ben pagata. Si deve però lavorare di notte, in genere da mezzanotte alle 8:00 di mattina. Ma la busta paga è alta. Un panettiere qualificato può guadagnare 2.500/3.000 euro al mese. Vale la pena di fare qualche sacrificio "notturno". E poi si ha tutto il giorno libero! Se poi sapete fare anche la pasta, è il massimo! "
Il secondo gradino è occupato dalla Sarta, quindi ragazze chiedete alle vostre nonne di insegnarvi a cucire a macchina, e se non è questo il vostro lavoro, beh potrete farvi dei bellissimi abiti!
Seguono il Cuoco, non per forza in grandi ristoranti ma anche chef privati, catering e via dicendo; il Falegname, il quale viene definito "Un lavoro molto redditizio. Si è calcolato che in Italia una azienda impiega almeno 7 mesi e mezzo per trovare un falegname. In tempi di difficoltà a trovare lavoro, perché non imparare a costruire qualcosa col legno?"
Quinto lavoro più pagato è il Meccanico, ci si sporca un po' ma i soldi sono assicurati conferma la statistica; a seguire troviamo l'Idraulico e l'Estetista, per cui tra l'altro esistono molte scuole professionali anche davvero esigenti e di ottimo livello.
Gli ultimi tre lavori più pagati, ma poco comuni, sono l'Artigiano, professione ormai in calo purtroppo perché certi lavori come li facevano nelle botteghine non si vedono più, lavoro su cui però si potrebbe puntare davvero, il Made in Italy piace sempre più all'estero; il Conciatore di pelli "Probabilmente gli animalisti inorridiranno... come si può al giorno d'oggi indossare una pelliccia o cose di pelle? Il mercato del lavoro, però, cerca conciatori di pelli, pellicce e pellettieri. E sono sempre di meno quelli che vogliono fare questo lavoro. Ma è una figura professionale di cui c'è molto bisogno. E un bravo conciatore viene pagato molto bene. Ne vale la pena, o no?"; e da ultimo troviamo il Valigiaio, lavoro che pochi conoscono ma che frutta molto, "ci sono persone disposte a pagare migliaia di euro per una buona borsa o una valigia che non si rompa dopo il primo viaggio. E' un lavoro molto particolare che può farvi guadagnare tanto."
Che ne pensate? Sono lavori che potreste fare? Genitori cosa direste se vostro figlio diventasse Meccanico?
A voi la palla!
Al primo posto troviamo il Panettiere "Fare il pane è un'arte. E può essere ben pagata. Si deve però lavorare di notte, in genere da mezzanotte alle 8:00 di mattina. Ma la busta paga è alta. Un panettiere qualificato può guadagnare 2.500/3.000 euro al mese. Vale la pena di fare qualche sacrificio "notturno". E poi si ha tutto il giorno libero! Se poi sapete fare anche la pasta, è il massimo! "
Il secondo gradino è occupato dalla Sarta, quindi ragazze chiedete alle vostre nonne di insegnarvi a cucire a macchina, e se non è questo il vostro lavoro, beh potrete farvi dei bellissimi abiti!
Seguono il Cuoco, non per forza in grandi ristoranti ma anche chef privati, catering e via dicendo; il Falegname, il quale viene definito "Un lavoro molto redditizio. Si è calcolato che in Italia una azienda impiega almeno 7 mesi e mezzo per trovare un falegname. In tempi di difficoltà a trovare lavoro, perché non imparare a costruire qualcosa col legno?"
Quinto lavoro più pagato è il Meccanico, ci si sporca un po' ma i soldi sono assicurati conferma la statistica; a seguire troviamo l'Idraulico e l'Estetista, per cui tra l'altro esistono molte scuole professionali anche davvero esigenti e di ottimo livello.
Gli ultimi tre lavori più pagati, ma poco comuni, sono l'Artigiano, professione ormai in calo purtroppo perché certi lavori come li facevano nelle botteghine non si vedono più, lavoro su cui però si potrebbe puntare davvero, il Made in Italy piace sempre più all'estero; il Conciatore di pelli "Probabilmente gli animalisti inorridiranno... come si può al giorno d'oggi indossare una pelliccia o cose di pelle? Il mercato del lavoro, però, cerca conciatori di pelli, pellicce e pellettieri. E sono sempre di meno quelli che vogliono fare questo lavoro. Ma è una figura professionale di cui c'è molto bisogno. E un bravo conciatore viene pagato molto bene. Ne vale la pena, o no?"; e da ultimo troviamo il Valigiaio, lavoro che pochi conoscono ma che frutta molto, "ci sono persone disposte a pagare migliaia di euro per una buona borsa o una valigia che non si rompa dopo il primo viaggio. E' un lavoro molto particolare che può farvi guadagnare tanto."
Che ne pensate? Sono lavori che potreste fare? Genitori cosa direste se vostro figlio diventasse Meccanico?
A voi la palla!
venerdì 3 maggio 2013
Giovani scrittori crescono: Federico Scolari e il suo racconto "vincente" (prima parte)
Pubblichiamo oggi e nei prossimi venerdì il racconto con cui Federico Scolari, "giovane scrittore" dell'Istituto Leonardo da Vinci di Basiglio (MI), si è aggiudicato il primo posto del Concorso letterario organizzato dal Faes in collaborazione con le Edizioni Ares.
Capitolo 1: "Fare una bella interrogazione, senza farmi prendere dal panico come mi accade sempre. eli98"
Questa era sicuramente Elisa della sua classe, che a ogni interrogazione si agitava così tanto da non riuscire più a parlare, anche se aveva studiato perfettamente.
"Chiarirmi con la mia migliore amica. Fiordilampone97.
Trovare un reale e SUPER FANTASMAGORICO caso eclatante su cui investigare! " Questa era Giulia, non c’era dubbio! Sì, lo stile era proprio il suo. Investigatrice pazza. Il suo nickname diceva già tutto.
"Convincere i miei a farmi partecipare alla gita scolastica”.
Riuscire a farmi apprezzare da LUI."
Come??? Riusc…. Ah ecco, suonava familiare… questa era proprio la sua mail. Il “LUI” in questione era niente meno che Phil… due occhi azzurri come il mare della Sardegna, così trasparenti che tutto ti sembra a portata di mano e invece è lontano e irraggiungibile.
Phil, 15 anni, il migliore amico di Roberto, detto Biro, la persona con cui Chiara andava meno d’accordo sulla terra: suo fratello! Ma a quanto sembrava Phil non la vedeva neanche se non, appunto, come la sorella minore del “mitico” Biro. Per fortuna ci aveva pensato il prof. Rossi a dare una mano al destino. Era stata Chiara, all’ultima riunione del giornalino scolastico, a proporre un articolo per il nuovo numero. L’idea le era venuta leggendo un libro, L’Alchimista: “Quando desideri qualcosa tutto L’universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio”. Avrebbe scritto un articolo sulle aspettative e i desideri quotidiani degli studenti delle scuole Faes… insieme a Phil! Il professore aveva deciso di affiancarle uno studente più esperto. Quello era il secondo anno che Phil faceva parte della redazione del giornalino e con le parole ci sapeva decisamente fare… aveva proprio talento! L’idea di fare un sondaggio tra gli studenti, facendosi mandare una mail all’indirizzo della redazione, era stata sua.
Chiara era determinata a far bene… forse così Phil si sarebbe accorto che anche lei era una ragazza interessante, tanto quanto Virginia, la bionda della II A che gli girava sempre intorno e che a lui sembrava stare tanto simpatica! Mentre Chiara stava per aprire l’ennesima mail, improvvisamente il computer si spense. Ma che caspita stava…! Uscì dall’aula. Tutto il corridoio era al buio. La luce filtrava solo dalle finestre, ed era fredda e bianca come solo Milano sa essere in certe giornate un po’ uggiose.
Non era stata solo la scuola ad avere subito il blackout. La mancanza di corrente aveva interessato una vasta zona della città. In poche ore tutto era tornato come prima, ma l’inconveniente aveva fatto saltare diversi programmi, compiti in classe compresi. Insomma… non era stata poi una così brutta giornata!
A ogni modo, il giorno dopo, la vita al liceo era tornata quella di sempre. Soltanto per Chiara, la giornata era iniziata diversamente: aveva appena ricevuto un messaggino da Phil: “Se ti va dopo domani ci troviamo per l’articolo. Domani non posso, ho la gara di atletica”. Non sapeva neanche che Phil avesse il suo numero! Gliel’aveva dato sicuramente Biro, ma non osava chiederglielo. Suo fratello avrebbe iniziato a tormentarla: “Perché ti interessa così tanto?”, e avrebbe fatto presto due più due. Già si immaginava cosa le avrebbe detto: “Non ti sarai mica presa una cotta per il mio migliore amico, vero? Perché se sì dimenticalo, che lui non ti si fila proprio!”. Ecco, non aveva affatto voglia di una botta di disistima improvvisa. Le piaceva crogiolarsi nel pensiero che Phil avesse chiesto a Biro il suo numero, solo per l’idea di avercelo.
“Gran giorno questo!”. Chiara commentò sarcastica le scarpe di Biro, che come lei stava uscendo per andare a scuola. Suo fratello, dopo mesi di scarpe nere del cattivo umore e grigie della preoccupazione, quella mattina aveva azzardato un paio di scarpe verde speranza. Promettevano bene. Biro la ignorò, con quella grande capacità di ignorare tipica dei fratelli maggiori, le mugugnò un “ciao sister” più o meno gentile e si isolò nel suo mondo fatto di chitarre, bassi elettrici e batterie, coprendosi le orecchie con le sue gigantesche cuffie per ascoltare musica rock e metal di prima mattina. Chiara pensò che, se il buon giorno si vede dal mattino, quella giornata si annunciava interessante.
“E questi? Da dove saltano fuori??” Chiara rigirò tra le mani i due biglietti che aveva trovato sul banco. Chiese a tutte le compagne e persino alla professoressa di latino che aveva alla prima ora. Nessuno sapeva dirle nulla.
“Cosa me ne faccio?”
“Dalli a tuo fratello, no?”, le disse Giulia.
“E’ juventino e questi sono due biglietti per il derby di sabato sera. Ci deve essere un errore”.
“Non c’è un errore. Li hai trovati in una busta con su scritto per Chiara Gatti. Tu sei Chiara Gatti! Sono per te, è evidente. Solo che non capisco chi te li abbia fatti trovare. Tu non sei tifosa”, continuò l’amica, curiosa di capirci qualcosa di più.
Perplessa, Chiara, mise i biglietti in cartella e si preparò alla lezione di latino. Soltanto Giulia sembrava non accontentarsi di quella non-spiegazione e continuava a inviarle bigliettini in lettere greche durante la lezione. “Dobbiamo scoprire chi ti ha regalato quei biglietti e perché!" I loro pensieri vennero interrotti dalle successive parole della professoressa, quelle che a metà ora non ti aspetti.
“Bene, visto che è rimasto ancora un po’ di tempo prima della fine della lezione… interroghiamo!”. Sul volto delle studentesse si dipinse un’espressione di panico. Pochi secondi di tormento e poi… “Beretta”. La scelta era avvenuta. Elisa. Chiara ripensò alla mail di eli98. Il suo era un desiderio che aveva del miracoloso. Elisa balbettava sempre e l’agitazione sembrava seccarle la lingua in gola, ma era una ragazza preparata e nei compiti scritti prendeva sempre voti altissimi. “Iniziamo con un ripasso dei verbi. Coniugami l’indicativo perfetto passivo del verbo moneo ”, disse la professoressa e la guardò incoraggiante. Elisa fece un gran respiro, sapeva la risposta, aveva studiato come sempre. Le amiche la videro chiudere gli occhi e strizzarli qualche secondo, quasi a concentrarsi, e poi partì, come un treno che non si arresta alle fermate programmate. Coniugò decisa il verbo, senza balbettare e arrivò fino alla fine, quasi incredula lei stessa di quel che aveva appena fatto. Si era superata, ce l’aveva fatta! La professoressa sorrise, piacevolmente colpita. Chiara e Giulia si guardarono, stupite. Quella era una giornata strana.
Capitolo 2: Per qualche strano motivo il giorno seguente iniziò alla grande per tutti gli amici ma, arrivati al liceo, il loro sorriso si spense quando entrò il nuovo professore di Italiano. Era un uomo alto, asciutto e pelato, con le occhiaie che gli solcavano le guance e un’aria stanca perenne, che gli dipingeva il viso con un non so che di inquietante. “Buongiorno ragazzi, sono il nuovo professore di Italiano. Come prima cosa vi dico che con me dovrete studiare molto, intesi?” i ragazzi si guardarono con una faccia fra lo stupito e l’inquietato.” Come seconda cosa, sia chiaro che ogni lezione interrogherò due di voi per costringervi a studiare costantemente; che ve ne pare?” Un bisbiglio confuso si levò nell’aula e nessuno rispose alla domanda del professore.- Io direi di cominciare subito- silenzio di tomba – Mmh vediamo… interroghiamo… Chiara e Phil” . Nessuno dei due aveva aperto libro ed entrambi si alzarono tremando dalla loro sedia. Le loro gambe quasi non li sorreggevano tanta era la paura dei due. “ Spero che voi abbiate studiato…” silenzio “ Allora, Chiara, dimmi cosa scrisse Ludo…- TRACK. Un rumore spaventoso e potentissimo pervase l’intera scuola. La luce si spense di colpo e tutti gli alunni gridarono spaventati: panico generale. Gli alunni sembravano delle gazzelle inseguite da un leone e andavano correndo a sbattere di qua e di là su un banco o su un armadietto. La luce non si accese per altre due ore e quando si riaccese nella scuola non c’era più nessuno, né i professori né i ragazzi. Chiara, guardando da lontano disse: ”Proprio quello che avevo desiderato” . La stessa cosa disse Phil, che le stava a due metri di distanza. Chiara sentì l’amico e lo guardò fisso negli occhi, quegli occhi blu gelido che la catturavano sempre e la portavano nel suo mondo, un mondo incantato dove vagavano i suoi pensieri e le sue immaginazioni. “Chiara! Chiara? Mi ascolti?”. “Si certo” e il suo mondo scomparì nella sua mente ”Cosa c’è?” “Quando ci incontriamo per il giornalino?”. “Oh, non so, mi chiami oggi pomeriggio?”. “Va bene, ci sentiamo dopo, ciao!”. “S...si ciao”. Finalmente il sogno di Chiara si era avverato; finalmente Phil le aveva parlato per più di due minuti! –Magari oggi è il mio giorno fortunato- pensò Chiara fra sé e sé, ma non poteva immaginare che dietro quella fortuna c’era un mistero ben più grande.
Capitolo 3: una settimana dopo il secondo black-out, di sera, Phil partecipò alla gara di atletica della scuola; la sua specialità erano i cento metri, proprio quella in cui gareggiava il suo grande idolo Usain Bolt. Quando il suo famoso idolo sfrecciava sulla pista, Phil sentiva un’emozione che gli invadeva il cuore e che si diffondeva in tutto il corpo; per questo il ragazzo ammirava fervidamente Bolt. Era una giornata importante anche per Biro, che doveva suonare prima della gara con la sua band, i Southbay; quel giorno avrebbe dovuto suonare i più grandi successi dei Queen, il suo complesso preferito. Era una tipica serata autunnale, con il vento che frusciava tiepido fra gli alberi e le foglie che volteggiavano fra gli spalti, dove erano riuniti tutti gli amici di Phil. La luna e le stelle splendevano in un cielo terso, privo delle nubi che erano state spazzate via dal vento; la temperatura era perfetta per una grande gara di atletica. Tutto era pronto: i partecipanti si trovavano sui blocchi di partenza e attorno a loro regnava il silenzio più totale; tutti erano concentrati e avevano lo sguardo fisso sulla pista illuminata dalle potenti luci ai bordi del campo di atletica. Qualche secondo prima dell’inizio della gara Biro iniziò a suonare una famosa canzone dei Queen e , al momento del ritornello, venne interrotto da un altro black-out. TRACK! Ancora quello spaventoso rumore di qualche giorno prima. Fischi piombavano giù dagli spalti come macigni e le persone erano impazienti di assistere a quella gara così importante. Questa volta la luce si riaccese quasi immediatamente, come desideravano gli spettatori, e la gara poté iniziare senza problemi. Ormai si erano fatte quasi le 9 e l’aria diventava sempre più fresca, ma ciò non pareva influire sull’entusiasmo dei presenti. Il botto della pistola dell’arbitro scatenò le urla e gli incitamenti del pubblico e gli atleti corsero il più velocemente possibile, con la chiara nuvoletta che usciva dalle loro bocche ansimanti. Phil, determinatissimo, spinse sulle sue gambe più che poté, fino quasi a inciampare sulla ingannevole ma tanto amata pista d’atletica. I suoi muscoli si tendevano sempre di più e la sua mente era libera da ogni pensiero, se non raggiungere il traguardo poco più avanti di lui. Un avversario lo precedeva, ma non era determinato come il nostro amico e, dopo tanto sforzo, Phil riuscì a vincere il testa a testa con l’avversario. Il ragazzo cadde stremato per terra; il terreno era fresco e umido, ma non sembrava influire sulla gioia del ragazzo. Quasi non credeva di essere riuscito nella sua impresa. La sua testa era confusa e il suo corpo stanco, ma era felicissimo nell’udire i complimenti degli amici a bordo pista. Eh già, c’erano proprio tutti: Chiara, Biro, Virginia, Giulia ed Elisa, tutti riuniti per contemplare la vittoria dell’amico. Fra le grida della folla Phil cominciò a pensare che il black-out dei giorni precedenti non fosse un caso perché tutto si svolgeva nell’esatto modo che desiderava: la folla, la pista, i suoi amici, la sua grande vittoria, il sottofondo della band del suo migliore amico con “We are the champions” se li era immaginati per molto tempo.
Capitolo 4: quando i ragazzi si incontrarono il giorno dopo a scuola, era ormai chiaro per tutti che quei black-out dei giorni precedenti non erano un caso. I desideri di tutti gli amici si erano avverati nell’esatto modo che immaginavano e quindi tutti volevano andare in fondo alla questione. “Cosa facciamo?” chiese Chiara, con un’aria curiosa ed impaziente “Sono curiosa di scoprire cosa sta succedendo.” “Anche io” rispose Phil, e Chiara si perse nuovamente in quegli occhi magici. ”Non ne ho idea” ribatté Biro, ancora estasiato per la sua prestazione musicale del giorno prima, che aveva scatenato gli applausi e gli incitamenti del pubblico. ”Io propongo di chiedere a Giulia, la nostra investigatrice pazza” disse Elisa, che si era notevolmente stupita per la grande interrogazione di Latino e ricercò quel mistero nel black-out che ormai era diventato un’abitudine per tutti i suoi amici. Così Giulia venne chiamata a rapporto per risolvere le domande che tutti si erano posti ed, estasiata, iniziò immediatamente il suo lavoro. “Prima di tutto dovremo agire quando le scuole saranno chiuse, cioè durante le vacanze natalizie, perché dovremo esplorare il seminterrato dove si trova il contatore energetico” disse Giulia, con un’aria da Sherlock Holmes, concentratissima sul suo piano “Per adesso non possiamo fare nulla perché il seminterrato è perennemente controllato da Mario, il custode della scuola, che se ci vede sono guai seri. Di conseguenza fino a Natale ci dobbiamo concentrare sullo scuola così dovremo studiare meno per le vacanze, mi raccomando. Tu Phil, studia bene Inglese e Biro dedicati alle altre materie, non solo a Scienze o Matematica! E poi cercate di stare un po’ zitti quando il nuovo prof. spiega i Promessi Sposi”. Il discorso di Giulia fu chiaro per tutti e così al suono della campanella, tanto desiderato dagli alunni di tutto il mondo, tutti ritornarono in classe, con vari pensieri che vagavano nelle loro teste, felici di aver tempo per pensare ai dettagli del piano che li avrebbe portati a risolvere un mistero che nessuno poteva immaginarsi.
Capitolo 5: Le settimane seguenti furono a dir poco esilaranti. Durante l’allenamento di atletica di Phil vi era stato l’ennesimo black-out nella scuola e quando la luce si riaccese sulla pista di atletica correva nientemeno che il grandissimo Usain Bolt, recordman di tutte le specialità olimpiche. Era così simpatico… aveva il sorriso perenne sul volto e rideva e scherzava anche durante l’allenamento che la star svolgeva per i ragazzi. Le ragazze invece videro sfilare nei corridoi sia Selena Gomez, la famosa popstar americana, sia i loro idoli, gli One Direction, la band del momento. La scuola Faes era infatti stata estratta per ospitare le grandi celebrità del momento per insegnare agli alunni i segreti che li avevano resi famosi; era l’occasione che tutti i ragazzi aspettavano da una vita: poter imparare dalle più grandi celebrità tutto ciò che loro desideravano, un sogno ad occhi aperti, insomma. C’erano anche i Pink Floid, grandi idoli del padre di Biro. Che emozione vedere i propri idoli da vicino! Sentire il loro profumo, vicini quasi da toccarli… è un sogno che capita a pochi! Perché tutto questo era successo proprio alla scuola degli amici? Se lo chiedeva tutta la compagnia: “Ormai che sappiamo che il black-out è l’origine di tutti i nostri desideri che si avverano, mi incuriosisco sempre di più” disse Elisa a Chiara “però non sono sicura di riuscire a venire nel seminterrato della scuola perché sto andando maluccio a scuola e la mamma mi ha detto che se non avrò la sufficienza in tutte le materie non uscirò di casa durante le vacanze natalizie” “No, non è possibile! Io mi rifiuto di agire senza un membro della compagnia!” esclamò all’improvviso Chiara “neanche io” concordò Phil “Quindi se hai bisogno di aiuto per studiare, saremo tutti con te!” Disse Giulia, trascinata dall’entusiasmo degli amici; un coro di felicità si levò nel gruppo, ma se solo non avessero tentato di scoprire quel mistero!
Seconda parte in programma sabato 11 maggio.
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