lunedì 18 giugno 2012

Le potenzialità dei ragazzi







Tra i più curiosi e affascinanti siti connessi con l’educazione merita un posto speciale quello di Sarah Cook, una intraprendente mamma di tre ragazzi, che tramite il suo RaisingCeoKids, come a dire “far crescere ragazzi presidenti” intende sostenere e promuovere la pro attività e il talento dei figli, fin dalla tenera età.

Può essere una provocazione, una "americanata" oppure un interessante stimolo dal quale trarre spunti utili: partiamo da qui per parlarne. 

Ovviamente dare spazio al punto di vista di Sarah non vuol dire né sottoscriverlo al 100% né tantomeno che questo sia l'approccio ufficiale (o anche non ufficiale) Faes. 
Vuol dire solo che la considero una interessante stimolazione che merita di essere ascoltata come spunto e offerta di ragionamento. In questo blog intendiamo proporre temi che riteniamo utili per stimolare il dibattito e per ragionare.

Lasciamo dunque la parola a Sarah per capire se e che cosa ci sia di positivo nel suo approccio, molto pragmatico, e che cosa invece stoni nella nostra sensibilità.

Per farci raccontare come è nata questa idea e che cosa può offrire come contributo, ho intervistato Sarah che mi ha fatto dono di un video, come risposta. Lo trovate qui sotto in versione originale inglese. Siamo una scuola profondamente radicata nella internazionalizzazione per cui sono sicuro che tutti potrete vedere e gustare il filmato di Sarah.
E per chi preferisce una versione più nazionale qui sotto trovate la trascrizione di ciò che dice.
Vi lascio con Sarah.


Buongiorno sono Sarah cofondatrice di Raising CEO Kids (RCK), oggi rispondo alle domande di Paolo, che mi arrivano direttamente dall’Italia,
mi rende orgogliosa il constatare che il messaggio di RCK si sta diffondendo nel mondo.
La prima domanda è a proposito del nostro inizio:
abbiamo iniziato 6 anni fa con mio figlio che allora aveva 8 anni, voleva cominciare a vendere su ebay e fece un sacco di ricerche al riguardo. Noi come genitori  eravamo un po’ preoccupati  e quindi abbiamo atteso qualche anno.
Quando ha compiuto 10 anni ha cominciato di fatto a vendere su ebay, il suo margine di profitto era fenomenale e ha imparato molto a proposito di tecnologia e customer service. A 12 anni ha cominciato a riparare computer, sia virtualmente dalla sua camera che materialmente. Adesso che ha 14 anni continua questa attività e ha costituito una rete di persone che lo aiutano a fare video editing.
All’inizio io e mio marito non sapevamo come aiutarlo per le questioni legali e finanziarie, come per esempio se dovesse pagare le tasse. Questi argomenti per noi erano un mistero, ma volevamo aiutarlo a crearsi un business che gli permettesse di guadagnare. Cercavamo le risposte alle nostre domande e ci è venuta l’idea di mettere tutto questo a disposizione di altre famiglie che avessero le stesse esigenze.

Quando avete avviato il sito RCK?
RCK il nostro sito internet è nato circa un anno fa e da allora è cambiato molto, qui potrete trovare interviste ai bambini e ai loro genitori, il parere di esperti, c’è la possibilità di fare direttamente le domande agli esperti e molto altro.

Qual è la mission di RCK?
La mission di RCK è quella di supportare non solo la famiglia, ma anche i bambini della famiglia,

Quale consiglio daresti alle famiglie?
Il miglior consiglio che posso dare alle famiglie è quello di aiutare i figli a scoprire la loro passione e i loro talenti; di indirizzarli  quindi a trasformare la loro passione e le loro capacità in profitto. Credo fermamente che quando si riesce a far capire ad un bimbo che lavorare può essere divertente e redditizio allo stesso tempo, manterrà questo atteggiamento anche da adulto e lo trasmetterà a chi gli sta vicino.
Il consiglio più utile è quindi di scoprire cosa i vostri figli sanno fare bene e trovare il modo di rendere proficua questa loro attitudine.

Quali sono gli argomenti che i genitori cercano in RCK?
Il più discusso spiega come utilizzare le esperienze quotidiane per insegnare ai bambini qualcosa del mondo finanziario, il concetto di leadership e come essere buoni cittadini.
Un altro degli argomenti molto commentati è quello sull’opportunità che i bambini stiano in cucina. E come stare in cucina, e tutti gli altri momenti di vita quotidiana, diano ai figli modo di  imparare “lifeskills” che gli saranno utili nel mondo del lavoro . Quindi guardatevi intorno, pensate a ciò che fate tutti i giorni in famiglia e cercate di introdurre argomenti di conversazione che riguardino la finanza e il mondo del lavoro.

Tre suggerimenti per crescere un figlio come un CEO.
• Capire quali sono le attitudini di vostro figlio e capire come trasformarle in occasioni di profitto.
• Di fronte alle richieste di acquisto per esempio di un giocattolo, non dire semplicemente di no, ma piuttosto:”Come posso aiutarti a perché tu riesca a comperarlo da solo?”.
• Non è una buona cosa rispondere che non possiamo permetterci l’acquisto, è molto più educativo spiegare al figlio che se comincia a guadagnare qualcosa ogni giorno , poi potrà comperarsi quello che desidera.

Dove si possono trovare informazioni a proposito di RCK?
Potete trovare tutte le informazioni sul nostro sito internet  oppure su twitter. Abbiamo anche un canale su youtube:  e potete mandarci una mail con le vostre domande a support@raisingceokids.com .


venerdì 15 giugno 2012

Il mondo del web fuori dalla crisi?


Noi genitori abbiamo paura, inutile nasconderlo: non riusciamo a vedere chiaro nel futuro dei nostri figli. La crisi? Il lavoro? Le sicurezze? Molto diverso il mondo di oggi da quello che Alberto Fedel ne L'era dello squalo bianco (bel libro diventato blog) definiva della trota ("diplomati in ragioneria e trova posto in banca"). Un modo crudo e cinico. Eppure la speranza si può coltivare, perché oggi più che mai l'iniziativa, la caparbietà, la creatività possono costituire la base per il successo. Vogliamo raccontare una storia qui, che parla di proprio di questo, di come a vent'anni sia possibile costruirsi un futuro con le proprie mani. Come facevano i nostri nonni.








Puoi dire che ti sta antipatica, che si sopravvaluta, che ormai ha raggiunto vertici di arroganza esagerati. Puoi. Magari non ci prendi, ma è lecito. Puoi considerarla finita, o prenderne le parti sostenendo un complotto contro di lei, ma non puoi fare meno di considerare che è una che ce l’ha fatta. E con genialità. E arrivando in tutto il mondo.
Perché lì dov’è adesso c’è arrivata con determinazione, volontà, strategia e intelligenza. Ed essere una gran bella ragazza certamente non l’ha danneggiata. Anche se non s’è buttata in politica.
Chiara Ferragni è un personaggio pubblico: in tre anni è passata da navigare nella sua stanzetta a firmare collezioni di moda, sfilare per le principali case e viaggiare tra una presentazione di collezioni e l’altra. In tutto il mondo. Il suo blog bilingue totalizza circa 2 milioni di contatti. Al giorno! Hai voglia a criticarla poi: sembra solo frutto di invidia! Perché puoi anche dire che il blog è banale, noioso, poco brillante. Poi come li giustifichi 1.775.000 click tutti i santi giorni?
Chiara è sotto accusa perché, qualcuno ha scoperto e rivelato on-line, che ha chiesto cifre a quattro zeri per presenziare ad un evento di moda.
Si fa pagare? Quindi non è una blogger dura e pura?
Che cosa c’è di strano? È il suo lavoro! Forse che i blogger che scrivono di marketing lo fanno perché spinti da un irresistibile afflato umanitario avvolto di volontarismo sociale? O non per costruirsi una reputazione e attrarre clienti? E chi scrive di cucina lo fa per placare la fame nel mondo? O per promuovere il suo prossimo libro di ricette?
Ma non è questa la sede per dare giudizi morali che sarebbero anche molto temerari. 

Non voglio qui parlare di lei e della sua vita né proporla come modello esistenziale. 

Qui voglio cogliere una strategia, il percorso professionale che è stata capace di costruirsi, costruendo un personaggio, e ancora di più un lavoro, in poco tempo e in anni intrisi di crisi da spezzare i polsi.
Come c’è riuscita? 
Lo spiega lei stessa, ovvio: dal suo punto di vista, in questo post del suo blog di moda raccontando come è stata selezionata da AmEx per il loro progetto Show Your Potential. Ed è una lettura interessante dalla quale dobbiamo cercare di spremere le giuste idee da applicare, adeguandole e adattandole, alla nostra realtà.
Chiara è un esempio di come la rete possa realmente costituire un trampolino di lancio e di come una sapiente miscela di on e off line aiuti ad avere successo.

La lezione da trarre è semplice e la possiamo riassumere in questi tre punti:

1)   costruisciti una solida reputazione on line prima di monetizzare il successo. Quindi abbi pazienza, lavora per il futuro, che non è così lontano, e non per il presente. La visione miope uccide, il capo alto verso l’orizzonte salva.
2)   Pensa ampio e ambizioso: il mondo non è lontano. Se una 24enne che ha aperto il suo blog il 24 ottobre 2009 (sì, fanno meno di 32 mesi) in piena crisi è riuscita a conquistare il mondo, che cosa non si può immaginare e fare?
3)   Il web bisogna saperlo usare. Come scrive Jovanz74, espertissimo del web e padre dell’esperimento mediatico Gilda35 Chiara Ferragni ha delle competenze sul web broadcasting che fanno spavento”. Oggi è imprescindibile dominare le logiche del web e capirlo per bene: non lo sai fare? Basta scegliere il consulente affidabile che vuoi e le strade sono spalancate.

La crisi si può battere, basta pensare fuori dalla scatola. Aiutiamo i nostri figli a farlo

domenica 10 giugno 2012

I bambini digitali meritano genitori reali





Se vostro figlio è nato tra il 2007 e il 2009, è probabile che abbia già imparato a destreggiarsi con l'iPad anche se non è ancora in grado di allacciarsi le scarpe o di andare in bicicletta. È il destino dei bambini che sin dai primi mesi di vita hanno a che fare con computer e apparecchi tecnologici prima di aver imparato abilità utili nella vita di tutti i giorni.
Un fenomeno in continua crescita quello dei “nativi digitali” (così vengono chiamati) a testimonianza del quale vorrei ripubblicare un post tratto dal blog “La prima volta” di Ilaria Mazzarotta.

La scelta di ripubblicare questo articolo nasce dal senso stesso della rete e di questo blog: suscitare discussioni e promuovere riflessioni. Per giungere insieme a conclusioni che siano il più vicino possibile, umanamente possibile, alla verità. Per questo ci teniamo a sottolineare come la riproposizione di post provenienti da altri blog non implica, ripeto: non implica, approvare incondizionatamente quanto viene scritto. È piuttosto strumento per alimentare quella sana discussione che spesso nasce da una provocazione, altrettanto sana si intende.
Ci aspettiamo i vostri commenti per approfondire il tema che ovviamente vedrà nuovi post nei prossimi giorni. Lascio ora la parola ad Ilaria:

“È chiaro: Tom(maso) è un nativo digitale. Lo sarà senza che abbia scelto di esserlo perché cresce in un mondo in cui la tecnologia ha raggiunto livelli avanzatissimi, e sarà sempre peggio (o meglio?).
Le sue dita sull’iPad scorrono già a perfezione; il mio iPhone sparisce ogni due minuti, e casualmente è sempre in mano sua, vicino al suo orecchio, mentre dice “
‘onto” per imitare il mio “Pronto!“; rubare il mouse del padre è il suo hobby preferito; e lo schermo del computer lo attira più del ciuccio.
C’è ancora oggi chi inorridisce e pensa che i bambini debbano preservare la propria innocenza tecnologica fino a data da destinarsi, ma sono convinta che non ci sia nulla di male.
Qualche tempo fa, quando la mia famiglia è stata protagonista di
un servizio per le Invasioni Barbariche sulle famiglie digitali, sono stata a lungo in dubbio, avevo paura di aver fatto male a esporre mio figlio (poi esporre: lui si vede per pochi secondi rispetto ai quattro minuti e mezzo andati in onda). Poi, come giustamente mi ha fatto notare suo padre, e qualche nostro amico: Tommaso è nato in una famiglia che in, con, su, per, tra e fra la Rete ci vive e – come io un tempo, con un padre architetto, giravo nei cantieri polverosi e conoscevo operai simpatici – lui vedrà schermi accesi sul mondo, leggerà i libri solo sull’iPad e ascolterà la musica sparandola in tutta casa cliccando sul suo iPod (in realtà uno tutto suo ancora non ce l’ha, sia chiaro!).
Tutto questo per dire che i tempi cambiano e per quanto Tommaso ami giocare a palla o correre nel parco, la sua vita avrà a che fare con la tecnologia. E la tecnologia avrà (anzi, ha già) a che fare con lui.
Il primo esempio che mi passa per la mente sono le App per bambini: ogni giorno ne esce una nuova e io le scarico e le tengo da parte per quando saprà giocarci con me.
Perché la cosa importante è non lasciarli soli, i nostri figli. Che si tratti di vita reale o virtuale poco importa, l’unica cosa da fare è non perderli di vista e insegnargli a vivere.
Mio figlio è un nativo digitale, ma la sua vera fortuna è quella di avere dei genitori digitali.
E ciò non significa che siamo due fissati con la tecnologia, ma solo che sappiamo come funziona il web, cosa succede quando si va online e quali sono i rischi che si corrono.
E se la sera io e suo padre giochiamo a
 scarabeo online pur stando sullo stesso divano, non significa che ci siamo dimenticati il resto: come ci si sente quando si tolgono per la prima volta le ruotine alla bici; cosa vuol dire realizzare un veliero con i Lego; quanto sia divertente creare castelli di sabbia, e ancor più distruggerli.
Sono una mamma digitale e ringrazio Skype per aver permesso ai miei, in quel di Roma, di non perdere un istante della crescita di Tommaso; ma sono strafelice all’idea che presto saranno a Milano, per sempre.
Se, da mamma digitale fulltime, posso dare un consiglio a chi digitale ancora non lo fosse, o magari rifiuta di esserlo, è quello di diventarlo, di imparare cosa accade davvero in rete, senza paure ma con grande curiosità: solo così i bambini digitali sapranno diventare adulti reali.”

lunedì 4 giugno 2012

Aggiungi un bielorusso a tavola... anzi tre






In occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie Milano è stata “invasa”  da oltre un milione di pellegrini provenienti da 53 paesi diversi. Ad accoglierli più di 5 mila volontari e 33 mila posti letto, messi a disposizione da 10 mila famiglie milanesi… tra queste pure la nostra!

Ospite di casa nostra una simpaticissima famiglia bielorussa: papà Sergey, mamma Ellyena e la “piccola traduttrice” di casa… -eh ricordatevelo voi un cognome con più consonanti roche che vocali…- la tredicenne Anca (sempre cha abbiamo capito bene il suo nome) Solo lei infatti parla inglese –oddio: parla…. Come una tredicenne diciamo- ed è stata “costretta” ad un intenso lavoro di traduzione italo-inglese-(bielo)russo visto che i suoi di inglese arrivavano a 20 parole in due! Ecco, qualche parolina di italiano che ci ha fatto rischiare l’incidente diplomatico: dopo che la prima parola in lingua tricolore pronunciata è stata “rinogattuso” la confessione, ferale, che avevano acquistato per il figlio quindicenne rimasto a casa causa esami le magliette di Ibra e Inzaghi ha prodotto il desiderio di violente ritorsioni tra cui la peggiore che mi è venuta in mente è stata quella di regalargli le magliette di Shalimov, Gilberto e Vampeta.

La difficoltà di espressione, mediata da un uso quasi napoletano di linguaggio vocale e visuale condito con disegni e schizzi, non ha impedito un continuo dialogo tra tutti noi su temi molto ampi: politica, storia, arte, cibo. Soprattutto cibo.
Abbiamo avuto modo di scoprire molte cose dei nostri nuovi amici: Sergey, appassionatissimo di sport, ci interrogava sulle vittorie mondiali dell’Italia ai Mondiali (convinto fossero 5) e sugli Europei (solo una sigh!) e sul destino di molti calciatori sovietici e bielorussi venuti a giocare da noi Gurenko Alejinikhov….; Ellyena constatava con stupore le numerose differenze tra Milano e Minsk, la loro città: dal clima (ci raccontava di come da loro le case siano dotate di vetri tripli o quadrupli che proteggano dal freddo invernale), al cibo (Mc Donald’s è gettonatissimo non solo tra i più giovani) fino all’efficienza dei mezzi pubblici (e dire che noi ci lamentiamo sempre dell’Atm!).
Sergey, Ellyena e Anca tutte persone di fede che ci hanno fatto sentire una presenza particolare del Signore nella nostra casa.

Condividere questo grande evento, renderlo più nostro aprendoci a quest’esperienza d’accoglienza e sentire di aver contribuito un pezzettino, nel nostro piccolo, ad un momento di grande partecipazione e spiritualità… questo è stato il Family Day 2012!

E voi? raccontateci le vostre storie perché di sicuro ne avrete!

sabato 2 giugno 2012

Milano e.... Vincenzo? No.... e Benedetto!




“In via Cechov, c'è ancora chi ricorda di aver ospitato in casa, ai piani alti dei palazzi popolari, «decine di persone, amici e parenti, perché giù non c'era neppure spazio per camminare». Nella spianata del Gallaratese, che ancora non aveva assunto l'identità del quartiere che è oggi, arrivarono famiglie da tutta la provincia.”
Il 22 maggio 1983, nello spazio dove è poi sorto il centro commerciale Bonola, Papa Wojtyla incontrò mezzo milione di milanesi e celebrò la messa conclusiva di una visita a tappe forzate di tre giorni. Milano aveva dovuto attendere 565 anni per poter salutare il Pontefice.
GPII concesse il bis di lì a poco, il novembre dell'anno successivo.

In questi giorni, 28 anni dopo, il Papa torna nel capoluogo lombardo in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie.
Un’agenda piena di appuntamenti quella che aspetta Benedetto XVI: in serata dal maxischermo di piazza San Fedele sarà possibile assistere in diretta al concerto in programma al Teatro alla Scala, dove il Papa seguirà la Sinfonia numero 9 di Beethoven diretta da Daniel Barenboim.
Sabato, Benedetto XVI celebrerà l'Ora media in Duomo e a seguire visiterà le reliquie di San Carlo.
Sabato, in mattinata, avverrà l'incontro con i cresimandi nello stadio Meazza di San Siro e al pomeriggio l'incontro con le autorità nella Sala del Trono.
Quindi, la Festa delle Testimonianze nel parco di Bresso, prima della messa conclusiva domenica mattina.

Decine di migliaia di famiglie, provenienti da ogni parte del mondo, coloreranno con il loro entusiasmo la grande metropoli lombarda. Milano, la diocesi più grande d’Europa, si vestirà a festa, le sue porte saranno aperte al mondo. Vie, piazze, luoghi di ritrovo, in uno splendido colpo d’occhio a tinte bianco e giallo, racconteranno l’armonia e l’entusiasmo di numerosissimi genitori (con a seguito i propri figli) fieri di prendere parte a questo VII Incontro Mondiale delle Famiglie. 

venerdì 1 giugno 2012

Bravi figli e bravi genitori






Dietro ogni atleta c'è una grande mamma. Così la Procter&Gamble, in occasione delle Olimpiadi, celebra "il lavoro più duro ma anche il più bello del mondo'' con uno spot d'autore che racconta gioie e fatiche di quattro madri, dai quattro angoli del globo, che giorno dopo giorno  accompagnano i figli dai primi passi nello sport ai trionfi olimpici.

Essere una brava mamma e un bravo papà è un compito difficile, perché adulti e bambini sono diversi, e la crescita dei figli richiede un continuo cambiamento da parte dei genitori, alla ricerca di nuovi modi di rapportarsi con loro. Nella società di oggi tutto questo appare più difficile a causa dei cambiamenti che sono avvenuti nella struttura familiare, che non permettono più di attingere ai modelli del passato.

"La maggior parte dei genitori vorrebbe sempre dire sì ai figli – afferma Jesper Juul, terapeuta familiare e autore di diversi libri per genitori - Vogliamo dare loro tutto ciò che è in nostro potere e saremmo pronti a sacrificare la nostra vita per la loro felicità”. Ma i ragazzi cresciuti senza regole possono solo sembrare felici, soprattutto agli occhi dei loro coetanei: può considerarsi fortunato il bambino che va a dormire quando vuole, che mangia solo quello che gli piace, che guarda la tv o gioca con i videogiochi tutto il giorno?
Ad un osservatore distratto potrà sembrare che questo bambino sia effettivamente più contento rispetto a quello che va a dormire alle nove di sera, mangia verdure invece delle merendine, vede la tv solo ad orari prestabiliti… ma non è così, perché i figli non sono in grado di autoregolarsi e di capire cosa è meglio per loro: hanno bisogno che l’adulto metta dei paletti e delinei dei confini precisi.

genitori che vogliono risparmiare ai figli qualsiasi delusione non sono di solito motivati dall'amore ma dal sentimentalismo o dal desiderio di essere considerati un buon padre o una buona madre. Amare vuol dire offrire al figlio ciò di cui ha realmente bisogno per condurre una vita serena. Ecco perché un “no” è spesso la risposta più amorevole che un figlio possa ricevere, benché richieda ai genitori un grosso sacrificio.
L’educazione più efficace si dà con l’esempio che è la principale forma di comunicazione con i propri figli, il che significa che ogni piccola abitudine quotidiana rappresenta per i figli un comportamento da imitare… perché dietro ad un bravo figlio c’è sempre un bravo genitore!